Google paga i test rapidi ai dipendenti (ma non a tutti)

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Google offre ai suoi dipendenti a tempo pieno che lavorano da casa una fornitura di test istantanei per Covid-19. Ma, allo stesso tempo, i lavoratori a contratto che continuano ad andare in ufficio devono aspettare tempi  più lunghi per ottenere l’esito del tampone.

Come si legge in un articolo su Fortune.com, la società Alphabet consente ai dipendenti statunitensi a tempo pieno e ai loro familiari a carico di richiedere i test Covid-19 all’azienda Cue Health, che consente di avere i risultati a casa in pochi minuti, come emerge in un documento visionato da Bloomberg. I lavoratori a contratto che devono invece presentarsi di persona agli uffici di Google devono fare test molecolari che poi vanno spediti in laboratorio, come emerge da un documento pubblicato su Twitter dal sindacato.

La possibilità di accedere senza problemi a test Covid-19 di alta qualità è diventato un indicatore di disuguaglianze sociali negli Stati Uniti. In mezzo a un’ondata di casi di virus dovuta alla diffusione della variante Omicron, le file per i test si sono allungate in tutto il Paese, mentre le forniture di test casalinghi sono diventate difficili da trovare e i loro prezzi sono aumentati vertiginosamente sul mercato secondario. L’accesso ai test è diventato così complicato che lunedì il presidente degli Stati Uniti Joseph Biden ha richiesto alle compagnie assicurative di coprire il costo dei test a domicilio e ha affermato che il governo renderà presto disponibili gratuitamente 500 milioni di tamponi.

I dipendenti di Google godono da tempo di una serie di vantaggi di cui i lavoratori a tempo determinato, che sono tanti e forse anche di più, devono invece fare a meno. Quelli a contratto, ad esempio, non possono richiedere un monitor aggiuntivo per computer tramite l’intranet di Google e non ricevono azioni Alphabet come parte del loro compenso. Negli Stati Uniti, quel divario ora si estende alla loro salute.

“Abbiamo molte opzioni di test, da fare casa o in presenza, disponibili gratuitamente per i nostri dipendenti e membri di tutta la forza lavoro, inclusi i lavoratori temporanei e a contratto”, ha affermato un portavoce di Google in una nota. La società ha spiegato che la fornitura di test aiuta ad alleggerire l’attuale pressione sulle richieste sul sistema pubblico.

La casa madre di Google, Alphabet, impiega direttamente oltre 150.000 persone. L’azienda non rivela il numero totale dei lavoratori a tempo determinato o a contratto.

Google invia ai dipendenti un dispositivo Cue e 10 test molecolari rapidi da effettuare a casa, che costano 949 dollari per i consumatori e sono generalmente considerati più accurati di un test antigenico, poiché possono rilevare piccole quantità di materiale genetico del virus. Secondo una fonte, il personale a tempo pieno che non è tenuto a essere presente può richiedere fino a 20 test aggiuntivi al mese per sé e per i propri familiari di età pari o superiore a 2 anni attraverso un portale interno. Sono dipendenti che possono lavorare da casa a tempo indeterminato.

Secondo un documento esaminato da Bloomberg, invece, alcuni dei lavoratori dei data cenetr, che includono personale a contratto e temporaneo, possono avere test rapidi monouso da 75 dollari. Google ha affermato che possono accedre anche ai test Cue però in loco, non a casa. Tutti i lavoratori possono effettuare test in presenza quando si trovano nei principali uffici nella Baia di San Francisco, New York e Seattle, raccontano due persone che hanno familiarità con la situazione, ma che hanno chiesto di non essere identificate.

Ashok Chandwaney, ingegnere informatico di Google e membro del comitato esecutivo dell’Alphabet Workers Union, ha affermato che tutti i dipendenti meritano lo stesso trattamento per il lavoro che svolgono.

“La risposta diversificata di Google in merito alla protezione dei suoi lavoratori e delle loro comunità è eclatante, ma non sorprendente”, ha affermato Chandwaney in una nota. “Google fa affidamento su una forza lavoro a due livelli per negare alla quasi maggioranza dei propri dipendenti la retribuzione, i benefici e i diritti che meritano al fine di riempire le tasche di una manciata di dirigenti e investitori”.

L’articolo originale è su Fortune.com

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