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Aifa: cosa c’è dietro l’addio della Commissione oncologica

Aifa

Aifa ancora in piena bufera. Dopo la riforma (tuttora incompiuta) e l’agitazione dei dirigenti dell’Agenzia italiana del farmaco senza riconoscimento delle peculiarità del contratto di lavoro al pari dei colleghi del ministero della Salute, è la volta delle dimissioni della commissione oncologica. Ma andiamo con ordine.

L’Aifa aveva espressamente chiesto all’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) di segnalare alcuni oncologi disponibili a partecipare alla formazione di una commissione con compiti esclusivamente consulenziali per la valutazione delle nuove molecole oncologiche. “Dopo mesi di interlocuzioni, a gennaio di quest’anno la commissione finalmente si insediò, presieduta dal professor Massimo Di Maio”, racconta a Fortune Italia il presidente di Aiom Saverio Cinieri. “Ci aspettavamo di essere convocati da Aifa – continua – ma questo finora non è mai accaduto, nonostante le numerose sollecitazioni inviate all’Agenzia”.

Il risultato è stato una netta presa di posizione dei membri della commissione, che si è dimessa in blocco. Lasciando di fatto Aifa e la Commissione tecnico scientifica nelle condizioni in cui sta operando ormai dall’era post Nello Martini. Cioè prendendo decisioni sulla valutazione delle nuove molecole per uso oncologico senza l’ausilio della “consulenza clinica degli specialisti che ogni giorno lavorano per aiutare le persone con tumore e che hanno il reale polso della situazione”, spiega Cinieri. Che ricorda come gli oncologi fossero coinvolti nei processi decisionali relativi alle terapie per i trattamenti oncologici quando alla guida dell’Agenzia c’era, appunto, Martini.

Poi questa prassi si era persa. Ma la richiesta di supporto scientifico era stata ripresentata ad Aiom proprio da Aifa lo scorso anno. Risoltasi purtroppo con un nulla di fatto sul piano operativo. Probabilmente a causa della riforma Aifa ancora in corso, che non permette di prendere decisioni.

Il tutto con gravi ripercussioni sia sul piano di accesso al farmaco che su quello delle opportunità di investimento per il sistema Paese. Come chiarisce Cinieri: “La criticità di decidere sui farmaci oncologici senza avere il polso della situazione della clinica è grave. Oggi andiamo verso l’oncologia di precisione, che sta dando risultati importanti. Oggi ad esempio sapere grazie alla consulenza dei clinici che una molecola indicata per un tipo di tumore può essere usata anche per trattare dei sottogruppi di pazienti con un altro tipo di tumore può fare la differenza nella possibilità di dare accesso ai farmaci migliori ai pazienti che maggiormente ne possono trarre beneficio”. In altri termini si crea un nodo di mancata appropriatezza prescrittiva e terapeutica.

Quanto alla questione degli investimenti, Cinieri è ancora più tranchant: “Spesso le case farmaceutiche che sviluppano le nuove terapie in ambito oncologico sono delle multinazionali. Che, stante la situazione, si chiedono come sia possibile l’impossibilità di ottenere ad esempio un expanded access nel nostro Paese. Mentre la cosa è più semplice in altri contesti. E conseguentemente fanno le opportune riflessioni sull’opportunità di continuare a investire in Italia in ricerca e sviluppo o anche nella ricerca clinica”.

La situazione tra Aifa e Aiom pare oggi arrivata a una fase di stallo. Difficile dire se e quando si sbloccherà. Chiosa Cinieri: “L’unica reazione dell’Agenzia alle dimissioni della commissione oncologica è stata una comunicazione del presidente Giorgio Palù, che si dice rammaricato”. Aiom ha dato piena disponibilità a riprendere il dialogo e fare un passo indietro, a fronte di un mea culpa di Aifa. La palla è ora nella metà campo di via del Tritone. Ferma.

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