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Stavolta non sanno cosa fare

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“Cosa vuole che le dica? Se le rispondo, poi, dovrei prendere atto di quello che le dico. E, sinceramente, non me la sento. Grazie”. La risposta è disarmante. Chiedevo a un interlocutore che conosco bene, un membro autorevole di questo governo, se gli ultimi dieci mesi passati a raccontare una realtà parallela non siano stati tempo perso. Mi sarei aspettato una risposta stizzita. Oppure, semplicemente, una non risposta. Invece, è arrivata un’ammissione in cui si può leggere soprattutto un senso di impotenza.
Non ha senso, in genere, riportare considerazioni di questo tipo se non possono essere attribuite. Ma oggi servono a capire cosa sta succedendo intorno a Palazzo Chigi. Quello che c’è scritto nel Def appena approvato è infatti un salto considerevole. Non solo nei numeri, che pure certificano che si è scelto di vivere per dieci mesi nel tentativo di allontanare la verità, ma anche nella prospettiva. Di questo governo e del Paese.
Il premier Giuseppe Conte, giustamente, ha rivendicato di aver messo da parte la tentazione di scrivere “un libro dei sogni”, preferendo “un libro delle azioni”. Il problema sostanziale è che, giocate le carte Quota 100 e Reddito di cittadinanza, qualunque prossima mossa sconta i danni fatti finora e finisce schiacciata dal conto aperto, tutto da pagare. Non a caso, Di Maio parla della flat tax legandola all’aumento dell’Iva e, anche in questo caso giustamente, arriva alla conclusione che “aumentare l’Iva per fare la flat tax è una follia”. Il segno di questo Def, oltre ai numeri, è la mancanza di ipotesi credibili per il futuro.
Forse, concedendo anche il beneficio della buona fede, veramente Salvini, Di Maio e Conte pensavano che le cose potessero andare un po’ meglio. O anche solo un po’ meno peggio. Ma se annunci “un nuovo boom economico”, o se parli di “un 2019 bellissimo”, e poi devi approvare un Def che vede il pil crollare, il deficit e il debito risalire, non ti resta che usare le parole che sono state scelte per la nota che, senza la conferenza stampa di rito, ha avuto il compito di sintetizzare la posizione ufficiale del governo: “confermati i programmi: nessuna nuova tassa e nessuna manovra correttiva”. Come dire, ancora non siamo al punto di non ritorno. Ma manca poco. Stavolta, evidentemente, le cose stanno peggio di come si potesse pensare. Se anche la narrazione giallo-verde non trova spazio per un rilancio dell’ultim’ora, per abbozzare un lieto fine, vuol dire che i prossimi mesi saranno ancora più duri.

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