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Mamme col ‘social freezing’ in aumento anche in Italia

social freezing

L’acronimo è ‘Cpo’: crioconservazione preventiva degli ovociti. Il nome più pop è ‘social freezing’. Nasce come misura medica per preservare la fertilità dei pazienti compromessa per cause mediche (ad esempio per un tumore). Ma oggi il progresso scientifico offre anche a persone sane la possibilità di congelare gli ovuli e mettere in stand-by una possibile gravidanza: che sia per aspirazioni lavorative (perché diventa sempre più difficile conciliare carriera e famiglia), o perché non ci si sente pronte.

In Italia di social freezing si parla ancora poco. L’argomento è salito alla ribalta alla notizia della modella Bianca Balti che durante una diretta su Instagram con la ginecologa Marina Bellavia, ha spiegato che alla sua primogenita Matilde (nata nel 2007), a 21 anni regalerà il social freezing. “Così non ci pensi più, ti fai la tua vita e quando vuoi una gravidanza hai già tutto il necessario”, ha motivato la top model.

Fertilità e social freezing, l’idea di Bianca Balti

Eppure, dal 2016, secondo la società americana per le tecnologie di riproduzione assistita (Sart) e la società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre), le procedure di social freezing sono aumentate del 25-30% un po’ ovunque, con punte al 46% e al 70% nel biennio 2020-2021 negli Stati Uniti e in Australia. E nel nostro Paese, come riporta un nuovo report del gruppo Genera – specializzato in medicina della riproduzione – relativo a 8 cliniche su tutto il territorio nazionale, c’è stata una crescita del 20%.

Sogni ‘congelati’, sempre più donne scelgono il social freezing

Congelare gli ovuli, quando e perché farlo

Come spiega Danilo Cimadomo, biologo molecolare e responsabile della ricerca di Genera (inserito tra i 40 Under 40 del 2021 di Fortune Italia), “nelle donne più giovani, quindi fino a 35 anni, le probabilità cumulative di nati sono comprese fra il 70% con 15 ovociti prelevati e congelati (considerato il numero ottimale) e il 95% con 25 ovociti. Ma ci sono comunque chance di gravidanza comprese tra il 30% e il 45% nel caso in cui vengano vitrificati 8-10 ovociti”.

Oltre la soglia dei 35 anni, il numero di ovociti necessari per raggiungere la gravidanza è maggiore, rendendo la procedura di preservazione la fertilità più impegnativa. Per questo motivo, continua Cimadomo, “tutti i centri specializzati oggi consigliano alle donne di fare questa scelta, se ritenuta opportuna a seconda dei propri progetti di vita, entro i 35-37 anni, in modo da avere le migliori possibilità di riuscita se un giorno si dovranno utilizzare quegli ovociti congelati, nel caso insorgessero problemi nel tentare una gravidanza”.

Progetti di vita. Del resto, si chiama ‘social freezing’ perché il nome riflette la pressione sociale del fenomeno, cioè il fatto che fra le motivazioni che possono spingere una donna a congelare i suoi ovuli c’è l’idea di doversi concentrare su un solo aspetto (e quindi progetto) della propria vita.

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Il social freezing è una pratica sicura?

Per Laura Rienzi, embriologa e direttore scientifico del gruppo Genera (che ha contribuito a portare e studiare in Italia per la prima volta il social freezing), tra le ragioni per cui la richiesta di procedure di preservazione della fertilità è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, c’è la rimozione dell’etichetta di “procedura sperimentale” della vitrificazione degli ovociti da parte della Società americana per la medicina della riproduzione (Asrm) nel 2013.

“La vitrificazione – spiega Rienzi – consente di mantenere inalterati la vitalità e il potenziale riproduttivo degli ovociti mediante l’esposizione a bassissime temperature (-196°C) ed è stata confermata essere una procedura riproducibile, sicura ed economica, fino a diventare l’approccio gold standard per la preservazione della fertilità”.

‘Conservare’ gli ovuli in vitro, afferma Rienzi, è dunque sicuro. Sebbene i risultati clinici possano essere variabili a seconda dei Paesi e delle strutture che la praticano.

Come si esegue

Oggi la vitrificazione viene per lo più condotta manualmente, ovvero tramite operatori esperti che, passo dopo passo, seguono il processo di solidificazione degli ovociti. Ecco perché, anche in questo ambito, l’automazione e l’intervento delle nuove tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più importante.

La valutazione dei gameti basata sull’intelligenza artificiale ad esempio, promette una sempre maggiore standardizzazione dei protocolli in un futuro non troppo prossimo.

L’impatto sulla natalità

Il social freezing è un’opzione che fa riflettere e di cui è importante discutere in un Paese che in media vede le donne avere il loro primo (e spesso unico) figlio a 31,6 anni e che nel 2022 ha registrato 393.333 nati, 6.916 in meno rispetto al 2021 (-1,7%).

Tuttavia, i costi di questa pratica – che variano di solito dai 3.000 ai 4.000 euro, compresi i farmaci per la stimolazione ovarica – possono rappresentare un ostacolo. Considerando che spesso, tra le altre motivazioni per cui le donne scelgono di ricorrere al social freezing, ci sono proprio le scarse risorse economiche della coppia.

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