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Vaccini, la via stretta dell’azione legale contro Pfizer

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domenico arcuri invitalia coronavirus

I tagli nella distribuzione dei vaccini all’Italia da parte di Pfizer (29% in meno questa settimana) non sono andati giù al governo che, prima attraverso il commissario straordinario Domenico Arcuri, e poi il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, ha annunciato di voler avviare azioni legali nei confronti dell’azienda farmaceutica statunitense. Una via che tuttavia, secondo quanto riferiscono fonti ben informate, appare assai stretta, sia per ragioni di tipo tecnico, che di merito.

 

L’ipotesi più accreditata, allo stato, è quella di una causa per il risarcimento del danno. Ma sembra difficile che l’Italia possa avviarla autonomamente, si spiega, perché a stipulare i contratti di fornitura con Pfizer per conto degli Stati membri è stata la Commissione europea, che quindi dovrebbe essere la sola legittimata ad agire nei confronti dell’azienda americana. Un’eventuale azione dovrebbe quindi passare per la Commissione. A complicare il quadro c’è poi il fatto che, a quanto si apprende, le clausole dei contratti riservati stipulati con Pfizer prevedono che il tribunale competente a dirimere eventuali controversie sulle forniture sia quello di Bruxelles e che la legge da applicare sia quella del Belgio, il Paese dove ha sede lo stabilimento di Puurs da cui proviene la maggior parte delle dosi destinate all’Europa.

 

C’è poi la questione di merito. Quello di Pfizer può essere considerato un inadempimento? Allo stato non è affatto chiaro se la decisione dell’azienda americana di tagliare la quantità di dosi da consegnare all’Italia sia stata dettata o meno da cause di forza maggiore. In caso di risposta affermativa, sostenere con successo le ragioni dell’Italia in un’eventuale azione legale sarebbe arduo. Al riguardo, ieri l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, ha fatto sapere che i disguidi e gli slittamenti nelle consegne sono dovuti al fatto che l’azienda sta cercando di aumentare la produzione e, a fronte dei molti ordini ricevuti, non ha avuto la possibilità di fare scorte di materie prime.

 

Alla luce di questi elementi sembra difficile che le “azioni legali concordate” da intraprendere con urgenza che il ministro Boccia ha annunciato ieri, nel corso di un incontro con le Regioni, a cui il governo ha chiesto di avviare un’azione collettiva contro Pfizer, possano approdare a un qualche esito, o perlomeno non in tempi brevi. Di certo c’è che a meno di venti giorni dall’inizio della campagna vaccinale vera e propria, a fronte dei tagli ai rifornimenti annunciati da Pfizer, il governo è stato già costretto a rimettere mano al piano presentato in Parlamento a inizio dicembre dal ministro della Salute Roberto Speranza. Una decisione obbligata, dal momento che l’azienda farmaceutica non avrebbe fornito garanzie concrete che dalla settimana prossima si torni alla normalità, limitandosi a promettere, in una nota, che si riprenderà con il “calendario iniziale di distribuzione all’Ue a partire dalla settimana del 25 gennaio”.

Animaaa
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