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Vaccini, terza dose a 45 mila italiani. Il ‘caso dei medici’

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Mentre la campagna anti-Covid procede, con il 77,73 % della popolazione over 12 che ha completato il ciclo (41.984.465) e l’83,08% che ha fatto almeno una dose, sono 45.278 gli italiani che hanno fatto la terza dose di vaccini (il 4,86 % della ‘fetta’ di popolazione destinata, al momento, a riceverla).

E proprio sulla terza dose ci sono state polemiche nelle scorse ore, dopo l’ultimo pronunciamento del Comitato tecnico scientifico sugli over 80, i pazienti delle Rsa e gli operatori sanitari.

Fra questi ultimi, dunque medici e infermieri, la priorità andrà ai più a rischio, ma la terza dose di vaccini sarà poi estesa a tutti, come ha precisato ieri il portavoce del Cts Silvio Brusaferro. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità è intervenuto per fare chiarezza, dopo le preoccupazioni espresse dal presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici), Filippo Anelli.

“Infettivologi, oculisti, medici di famiglia, operatori del Pronto soccorso che lavorano in un porto di mare sono tutti uguali, niente distinzioni, hanno il diritto di essere difesi nella professione. Se ci mettono dietro i cittadini fragili va anche bene. Purché quando tocca a noi non si faccia il tu sì tu no“, aveva detto al Corriere della Sera Anelli.

Insomma, “i sanitari a rischio sono tutti, ognuno ne ha uno proprio”. E dunque, ha ribadito Anelli, “può avere un senso partire da quelli più esposti, come quelli che lavorano nei reparti Covid” ma poi la terza dose va estesa a tutti perché “garantisce la riduzione del rischio e aiuterebbe la categoria a continuare a lavorare in serenità”.

Ricordiamo infatti che proprio gli operatori sanitari sono fra i vaccinati della prima ora. E i monitoraggi avevano rilevato nelle ultime settimane un lieve aumento dei contagi proprio fra medici e infermieri.

Intanto resta aperto un interrogativo: dovremo fare tutti la terza dose, un po’ come sta già facendo Israele? Gli scienziati (non solo quelli italiani) non sono concordi, e l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) non si è ancora pronunciata. La buona notizia è che l’efficacia dei vaccini anti-Covid per prevenire forme gravi, ricoveri e decessi, resta alta.

Come spesso è accaduto in questa pandemia, ogni Paese sembra procedere per sé. E la linea italiana – proteggere con la terza dose da subito i più fragili e i più esposti al rischio di contagio – sembra improntata al buonsenso e alla cautela, in attesa di nuovi dati ed evidenze sulla durata della protezione vaccinale.

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