Antibiotico resistenza, gli italiani hanno le idee confuse (ma i batteri no)

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Quanti di voi hanno usato un antibiotico solo perché pensavano sarebbe stato utile e lo avevano in casa? Ebbene, in barba a dati e campagne di informazione, ancora oggi un italiano su 2 non ha mai sentito parlare di antibiotico resistenza e il 46% ricorrerebbe a questi farmaci anche per infezioni virali.

Eppure si tratta di medicinali presenti nelle case: il 74%  ha utilizzato antibiotici negli ultimi dodici mesi, e di questi il 56% lo ha fatto per infezioni del tratto respiratorio superiore, come mal di gola/faringite, laringite e tonsillite. A ‘fotografare’ la confusione degli italiani su questo tema è la ricerca sull’utilizzo degli antibiotici da parte degli italiani svolta da Iqvia in collaborazione con Reckitt in occasione della Settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici dal 18 al 24 novembre 2023.

Il fenomeno negli ospedali

Forse non è un caso, allora, che in Italia negli ospedali restino alte le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici rilevate nei microrganismi ‘sorvegliati’. Cresce leggermente la prevalenza dei pazienti con una infezione correlata all’assistenza negli ospedali per acuti, mentre cala dopo il picco pandemico quella nelle terapie intensive, in base ai dati resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità al convegno “L’antibiotico-resistenza in Italia: stato dell’arte e risultati delle rilevazioni 2022-2023″.

“La raccolta di dati affidabili è il primo passo indispensabile per la risoluzione di qualunque problema medico, e questo vale a maggior ragione per fenomeni complessi come le infezioni correlate all’assistenza e la resistenza agli antibiotici”, ha affermato il commissario straordinario dell’Iss Rocco Bellantone, convinto dell’importanza di aumentare la consapevolezza del problema tra gli operatori sanitari e continuare a fare rete per migliorare l’implementazione del Piano Nazionale di contrasto”.

“Il tema della resistenza agli antibiotici non riguarda solo la salute umana, ma va visto in un’ottica ‘One Health’ – ha ricordato il direttore generale dell’Iss Andrea Piccioli – Una prova ulteriore di questa necessità vie e dai risultati preliminari del progetto ‘Sea Care’, coordinato dall’Iss con la Marina Militare. I nostri ricercatori a bordo dell’Amerigo Vespucci e di altre navi della Marina nel corso dei loro campionamenti hanno trovato i geni della resistenza in acque del Mediterraneo, dell’Oceano Atlantico, del Golfo Persico e persino dell’Oceano Artico”.

I bug nel mirino

Nel 2022 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza in generale si mantengono elevate. Tuttavia, per alcune combinazioni patogeno/antibiotico, in particolare Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, si continua ad osservare un andamento in diminuzione rispetto agli anni precedenti (dal 33,2% nel 2015 al 24,9% nel 2022), mentre per Enterococcus faecium resistente alla vancomicina si osserva un continuo e preoccupante trend in aumento (la percentuale di isolati di resistenti alla vancomicina è passata dall’11,1% del 2015 al 30,7% nel 2022).

I dati della sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi condotta dall’Iss mostrano che nel 2022 sono stati diagnosticati e segnalati circa 3.000 casi, soprattutto in pazienti ospedalizzati. Nel 2022 l’incidenza dei casi segnalati è in aumento rispetto al 2021 (quando erano 2396).

Cosa sta accadendo

A questa sorveglianza, coordinata dall’Iss e condotta dall’università di Torino, hanno partecipato 325 ospedali di 19 Regioni/Province autonome. In totale, sono stati raccolti dati su 60.404 pazienti.

Considerando tutte le infezioni ospedaliere, incluse quelle da Sars-CoV-2, la media della prevalenza di pazienti con Ica nei singoli ospedali era dell’8,8%, mentre nella precedente rilevazione del 2017 era dell’8,1%.

Su un totale di 6.340 Ica registrate, le più frequenti erano le infezioni del basso tratto respiratorio (19,18%), infezioni del sangue (18,83%), infezioni delle vie urinarie (17,09%), Covid-19 (16,23%), infezioni del sito chirurgico (10,53%).

Una curiosità: in Italia dal 2021 è attiva la Sorveglianza nazionale del Consumo di Soluzione Idro-Alcolica per l’igiene delle mani in ambito ospedaliero. Ad oggi sono stati raccolti i dati relativi agli anni 2020, 2021 e 2022 da rispettivamente 13, 11 e 16 Regioni/PP.AA. Ebbene, nel 2022 si riscontra una ulteriore riduzione dei consumi mediani nazionali di soluzione idroalcolica, arrivati a 15,63 litri/1.000 Giornate di degenza ordinaria, contro 20,66 nel 2021 e 24,47 nel 2020 a fronte di uno standard di 20 litri/1000 giornate di degenza.

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