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Boggetti (Confindustria DM), Vera sfida investire bene Pnrr

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Boggetti

“La priorità è investire bene e non ritrovarci a sprecare le risorse del Pnrr. Anche perché l’Italia è settultima nella capacità di spendere i finanziamenti europei. E questo per colpa di burocrazia, disorganizzazione, incapacità di fare un progetto che abbia un valore. I soldi noi li abbiamo presi perché il nostro primo ministro si è speso personalmente nei confronti dell’Europa. Ma dovremo spenderli bene. E per farlo ci sono tanti nodi aperti, ancora da sciogliere”. Il monito arriva dal presidente di Confindustria Dispositivi medici, Massimiliano Boggetti, che in una lunga chiacchierata punta i riflettori su uno dei grandi mali dell’Italia, la burocrazia. “Occorre semplificare, ma davvero però”.

Quanto alla digitalizzazione e al rinnovamento del parco tecnologico ospedaliero, previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, “restano diverse questioni aperte: l’infrastruttura di rete è omogenea sul territorio? C’è poi il nodo della formazione del personale sanitario dei territori più remoti, chi li forma? E gli anziani – si chiede ancora Boggetti – sono in grado di usare nelle loro case dispositivi tecnologici avanzati? Quanto al capitolo del rinnovo del parco tecnologico, noi abbiamo un sistema di Hta abbandonato da anni, ma come sceglieremo l’innovazione da finanziare?”.

C’è poi la questione degli acquisti: “Sarà la Consip a comprare tecnologie per tutta Italia? Abbiamo detto che le centrali di acquisti servivano in un momento in cui occorreva risparmiare, adesso le usiamo per fare un grande investimento per una rivoluzione tecnologica di qualità?”. Si tratta di temi nodali, rivendica Boggetti.

Per il numero uno di Confindustria Dispositivi medici serve un cambio di passo della politica. “Manca una visione strategica. Non possiamo affrontare la sfida del Pnrr con vecchi schemi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione”.

Nel frattempo a che punto siamo con la pandemia? “Non siamo più in una pandemia, ma in un’endemia – sostiene Boggetti – E una delle cose che ricordo quando parlo con la parte politica, è che noi stiamo utilizzando per il controllo di una situazione endemica strumenti pandemici. Ritengo, tra l’altro, che alcuni nodi importanti non siano stati risolti per quanto riguarda i vaccini, o il green pass”.

“Dobbiamo capire che ci vorrà tempo prima che il virus venga debellato, è molto giovane ed ha un’alta frequenza di mutazioni. Se lo si lascia circolare diventa un problema. A fronte di tutto ciò, le scelte sono confuse, la comunicazione lo è ancora di più e la popolazione non è messa in condizioni di tornare a una vita non dico pre-pandemica, ma almeno di convivere in sicurezza con il virus”.

“E questa mancanza di strategia preoccupa – ribadisce Boggetti – In questi mesi non si sono potenziati i mezzi pubblici, non si sono impostati lavori per assicurare una ripresa della scuola in sicurezza. Non abbiamo sfruttato i mesi in cui Covid ha rallentato per porre le basi per riportare la popolazione a vivere, magari ancora con le mascherine, il distanziamento e il lavaggio delle mani. Invece abbiamo sentito dire che è tutto finito, per poi scoprire che non lo è. Ecco, questo per me è disarmante”.

Boggetti è estremamente critico nei confronti di quanti ostacolano, ad esempio, il ricorso ai test sierologici per valutare la presenza di anticorpi nei soggetti guariti o nei vaccinati. “La realtà è che occorrerebbe una campagna ad hoc, in primis sui fragili e gli immunodepressi, perché non basta essersi vaccinati, ma bisogna essere certi di avere sviluppato anticorpi protettivi“. In ogni caso la ricerca non si è fermata, “e stanno arrivando anche test in farmacia per valutare questo aspetto”.

Se all’inizio non si trovavano mascherine e respiratori, come è andato l’anno di pandemia per il settore? “Il comparto ha sofferto molto: per via dei mancati interventi effettuati, delle protesi non impiantate, degli screening saltati e così via. Ci sono state invece delle aree che, grazie alla loro capacità innovativa, sono riuscite a produrre tecnologie per Covid-19 supportando il servizio sanitario. Ma anche per queste aziende – avverte Boggetti – il momento è stato difficile: hanno dovuto gestire una iperproduzione con tutte le regole anti-Covid, e con il costo delle materie prime schizzato alle stelle. Il mercato, insomma, si è mosso a macchia di leopardo. E nell’insieme il 70% delle nostre imprese ha dovuto accedere alla cassa integrazione“.

Quanto al reshoring e all’esigenza di rinforzare la produzione ‘made in Italy’, “ad oggi stanno arrivando molti finanziamenti da parte dell’Europa, ma ancora una volta in Italia le cose non sono semplicissime. Recentemente il Mise ha emanato uno strumento per rinforzare la produzione domestica nel settore dei vaccini e dei dispositivi correlati a Covid, ma poi il tema resta la capacità di accedere attraverso, i contratti di Invitalia, a strumenti che sono molto rigidi”.

Uno dei nodi è il taglio degli investimenti: “Servono almeno 20 milioni di progetto, e solo il 40% è finanziato. Non è poco, ma devi trovare imprese che abbiano 12 milioni da investire di tasca propria in progetti di espansione. Poi ci sono i tempi: l’Europa spinge perché questi finanziamenti vadano ad aziende che concludano i lavori di espansione entro giugno 2022. Però la burocrazia italiana è complessa, ecco perché mi preoccupo per i tempi. La semplificazione è davvero il grande nodo: il rischio è che, con le regole attuali, finisca per diventare tutto impossibile”, avverte il presidente di Confindustria Dispositivi medici.