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Bellezza liquida e social, ma aumentano i danni del fai da te/VIDEO

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Nei lunghi anni della pandemia la medicina estetica non si è fermata. “Può sembrare strano, considerato che abbiamo coperto a lungo il viso con le mascherine, ma negli anni di Covid in realtà abbiamo lavorato moltissimo: per i pazienti la medicina estetica è stata una sorta di via di fuga, possibile anche grazie alla maggiore disponibilità economica legata alle mancate spese causa lockdown, chiusure e misure anti-Covid”. Parola di Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica, riunita a congresso a Roma fino al 15 maggio.

Naturalmente la pandemia ha influito sulle richieste, “che si sono concentrate su labbra e occhi: negli ultimi due anni le domande di blefaroplastica sono aumentate del 30%”, segnala l’esperto. E se le labbra sono rimaste coperte per anni dalle mascherine, questo non è accaduto sui social. Come ha segnalato Nadia Fraone, segretario generale Sime, ormai “social media e passione selfie ispirano mode e trend di bellezza “che approdano sempre più spesso nello studio del medico estetico. Quello delle pazienti che arrivano a studio chiedendo interventi e procedure per assomigliare all’influencer del momento è un fenomeno, per certi versi sconcertante, al quale assistiamo sempre più spesso. Si va sui social, si sceglie un look, come fosse un vestito, e poi si va dal medico estetico con la foto alla quale si vorrebbe assomigliare”.

Bellezza da social – Nel nuovo catalogo dei desideri “il must assoluto sono le labbra voluminose, dalle Russian lips, grandi e molto gonfie, alle labbra a ciliegia, con la parte centrale particolarmente accentuata”. Una soluzione che “per una persona ‘normale’ che magari la mattina va a lavorare in ufficio, potrebbe non essere una scelta adeguata”.

Non solo: “Un’altra moda che sta prendendo piede soprattutto negli Usa è quella delle ‘fossette’ sulle guance”. Queste vengono ottenute con la cosiddetta ‘dimpleplasty’ che si esegue in un ambulatorio chirurgico in anestesia locale, rimuovendo dall’interno (cioè dalla bocca) un po’ di grasso e muscolo al centro della guancia, e suturando con un filo la parte. Attenzione però: “Se si digita ‘dimpleplasty’ su Google o sui social – ricorda Fraone – vengono fuori numerosi post e pagine; al contrario, digitando ‘dimpleplasty’ su PubMed (il repository delle pubblicazioni scientifiche indicizzate) vengono fuori sono due studi, uno dei quali dedicato agli effetti indesiderati di questo intervento”. Non sempre, insomma, quello che viaggia sul web ha un corrispettivo sul piano scientifico.

Poi c’è la passione per la guancia scavata. “Mutuata da dive e modelle in mostra su Instagram, consiste nella rimozione della bolla di Bichat, in pratica la pallina di grasso che rende ‘paffute’ le guance”. Asportando la ‘bolla’ si ottiene una guancia scavata, ‘asciugata’, che mette ancora più in evidenza lo zigomo. Mezz’ora in anestesia locale e, con una piccola incisione (1 cm circa) e si porta via il piccolo accumulo di grasso. Anche in questo caso i rischi non mancano, dalle infezioni all’interno della bocca, a lividi e rigonfiamenti del volto, fino ai più impegnativi: problemi di masticazione, danneggiamento delle ghiandole salivari e dei nervi faciali (con possibile perdita della sensibilità della guancia), asimmetria del volto.

Quanto allo sguardo, che in pandemia l’ha fatta da padrone, l’ultimo trend di bellezza consiste negli occhi da volpe (foxy o hunter eyes). “Una moda che fa inorridire i popoli orientali (che al contrario gli occhi se li fanno operare per renderli di forma arrotondata, all’occidentale appunto)”. Sono molte le dive (e i divi) che chiedono di modificare la forma dell’occhio, rendendola più allungata, a mandorla, con la ‘coda’ all’insù, verso l’alto. “Non è necessario l’intervento chirurgico – spiega l’esperta – lo stesso effetto può essere ottenuto con dei ‘fili’ speciali che sollevano la coda dell’occhio, ‘appendendola’ alla parte superiore dell’arcata periorbitaria. Un altro escamotage, più di appannaggio dell’estetista, è di radere la parte finale del sopracciglio, sostituendola con un tatuaggio estetico per ‘sollevarla’ verso l’alto”.

Ma il gioco vale la candela? “Il messaggio che vorremo dare alle persone – afferma Fraone – è che non si va dal medico estetico come se si andasse al supermercato o in un negozio di vestiti. Tutte queste procedure sono atti medici (o chirurgici) che possono essere gravati di effetti indesiderati e che non necessariamente aggiungono qualcosa all’estetica del volto (anzi è spesso il contrario). I social non possono essere negati, né ignorati. Ma chi utilizza i social deve essere consapevole del fatto che le promesse di risultati facili attraverso un trattamento, magari a basso prezzo, non sempre rispondono a realtà. Più spesso si finisce col diventare quello che non si voleva diventare, senza riuscire più a tornare indietro”.

“La medicina estetica deve correggere dei difetti o degli inestetismi reali e diagnosticati, non cambiare i connotati – commenta Bartoletti – Chi lo fa dietro richieste dei pazienti non è un medico estetico. Anzi: non è neanche degno di essere chiamato medico. Non possiamo, se seguiamo il nostro codice etico, stravolgere il viso dei pazienti solo perché la moda lo richiede. Evitate medici che lo fanno”.

Anche perché negli ultimi tempi, segnala il presidente Sime “abbiamo visto aumentare le richieste di intervento per danni da filler autoinflitti: i pazienti acquistano acido ialuronico o altre sostanze online, e poi se le iniettano seguendo le indicazioni dei tutorial sul web”. Con tutti i rischi del caso. “Nella mia struttura al Fatebenefratelli di Roma iniziamo a vedere almeno un paziente al mese con danni legati al fai da te”.

Le novità – “Anche la bellezza, insieme a tanti altri aspetti della nostra vita, sta diventando più liquida. La novità dal punto di vista farmacologico di questo periodo è infatti la tossina botulinica liquida, una formulazione diversa  – spiega Bartoletti – già diluita e pronta all’uso (non va ‘ricostituita’ come le precedenti e questo evita errori di dosaggio), che ha un’azione precisa, rapida (i risultati cominciano ad essere visibili già dopo 24 ore e durano fino a 6 mesi) e potente. È disponibile in siringhe dall’ago molto sottile, che consentono di erogare quantità fisse di tossina ad ogni ‘click’, ruotando lo stantuffo, per rilasciare in modo preciso e accurato le unità di tossina desiderate. È approvata come tutte le altre per il trattamento delle rughe glabellari, quelle verticali sopra la radice del naso, nello spazio tra le sopracciglia”.

C’è poi il liquid lifting. I risultati migliori con il filler non si ottengono più iniettando grandi quantità nel volto, come purtroppo si è fatto in passato. “Al contrario – assicura Bartoletti – attraverso lo studio dell’anatomia si è cercato di individuare i ‘trigger point’ del volto, rappresentati dai legamenti (strutture che ancorano il derma all’osso), dando sostegno ai quali con l’iniezione di filler, si riesce ad avere un discreto risollevamento dei tessuti. È ovvio che questo effetto ‘lifting’ è abbastanza valido solo se i tessuti sono ‘leggeri’, come accade nei soggetti magri. Quando, con l’invecchiamento, l’osso e il sottocutaneo si riducono di volume e i legamenti si ‘allungano’ un po’, i tessuti del volto tendono a ‘cadere’; ma iniettando piccole quantità di acido ialuronico (o altri filler come l’idrossiapatite di calcio) in questi legamenti si riesce a rimetterli ‘in tensione’. I vantaggi sono quelli di ottenere un buon risultato, senza ‘trasformare’ la paziente”.

La lotta alla gravità. I fili rappresentano anche a distanza di 20 anni dalla loro introduzione nella pratica clinica, sempre una valida indicazione. “Abbiamo dedicato alla terapia di sospensione con i fili una sessione intera del congresso, per mettere a punto le indicazioni e l’identikit del paziente ideale per queste metodiche, ovvero quello che ha un cedimento iniziale dei tessuti, di grado minimo-moderato, con tessuti né troppo pesanti (perché i fili non ce la farebbero a risollevarli), né troppo magri (perché se il sottocutaneo è troppo sottile si rischia che i fili si vedano)”. Ci sono naturalmente delle piccole novità anche in questo settore, limitate però ad alcuni accorgimenti tecnici come i gancetti che ricoprono i fili di sospensione per aggrapparlo al derma, disposti a spirale tutto intorno al filo che offrono sospensioni più durature e migliorative.

Collo e decolleté. “Il ‘trattamento’ migliore per quest’area – afferma Bartoletti – resta la prevenzione perché tutte le terapie di medicina estetica hanno effetti limitati in questa zona difficile da trattare. Biostimolazione e fili di sospensione o di biostimolazione, possono essere usati, ma solo in fase veramente iniziale perché la fibrosi che vanno a creare i fili consenta di mantenere il più a lungo possibile adesi i tessuti superficiali a quelli sottostanti, prevenendone lo scollamento che porterà poi inevitabilmente al cedimento. In caso di lieve cedimento a livello di bordo mandibolare e collo, la tecnica endolift ha confermato di essere sicura ed efficace. Si tratta di una fibra ottica che viene inserita al di sotto del derma, che attraverso una luce laser crea delle piccole retrazioni a livello subdermico, che hanno la capacità di riattacare i tessuti superficiali a quelli profondi, migliorando i cedimenti”

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