21 Maggio 2019

Life sciences: un ponte Italia-Usa

Attilia Burke

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Una lettera di intenti che spiana la strada alle piccole e medie imprese italiane che operano nelle Life Sciences. Direzione: Stati Uniti. Più precisamente, Boston in Massachusetts. A stringere il patto che getta le basi per creare un ponte tra Italia e Usa sono i vertici delle associazioni di categoria: così Confindustria dispositivi medici stringe la mano alla ‘corrispettiva’ americana MassMedic. Nella cornice di Palazzo Parigi a Milano, a dare vita all’incontro a cui hanno preso parte anche MassBio, il Massachusetts life sciences center (Mlsc) e Farmindustria, è Alira Health, la società globale di consulenza specializzata nell’healthcare, con headquarter a Boston, e il cuore italiano.

Ad abbattere ogni cliché sull’impossibilità per le pmi e start-up nostrane di reggere la concorrenza che si eleva in modo particolare quando l’idea di internazionalizzarsi punta oltreoceano, sguardo rivolto a Ovest, sono proprio i colossi Usa: “siamo entusiasti all’idea di dare vita a partnership con le imprese italiane”, afferma Luba Greenwood, board member di MassBio e Strategic business development and corporate venture a Verily, a Google company. “Siamo alla ricerca di innovatori, nell’ambito della diagnostica, dei dispositivi medicali, e in campo biofarmaceutico”, aggiunge.

La voglia di “supportare le startup è grande”, rincara la dose Brian Johnson, presidente di MassMedic, che invita le imprese italiane a credere nel Massachusetts come terra di investimento. Un invito che, i vertici dell’industria italiana dei dispositivi medici, non hanno tardato a cogliere per fornire un volano alle realtà di categoria che vogliono allargare i propri orizzonti. “Ad oggi il mercato italiano dei dispositivi medici vale 11,2 mld”, spiega Daniela Delledonne, Vice president di Confindustria dispositivi medici. “Benché negli ultimi anni l’export, che equivale a 5,1mld, sia cresciuto al ritmo del 4,6% anno dopo anno, putroppo nel complesso non è un mercato che sta crescendo. Abbiamo quindi firmato questa lettera di intenti, proprio per aiutare le imprese italiane a fare un salto e a entrare nel mercato americano”.

Un terreno particolarmente fertile negli Usa sul fronte degli investimenti nelle Life Sciences è proprio il Massachusetts: “circa il 15% di tutti gli investimenti che il governo degli Stati Uniti ha fatto nel settore è arrivato dritto a Boston”, spiega Travis McCready, presidente e ceo del Mlsc, che ha poi sottolineato come la no profit utilizzi questi grossi importi per finanziare centri di ricerca, dai laboratori del Mit a quelli di Harvard, e non solo.

E lo sa bene il ceo di Alira Health, Gabriele Brambilla. Lui che da Milano è partito a 29 anni per raggiungere Boston, dove la sua azienda ha trovato terreno fertile e ha spiccato il volo. “Era il 2010, al picco della crisi, e tutti mi sconsigliarono di andare in America per la spietata competizione che avrei trovato. È vero. La competizione c’è. E il mercato è fortemente regolamentato nelle Life Sciences. Ma questo può diventare un punto di forza sul quale fare leva”.

A distanza di 9 anni, la sua esperienza personale diventa un esempio virtuoso di italianità che all’estero ce l’ha fatta. Architetto dell’incontro tra i vertici di categoria nelle Life Sciences, ora Brambilla sogna di vedere questo ponte solidificarsi e diventare percorribile per tante altre realtà: “in Italia l’innovazione c’è perché c’è la preparazione tecnica. Manca il collegamento con il business. Ed è qui che subentra Boston. Lì la disponibilità economica c’è. Possiamo portare l’Italia a Boston? No, ma possiamo creare un ponte. Non politico. È l’industria stessa che deve sviluppare quel ponte attraverso le associazioni di categoria. Oggi il primo passo”.

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