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Covid, in mezza Europa stretta per i no vax

Covid no vax

In un altro sabato di proteste no vax e no green pass, con manifestazioni a Milano, Trieste e Torino, i dati Covid spingono i Paesi europei a una stretta. Così, dopo gli allarmi sulla quarta ondata, la Germania spinge per la terza dose, plaude all’approccio italiano al green pass e teme l’affollamento delle terapie intensive. Mentre in Turingia sono a rischio le cure per i no vax. L’Austria vara il lockdown ma solo per i non vaccinati. La Danimarca valuta il ripristino del green pass e la Gran Bretagna registra un lieve calo dei casi Covid, sempre nell’ordine di oltre 30 mila.

Ma vediamo, con l’aiuto di Adnkronos, che cosa sta accadendo. In Germania scatta l’allarme dopo il dato relativo a 37.120 contagi. Il Paese, che finora aveva ben gestito la pandemia, si prepara a fronteggiare un aumento rilevante di ricoveri: nelle prossime due settimane 400 pazienti verranno ammessi in terapia intensiva negli ospedali secondo le stime del ministro della Salute Jens Spahn.

“Se oggi abbiamo quasi 40mila infezioni, tra pochi giorni tra le 350 e le 400 persone tra quelle infettate verranno ricoverate nei reparti di urgenza”, ha avvertito. Per fronteggiare l’emergenza, la soluzione è sempre la stessa: accelerare con la campagna di vaccinazione e spingere per la terza dose generale. “La dose booster dopo sei mesi deve diventare la regola e non l’eccezione”, ha detto Spahn.

Nel Land della Turingia la situazione appare critica, e l’area potrebbe non essere in grado di garantire cure adeguate ai non vaccinati. I letti di terapia intensiva saranno presto insufficienti perché troppe persone non vaccinate si ammalano gravemente di Covid nella regione, come ha evidenziato il premier Bodo Ramelow. “Non saremo più in grado di garantire a chi arriva in ospedale da non vaccinato che verrà comunque curato qui”, ha dichiarato Ramelow, secondo quanto riporta la ‘Bild’.

Anche l’Austria fa i conti con la quarta ondata. Il paese, con 9.388 contagi, prova la carta del ‘lockdown’ per i no vax. Da lunedì 8 novembre solo i vaccinati o i soggetti guariti da Covid potranno accedere a ristoranti, hotel, eventi culturali e sportivi. E’ prevista una fase di transizione di 4 settimane, con una sostanziale libertà di movimento anche per chi ha ricevuto una sola dose di vaccino e può esibire un tampone negativo.

“Nessuno intende dividere la società, ma è nostra responsabilità proteggere le persone”, ha dichiarato il cancelliere Alexander Schallenberg. “La situazione è eccezionale, l’occupazione delle terapie intensive sta aumentando molto più velocemente del previsto”.

Per raggiungere il posto di lavoro, invece, è ancora prevista la terza opzione legata ad un tampone negativo. La mascherina Ffp2 sarà obbligatoria in tutti i negozi, i musei e le biblioteche. Il green pass sarà valido 9 mesi dopo la seconda vaccinazione: alla scadenza del certificato verde, servirà la terza dose di vaccino per mantenere valido il documento. Il vaccino monodose Johnson & Johnson garantisce il green pass solo fino al 3 gennaio 2022.

In Danimarca, dopo 2.598 contagi, si alza l’allerta e le autorità sanitarie chiedono il ripristino del green pass mentre la situazione si complica negli ospedali. L’aumento dei ricoveri renderà il carico difficilmente sostenibile tra dicembre e gennaio, in pieno inverno. La Danimarca ha sollevato tutte le restrizioni contro il covid il 10 settembre, confidando sull’alto numero dei vaccinati e nella bassa circolazione del virus. Ma i casi hanno cominciato a risalire a metà ottobre.

Anche l’Islanda cambia le regole. Da oggi, 6 novembre, sarà nuovamente obbligatorio indossare le mascherine nei negozi e comunque nelle situazioni nelle quali non può essere garantita una distanza di 1.5 metri.

Poi, da mercoledì, saranno ammessi solo eventi con un massimo di 500 persone invece delle duemila attuali e i locali dovranno chiudere le porte due ore prima di quanto avveniva finora, alle 23, con i clienti fuori entro le 24. Tutti gli adulti over 16, inoltre, potranno fare la terza dose del vaccino: le autorità contano di richiamare circa 160mila persone entro la fine dell’anno.

Non cambia nulla, almeno per ora, in Gran Bretagna. Da Londra arrivano le consuete cifre: 34.029 i contagi e 193 morti, mentre i nuovi ricoveri sono 1.072. Decessi e ospedalizzazioni sono in crescita rispetto alla settimana scorsa, rispettivamente del 12,3% e 3,5%, sottolinea il Guardian, riportando i dati delle autorità sanitarie.

E in Italia? L’obiettivo è arrivare a Natale in sicurezza. Ieri sono stati registrati in 24 ore 6.764 nuovi casi e tasso di positività poco sopra l’1%. “Accelerare sulle terze dosi” è la strategia messa in campo da Palazzo Chigi, mentre Ema e Aifa si apprestano ad approvare le nuove pillole antivirali che promettono di ridurre dell’89% il rischio di ospedalizzazione.

‘Per quanto riguarda le dosi di vaccino siamo in grado sia di completare il ciclo primario sia di procedere con le terze dosi. Abbiamo 9,4 milioni di dosi più la riserva strategica” ha detto il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza coronavirus.

”Sono state superate le 110mila terze dosi, ma il picco – ha riferito – arriverà fra dicembre e febbraio. Siamo in grado di assorbire il picco con l’organizzazione attuale, anche a fronte della razionalizzazione degli hub”. Nello stesso periodo, tradizionalmente, è previsto il picco dell’influenza. Tutto sommato, con la quarta ondata che è stata definita la ‘pandemia dei non vaccinati’, difficilmente le proteste no vax potranno trovare una sponda.

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