Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
Galapagos

Rich face e braccia da pipistrello, come cambia l’estetica

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
estetica

Labbra carnose, zigomi pronunciati, parti del corpo esposte e, anzi, ostentate. La ‘Rich girl face’ è un nuovo trend che sta spopolando tra ragazze e ragazzi molto giovani, che frequentano gli studi di medicina estetica con un obiettivo ben preciso: assomigliare sempre di più ai canoni di bellezza percepiti secondo la moda del momento, quella diffusa tra i personaggi più popolari, i cosiddetti Vip.

La bellezza sta cambiando, e la medicina estetica viene vissuta sempre più spesso come una procedura per assomigliare ai personaggi ‘social’. E se genitori e giovanissimi sembrano aver accettato serenamente questo fenomeno, sono i medici estetici, che vivono la situazione dall’interno, a interrogarsi. Soprattutto pensato ai pazienti più giovani, come gli adolescenti e i giovanissimi fino ai 24 anni che sono sempre più condizionati dai social media.

“Le cose sono cambiate: mentre fino a pochi decenni fa si tendeva a nascondere i trattamenti di medicina estetica, adesso si pensa a quest’ultima come ‘medicina del benessere’ intesa soprattutto come possibilità di curare la propria immagine”, ha spiegato il presidente della Società italiana di medicina estetica (Sime), Emanuele Bartoletti, nel corso del congresso nazionale che si tiene in questi giorni a Roma

Il modello estetico sono i social media: labbra carnose, zigomi pronunciati, un corpo da esporre e esibire. L’aumento volumetrico delle labbra è l’intervento più richiesto in medicina estetica dalle giovani donne, ma anche il botulino preventivo per le rughe o l’aumento delle aree zigomatiche sono interventi molto gettonati.

“Non si può e non si deve andare dal medico estetico con la lista della spesa, esattamente come non si va da un cardiologo con la richiesta di un farmaco – ammonisce Bartoletti – ogni medico deve erogare terapie ai pazienti sono se ne hanno bisogno, se c’è una indicazione clinica. Altrimenti è come andare al mercato. E chi accontenta i pazienti in maniera acritica non è un medico estetico, è un venditore di prestazioni. La medicina estetica è medicina perché non può prescindere da una diagnosi, e la terapia ne consegue: il medico tratterà solo i difetti o le anomalie presenti e il suo e vostro obiettivo deve essere gemello del risultato più naturale possibile senza cambiare o stravolgere nessuno”.

Nel mirino delle pazienti meno giovani, invece, c’è la la lassità cutanea delle braccia – le cosiddette braccia da pipistrello – la formazione di rughe e micro-rughe e discromie cutanee (macchie).

Lo stile di vita influisce moltissimo sulla comparsa di questi inestetismi, in genere vengono rilevati dopo i 40 anni. La prevenzione è efficace se il paziente bada bene ad un’alimentazione ricca di frutta e verdura, un’attività fisica ben controllata, l’eliminazione del fumo dalla quotidianità e gli eccessivi dimagrimenti.

Fra i trattamenti meno invasivi contro le braccia da pipistrello annoveriamo i massaggi connettivali e con il vacuum oppure trattamenti tipicamente da medicina estetica, come la biostimolazione con e senza aghi e i fili biostimolanti.

Tantissime le novità del Congresso Sime, come la terapia combinata con biostimolazione senza aghi associata a carbossiterapia per i più giovani e i protocolli con fili bio-stimolanti combinati tra loro. I trattamenti sono accessibili a tutti, in quanto non eccessivamente onerosi, ovviamente variano da caso a caso e in base alle necessità del paziente e la durata del trattamento può variare, anche se in media dura circa un anno.

Fra le novità in medicina estetica di cui si è parlato al congresso c’è poi il ‘lifting liquido’. Una procedura non invasiva, perché si tratta di ottenere un riposizionamento dei tessuti molli verso l’alto, agendo sulla struttura ossea.

Liquid lifting significa, quindi, riempire con un filler – acido ialuronico o idrossiapatite di calcio – per riportarli in tensione i legamenti zigomatici o mandibolari, che con l’invecchiamento si ammorbidiscono e si rilassano. Poi aumentare i volumi ossei per cercare di riempire un poco quel ‘sacchetto svuotato’ e riportarlo verso l’alto – per esempio sullo zigomo o sulla mandibola, appunto – e poi riempire, ad esempio, proprio quella parte che si trova davanti all’orecchio, dove c’è una struttura abbastanza importante, la fascia parotidea, che se riempita e gonfiata leggermente riporta in alto tutti i tessuti della parte intermedia del viso, quella della guancia, per intenderci.

Riempire l’osso significa aumentarne il volume, mettendo del filler sulla sua superficie per aumentarne la ‘prominenza’. Una tecnica ‘nuova’, con filler già in uso. L’unica cosa cui bisogna prestare attenzione è che c’è un limite a questa operazione: “Non possiamo continuare a ‘sollevare tessuti’ riempiendo progressivamente la faccia delle persone, perché così si rischia quello che si vede sempre più spesso in giro: visi ‘strapieni’ per sollevare i tessuti quando questi, però, sono ormai scesi troppo”, avverte Bartoletti.

Non è facile indicare qual è l’età giusta per il liquid lifting: ci sono visi già invecchiati a 30 anni causa di dimagrimenti eccessivi o cedimenti precoci, come donne che a 60 anni stanno benissimo perché dotate di zigomi prominenti che non facilitano il cedimento dei tessuti.

Ma se lo smartworking ha messo il collo in primo piano, il sogno di un ‘collo da cigno’ deve far i conti con l’invecchiamento, che spesso lascia a questo livello i suoi segni in maniera più precoce che in altre parti del corpo.

Ecco dunque i consigli delle esperte per migliorare le cosiddette collane di Venere, il collo ‘da tartaruga’ o ‘da tacchino’, il collo tecnico (o da webinar) e il collo ‘ansioso’.

Ma di che si tratta? Le ‘collane di Venere’ possono essere presenti in età molto giovane e di solito vengono ereditate: sono quelle linee sul collo che, di solito, hanno anche mamma e nonna. L’invecchiamento, invece, è dovuto all’età e si tratta di accumulo di grasso locale e rilassamento dei tessuti. Colpisce soprattutto gli uomini e già prima dei 40 anni. Per questo, si richiede una maggiore prevenzione.

Il ‘collo tecnico’ (o da webinar), invece, è un fenomeno abbastanza nuovo che si è notato soprattutto con il Covid-19 e l’aumento delle ore che ci tengono impegnati in posizioni da scrivania, al pc oppure al cellulare. La postura sbagliata ha inciso moltissimo sul collo, dando vita a questo fenomeno.

“La prevenzione – spiega Carla Scesa, docente di Cosmetologia all’Università di Siena – è fondamentale soprattutto in una zona delicatissima del nostro corpo. Bisogna, infatti, curare il collo sin da subito. Già dai 20 anni, è necessario prestare attenzione. L’ideale sarebbe allungare sul collo la crema idratante che si mette sul viso e per le donne anche sul décolleté”.

“Con il passare degli anni, bisogna prestare maggiore attenzione al collo e passare ai ‘trattamenti-collo’ specifici con creme ad hoc o con i device, cioè delle maschere che, applicate localmente, aiutano a prevenire l’invecchiamento. In cosmesi, tra i metodi di prevenzione efficace da annoverare c’è sicuramente l’attenzione alle linee di massaggio per il collo – dall’interno verso l’esterno e dal basso verso l’alto – e la pulizia dell’area collo con prodotti altamente specifici anche se ben tollerati”.

Ma a volte c’è bisogno di un trattamento più energico per contrastare il collo da ‘tacchino’ o da ‘tartaruga’, regalo degli anni che passano. “Per contrastare quelle due ‘corde’ verticali (dovute alla contrazione del muscolo platisma) che si formano nella parte centrale del collo, conferendo un aspetto teso e ansioso – spiega Loredana Cavalieri, chirurgo plastico e consigliere della Sime – si può ricorrere all’infiltrazione di pochissime unità di tossina botulinica lungo le cosiddette bande platismatiche, per indurne il rilasciamento”.

“Un’altra metodica, introdotta di recente anche per il collo, è il cosiddetto Endolift, un raggio laser a diodi, emesso dalla punta sottilissima di una fibra ottica (più sottile di un ago) che viene inserita nel derma superficiale, subito sotto la superficie cutanea. Questa metodica sfrutta l’effetto termico del laser per creare una lieve retrazione del derma (effetto ‘tightening’ o di tiraggio), che crea un ‘lifting’ dall’interno, stimolando allo stesso tempo la produzione di neo-collagene da parte dei fibroblasti. L’effetto si manifesta a partire da un mese dopo il trattamento e dura almeno 12 mesi”.

Infine in estate “non dimentichiamo mai di proteggere il collo dal sole applicando filtri solari ad alta protezione – commenta Bartoletti – La medicina estetica può fare molto con terapie mirate come peeling, radiofrequenza, filler, biostimolazione, laser endodermici, ma la cosmesi e la prevenzione rimangono capitoli importantissimi”.

TTG
pfizer health
Milteny Banner 1
Milteny Banner 2

Leggi anche

I più letti