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Così Covid ha spinto il welfare aziendale

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La storia del welfare aziendale nel nostro Paese non riguarda più solo le grandi aziende, ma sempre di più l’intero tessuto imprenditoriale, fatto da 660mila piccole e medie imprese. Questo universo produttivo è stato interrogato per la sesta volta, dal 2016, con una percentuale crescente di adesioni (erano 2000 le aziende che hanno aderito al questionario, quest’anno sono state più di 6000) e di buone pratiche (erano poco più del 9% quelle che manifestavano attività di welfare in azienda, oggi sono il 21%).

Il Rapporto Welfare Index Pmi è giunto alla sua sesta edizione. L’iniziativa promossa da Generali Italia consente di scattare una fotografia aggiornata su quello che Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines, ha definito “una storia di successo”.

Oltre l’analisi quantitativa emerge una indicazione forte: il welfare aziendale genera impatto sociale. Nella scorsa edizione era emerso con forza che il welfare aziendale faceva bene alle imprese: il tasso di redditività risulta doppio rispetto alla media, nelle imprese ad alta performance di welfare. Quest’anno c’è una considerazione in più, che deriva anche dalla lunga stagione di emergenza sanitaria. Le piccole e medie imprese italiane hanno avuto un ruolo centrale nell’affrontare l’emergenza Covid-19 ed è aumentata la consapevolezza del loro impatto sociale attraverso iniziative di welfare aziendale. Oggi le Pmi sono fondamentali per la ripresa e rinascita del Paese e le loro strategie di welfare aziendale sostengono le priorità del Pnrr: salute, donne, giovani, famiglie e comunità.

Enea Dallaglio, partner di Innovation team, la società del Gruppo Cerved che ha condotto l’indagine, ha segnalato le misure specifiche di impatto che emergono dalla ricerca. Le imprese che fanno più welfare aziendale sono quelle con minori incidenti sul lavoro, sono quelle con un maggior numero di donne al vertice, sono quelle con la maggior crescita occupazionale, sono quelle dove i giovani trovano più spazio per crescere. Ma potremmo continuare con gli esempi.

La sintesi è che il welfare aziendale si è rivelato – soprattutto nella stagione del Covid – uno strumento di investimento strategico per le aziende, anche oltre il perimetro dei dipendenti, ma sempre più rivolto alla comunità e al territorio di riferimento. L’impresa, attraverso la cultura del welfare aziendale, ha riscoperto il proprio ruolo sociale, la propria responsabilità sociale. “Nell’acronimo Esg – ha rammentato Lucia Sciacca, direttore Comunicazione e sostenibilità di Generali Italia e membro del comitato Welfare index Pmi – è emersa con forza la “S” della responsabilità sociale, non solo ambiente, non solo governance, i driver della sostenibilità si ritrovano tutti nel ruolo sociale delle imprese”.

Secondo il Rapporto 2021, il welfare continua a crescere nelle Pmi: oltre il 64% delle piccole e medie imprese italiane ha superato il livello iniziale. In 6 anni le imprese con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del 2016 all’attuale 21%.

Il Rapporto ha messo in evidenza che per affrontare la pandemia le imprese hanno attuato numerose iniziative di welfare aziendale: in ambito sanitario, dai servizi diagnostici per il Covid-19 (43,8%) ai servizi medici di consulto anche a distanza (21,3%) a nuove assicurazioni sanitarie (25,7%); nella conciliazione vita-lavoro, con maggiore flessibilità oraria (35,8%) e nuove attività di formazione a distanza (39%) e aiuti per la gestione dei figli e degli anziani (7,2%); a sostegno dei lavoratori e delle famiglie, con aumenti temporanei di retribuzione e bonus (38,2%) e sostengo nell’educazione scolastica dei figli (4,8%); ma anche offrendo contributi alla comunità esterna, come donazioni (16,4%) e sostegni al Sistema Sanitario e alla ricerca (9,2%). La gran parte di queste iniziative sono tuttora in corso e per il 42,7% delle imprese sono strutturali e permanenti. Inoltre, emerge che il 54,8% delle imprese che hanno inserito il welfare nella strategia aziendale ha registrato ritorni positivi sulla produttività. Guardando al futuro 2 imprese su 3 intendono rafforzare l’impegno sociale verso i lavoratori (67,5%) e verso gli stakeholder esterni: la comunità locale e la filiera produttiva (63,1%).

Sono 105 le imprese Welfare Champion 2021 che hanno ottenuto le 5 W del rating Welfare Index PMI. Storie straordinarie di imprese che si sono impegnate su temi rilevanti per il Paese. Si tratta delle realtà caratterizzate da numerose iniziative in diversi ambiti del welfare aziendale, capacità gestionali e impegno economico-organizzativo elevati e impatti sociali significativi sulle comunità interne ed esterne all’impresa.

Quest’anno Welfare Index PMI promuove il valore del welfare aziendale anche in Europa con la partecipazione alla prima edizione di SME EnterPRIZE, l’iniziativa di Generali che premia e valorizza i migliori esempi di business sostenibile sviluppati dalle piccole e medie imprese europee. Durante l’evento internazionale, che si terrà a Bruxelles il 28 settembre alla presenza di rappresentanti delle istituzioni europee e dei media, sarà inoltre presentato il White Paper sull’integrazione dei principi di sostenibilità nelle PMI europee, sviluppato da Generali in collaborazione con SDA Bocconi. Allo SME EnterPrize potranno partecipare tutte le 105 aziende italiane Welfare champion.

Nel corso della giornata di presentazione del Rapporto è intervenuto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che in un confronto con Marco Sesana, ha riconosciuto l’importanza della crescita del welfare aziendale, riconoscendo la bontà della linea – tracciata nel 2016 dal Governo Renzi – per ampliare gli spazi di defiscalizzazione per i benefit rientranti nelle azioni di welfare in azienda. “C’è un welfare di prossimità che viene sempre meglio rappresentato dalle iniziative delle imprese e dal loro riferimento alle comunità e ai territori – ha detto il ministro – integrando le politiche di welfare pubblico statale, che resta irrinunciabile e che deve essere sempre meglio coordinato con quello privato”.

Il tema del welfare integrato pubblico-privato è stato ribadito anche da Maurizio Stirpe, vice presidente Confindustria per il Lavoro e le relazioni industriali, nel corso della tavola rotonda che ha visto protagonisti anche gli altri soggetti aderenti all’iniziativa: Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura; Gaetano Stella, presidente Confprofessioni; Dario Bruni, delegato del presidente Confartigianato al Lavoro e bilateralità; Maurizio Grifoni, presidente Fondo FON.TE Confcommercio. Stirpe ha anche sollecitato le organizzazioni sindacali a manifestare un atteggiamento meno ondivago e più coerente sulla diffusione del welfare aziendale, imputando a loro qualche ritardo e qualche mancata opportunità in questi anni.

Marco Sesana ha concluso: “In questo nuovo contesto ancora caratterizzato dal Covid-19, attraverso Welfare Index Pmiabbiamo osservato come le imprese abbiano agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie, dando vita a un nuovo welfare di comunità. Le imprese hanno dimostrato che il welfare aziendale oggi può e deve uscire dall’azienda. Guardare non solo ai dipendenti e famiglie, ma includere e creare valore per fornitori, territorio e comunità. Il maggior numero di iniziative intraprese sostengono le priorità del Pnrr sui grandi asset del Paese con un impatto su: salute, donne, giovani, famiglie e comunità. Questo oggi ci conferma che il welfare, oltre ad essere strategico per la crescita delle imprese, sarà leva per la ripresa sostenibile del Paese”.

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