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Ssn e la mancata sostenibilità ambientale, l’analisi di Mandorino

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sostenibilità ospedali

Perché la sanità italiana non punta ancora sulla carta della sostenibilità come invece hanno fatto molti altri Paesi in occasione della Cop26 di Glasgow? “Probabilmente non si tratta di mancanza di volontà, ma del fatto che il nostro Paese non è ancora in grado di impegnarsi concretamente in questo senso”, commenta Anna Lisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva.

“Il rinnovamento delle strutture del nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) è iniziato pochi anni fa con le prime azioni a sostegno del loro ammodernamento. Molto sarà possibile anche grazie ai fondi che il Pnrr dedica proprio all’edilizia sanitaria”, nell’ottica di costruire quelle strutture che erogano servizi alla salute sul territorio come ponte tra il cittadino e gli ospedali per acuzie.

“Credo che scontiamo una certa arretratezza sulla consapevolezza del fatto che il nostro Ssn è poco amico dell’ambiente. E non solo in termini di efficienza energetica degli edifici, ma anche dei processi organizzativi che determinano il contenimento dei rifiuti e la loro gestione compatibile con l’ambiente”. Insomma, è necessario superare quel gap culturale che ha portato alla difficoltà per i nostri rappresentanti nel prendere un impegno concreto.

“Non ho dubbi – ci dice Mandorino – che l’Italia possa entrare a far parte di quel gruppo di Paesi che hanno scelto di contribuire a rendere le attività umane compatibili con l’ambiente anche agendo su quelle direttamente collegate alla salute pubblica. Ma non ho idea di quali potranno essere i tempi. Anche perché nel dibattito politico non c’è traccia di iniziative volte ad abbracciare questo tipo di discorso”.

Ma allora cosa servirebbe per trovare quell’energia di attivazione necessaria a mettere in moto le cose? “Occorre approcciarsi a un’azione di sistema che lavori sulle strutture e sui processi. Il Pnrr dedica molte risorse per la parte strutturale e un po’ anche per l’organizzazione interna alle strutture sanitarie. Anche se ad oggi ciò che manca sono azioni concrete da realizzare in tal senso”, con i fondi europei in arrivo dal recovery fund.

Vien da chiedersi allora se, in assenza di una volontà politica volta a rendere più ecologicamente sostenibile la sanità tricolore, qualche spunto non possa arrivare dalla componente civica. “Come Cittadinazattiva stiamo lavorando sul Pnrr per capire come sia meglio utilizzare gli strumenti previsti. Alla luce dell’assenza dell’Italia alle proposte su cui si sono trovati concordi molti Paesi partecipanti alla Cop26, e in virtù del fatto che la nostra realtà è anche un associazione di consumatori, pensiamo di orientare il nostro impegno proprio per stimolare nei cittadini e nelle istituzioni una consapevolezza più diffusa su queste tematiche”. Del resto ogni movimento politico è preceduto da un movimento d’opinione.

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