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Giacomo Urtis, il caso del dermatologo tra social e deontologia

Giacomo Urtis

Molti di voi avranno letto qualcosa sul ‘caso Giacomo Urtis‘, il dermatologo con un master in medicina estetica segnalato dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate all’Ordine dei medici di Sassari (e non solo), per aver postato foto e video senza veli o in pose hot sui social.

Una vicenda che tocca temi delicati, come appunto decoro e deontologia professionale, ma anche libertà di espressione del proprio pensiero e della propria sessualità. E che dimostra ancora una volta come i social network possano rivelarsi un territorio scivoloso per i ‘camici bianchi’.

Le tappe della vicenda

Il caso, ricostruito da Adnkronos Salute, nasce da una segnalazione di Manuel Ruggiero dell’Associazione Nessuno tocchi Ippocrate (con quasi 50mila follower solo su Facebook) che – come suggerisce il nome – da anni accende i riflettori sui diversi social media sugli episodi di aggressioni e violenze ai danni di medici e operatori sanitari. Questa volta, però, al centro della segnalazione c’è un collega accusato di ledere l’immagine della professione medica.

“Non si tratta di chiamare in causa le scelte o gli orientamenti sessuali – precisa Ruggiero a Fortune Italia – ma di ricordare che indossiamo un camice, siamo medici e dobbiamo rispettare il Codice deontologico”. Anche nel caso delle comunicazioni via social. Così Ruggiero, medico del 118, ha prima segnalato i post e i video di Giacomo Urtis al presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) Filippo Anelli, poi si è rivolta all’Ordine di Sassari dove è iscritto il collega e quindi ha segnalato la vicenda anche all’Ordine di Napoli. “Adesso – aggiunge – dovremo aspettare i tempi burocratici per un pronunciamento”.

Medici e social

Facebook, Instagram e TikTok sono territori insidiosi per i ‘camici bianchi’. Per cercare di  ‘sminarli’ sono state presentate di recente delle “Raccomandazioni sull’uso di social media, di sistemi di posta elettronica e di istant messaging nella professione medica e nella comunicazione medico-paziente”, elaborate da Eugenio Santoro, insieme a Guido Marinoni, Guerino Carnevale, Francesco Del Zotti per conto del Gruppo di Lavoro “Information and Communications Technology” della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Medici e social media, netiquette per ‘camici bianchi’

Si tratta di una sorta di netiquette (un insieme di regole informali di buon comportamento sul web) per i medici star della Rete, ma anche per quelli che si limitano a usare i social media come semplici naviganti. Che si possono riassumente con questa indicazione: rispettare, anche sui social così come nella vita reale, i principi del Codice di deontologia medica  Evitando in ogni modo di veicolare fake news.

Medici e deontologia

“E’ proprio una questione di deontologia – ribadisce Ruggiero – Non vogliamo il medico sui social sempre in camice, ma è importante che l’atteggiamento sia decoroso. Noi stessi siamo una pagina social, per cui monitoriamo questi spazi. Tanto che in passato abbiamo segnalato persone che facevano inaugurazione di locali con ambulanze a sirene spiegate. In questo caso abbiamo visto i TikTok del collega Urtis, abbiamo verificato e ci siamo imbattutti in video e scatti equivoci. Ecco, vorrei ricordare che se si accetta di essere un personaggio pubblico e un professionista, si hanno particolari responsabilità”.

“Poi c’è anche un altro tema: bisogna distinguere tra dermatologi e chirurghi plastici ed essere chiari quando si parla della propria specializzazione”. Ecco anche perchè “abbiamo interpellato Anelli: rappresenta i medici di tutta Italia e volevamo una presa di posizione anche da parte sua”.

La replica

“Esiste un Giacomo con il camice, ed un Giacomo senza camice. E su questo non ci deve essere alcun dubbio – scrive Giacomo Urtis sui suoi profili social – In un’epoca in cui si parla di diritti, di matrimoni gay, di politically correct, di adattamenti di film, di fate turchine che diventano uomini gay di colore, è un po’ sconfortante che non sia ancora ben chiaro quale sia il confine tra pubblico e privato. Ma il punto non è questo: sarebbe troppo semplice. Piuttosto vorrei capire se questo fantomatico ‘politically correct’ viene applicato solo in quei contesti in cui è facile farne uso”.

La posizione della Fnomceo

“Come Federazione nazionale degli Ordini non abbiamo giurisdizione sui singoli iscritti, solo sui presidenti”, ha precisato ad Adnkronos Salute Filippo Anelli che, interpellato sulla vicenda, precisa: “La segnalazione ci sta. E va verificata”, nel senso che “il tema del decoro professionale è materia di Codice deontologico”.

Le sanzioni disciplinari previste dalla legge vanno dall’avvertimento, alla censura,
alla sospensione dell’esercizio professionale fino alla radiazione dall’albo. “Ora non ci resta che attendere. Ma vorrei dire – conclude Ruggiero – che dopo un evento del genere si deve rientrare nei ranghi, altrimenti noi continueremo a segnalare”.

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