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Natalità, per Organon il rilancio passa dalla salute della donna

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Il rilancio della natalità in Italia è ancora possibile, a partire da una nuova attenzione alla salute della donna a tutte le età. Una priorità per il Paese, considerato l’impatto che l’inverno demografico avrà nei prossimi decenni anche sul Pil italiano.

A richiamare l’attenzione su questo aspetto è Organon, azienda farmaceutica globale dedicata alla salute femminile in ogni fase della vita, che nel primo anniversario del lancio della propria attività si è confrontata con istituzioni, società scientifiche, associazioni di pazienti e media, nel corso di un evento dedicato alle grandi sfide socio-sanitarie dei prossimi anni.

In questa occasione Organon ha presentato la strategia Esg (Environmental, Social, Governance) Her Promise, finalizzata a sostenere le donne e le ragazze di tutto il mondo nelle loro aspirazioni di benessere e mettere a disposizione una proposta di valore innovativa a tutela della loro salute e in coerenza con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Cardini della strategia di sostenibilità sono un più ampio accesso alla contraccezione, per evitare 120 milioni di gravidanze indesiderate nel mondo entro il 2030, lotta alle disparità ed equa rappresentanza di genere anche all’interno dell’azienda, dove è donna quasi il 50% dei dipendenti e il 65% del leadership team, insieme all’obiettivo “emissioni zero” nei principi dell’economia circolare.

“Sono stati 12 mesi di grande impegno ma anche molto stimolanti e di grande soddisfazione, nei quali abbiamo raggiunto l’obiettivo di essere l’azienda leader nella salute riproduttiva della donna anche grazie a importanti accordi di partnership che ci permetteranno di rispondere con efficacia a molteplici bisogni di salute al femminile non ancora pienamente soddisfatti – ha affermato Alper Alptekin, presidente e amministratore delegato di Organon Italia – La salute della donna è un potente indicatore di prosperità di un Paese e volano di benessere sociale e crescita economica e siamo orgogliosi di averla scelta come nostra area terapeutica prioritaria, in una visione ampia che la considera come epicentro della salute di tutta la comunità e la vede quindi connessa anche con le grandi sfide collegate alla cronicità e alla sostenibilità”.

Il tema della natalità e della fertilità ha importanti ricadute a livello socio-economico. Il trend di continua decrescita demografica potrebbe determinare nel 2070 un’importante diminuzione del 32% del Pil. L’emergenza Covid, che ha indotto circa due coppie su tre a rinviare il progetto di una gravidanza o addirittura a rinunciarvi (Osservatorio Giovani), ha acuito il problema, innescato da fattori di lungo periodo: la mancanza di una corretta pianificazione familiare, la scarsa informazione sulla contraccezione e le difficoltà legate all’accesso tempestivo ai percorsi di fertilità e di procreazione medicalmente assistita.

“Il crollo delle nascite in Italia – ha detto Nicola Colacurci, presidente Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia – è legato a motivazioni sociali ed economiche e alla carenza di tutele della famiglia che inducono le giovani coppie a rinviare, a volte in maniera indefinita, la decisione di avere un figlio. Se si vuole riuscire a invertire questa tendenza bisogna che i diversi attori, incluse le Società scientifiche, vadano ad agire su diversi piani e aspetti come per esempio, una maggiore informazione sulla capacità riproduttiva della donna in rapporto all’età, sugli stili di vita connessi con la sfera riproduttiva, l’implementazione di servizi sociali, l’interruzione del percorso lavorativo della donna durante la gravidanza, la facilitazione di accesso a tecniche avanzate di procreazione assistita e il supporto sociale ai primi mille giorni”.

I dati di una recente analisi dicono che nel nostro Paese una gravidanza su 4 non è pianificata e il 50% di queste esita in un’interruzione volontaria di gravidanza, con i conseguenti effetti importanti sulla salute psicofisica della donna. “Pesano soprattutto la carenza di informazioni sulle possibili scelte contraccettive e la quasi totale assenza di programmi educazionali sull’argomento, che limita l’accesso alla contraccezione e il suo uso consapevole, mentre è in aumento l’impiego della contraccezione d’emergenza che già nel 2018 ha portato 548.684 donne a farne uso”, sottolineano da Organon.

Così l’Italia – come rivela l’ultimo Atlante Europeo della Contraccezione redatto dall’European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights – si posiziona al 22° posto in Europa per accesso e informazione alla contraccezione.

Secondo la ricerca ‘Lo stato dell’arte e i bisogni di formazione e informazione delle donne italiane in area contraccezione’ – condotta da DoxaPharma su un campione di 1.000 donne italiane tra i 18 e i 40 anni e presentata nel corso dell’evento – una italiana in età fertile su tre non ha mai chiesto al proprio ginecologo informazioni sulla contraccezione, mentre il 48% si è informata attraverso Internet.

Lo scarso ricorso alle tecniche che favoriscono la fertilità è l’altra faccia del percorso a ostacoli verso un’adeguata pianificazione familiare, che penalizza le donne nelle loro scelte di vita: 1/3 dei trattamenti di Pma è eseguito in coppie in cui lei ha più di 40 anni, diminuendo notevolmente il tasso di successo dei trattamenti (che passa dal 21,6% per le pazienti con meno di 35 anni al 4,1% per quelle con più di 43 anni).

Insieme alla diminuzione della natalità, l’invecchiamento della popolazione è il fattore che disegna quella “piramide rovesciata” caratterizzata dalla prevalenza nella popolazione di persone in età avanzata (in Italia un quinto della popolazione è over 65).

Al tema della cronicità si associa quello della sostenibilità, per garantire cure di qualità a tutti i pazienti che ne hanno bisogno e al tempo stesso ridurre gli oneri finanziari a carico della sanità pubblica.

“La pianificazione familiare in Italia continua a essere un problema privato delle coppie e soprattutto delle donne. I consultori sono andati via via diminuendo di numero, riducendo progressivamente l’organico. Inoltre, sappiamo che i giovani hanno poche informazioni sulla sessualità e sui metodi contraccettivi e che sarebbero invece desiderosi di ricevere informazioni da esperti. Con questi presupposti non bisogna meravigliarsi se in Italia una gravidanza su 4 è imprevista o indesiderata, ed esita in circa la metà dei casi in un’interruzione volontaria di gravidanza a cui ricorrono, nel 62% dei casi, donne di età compresa tra 25 e 40 anni”, ha sottolineato Rosetta Papa, ginecologa e docente all’Università Federico II di Napoli.

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