4 Settembre 2019

La discontinuità all’Economia e al Viminale

Fabio Insenga

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Una chiara guida Cinquestelle, con il premier Giuseppe Conte, quanto meno vicino al Movimento, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Una discontinuità economica, con il Tesoro all’esponente del Pd Roberto Gualtieri, rafforzata dalla nomina di un commissario Ue di peso, Paolo Gentiloni. E anche una svolta al Viminale, con la nomina del prefetto Luciana Lamorgese fortemente voluta dal Quirinale. L’equilibrio trovato nel nuovo Governo Conte, sostenuto da M5s e Pd, si traduce in una squadra di governo all’insegna di alcune conferme di peso nella componente M5S e di un totale rinnovamento in quella Dem, con l’aggiunta dell’unico rappresentante di Leu, Roberto Speranza. Alla fine, con 7 esponenti su 21 la quota rosa resta lontana dalla parità di genere ma viene in parte ‘corretta’ rispetto alle attese della vigilia.

La prima indicazione che arriva dall’analisi della squadra di governo è la scelta di tenere in casa M5S la cabina di regia a Palazzo Chigi. Fraccaro sottosegretario alla Presidenza è l’affermazione del principio che la prima forza della coalizione, stando ai risultati delle ultime elezioni politiche, restano i Cinquestelle. La nomina di un altro sottosegretario alla Presidenza (con delega ai Servizi) in quota Pd potrà in parte bilanciare il peso a Palazzo Chigi.

Altrettanto netta la svolta al Viminale. Si passa da un leader politico come Matteo Salvini, che su sicurezza e immigrazione ha giocato buona parte della sua esperienza di governo, a un tecnico come il prefetto Lamorgese, che riporterà la gestione del ministero dell’Interno nei canoni più tradizionali, affrontando il delicatissimo tema degli sbarchi e dei flussi di migranti.

Una vera discontinuità si consuma nell’altro ministero chiave, l’Economia. Roberto Gualtieri è un uomo del Partito Democratico, per due mandati pieni (aveva appena iniziato il terzo) alla guida della Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo. Grande esperto di banche, ovviamente ottimi rapporti internazionali, ha il profilo per guidare una politica economica diversa da quella attuata, in condizioni difficili, dal suo predecessore Giovanni Tria. Soprattutto per un aspetto. E’ prevedibile che l’interlocuzione con la Commissione Ue, da cui dipendono buona parte dei margini di manovra, possa essere agevolata dalla disinvoltura con cui Gualtieri si può muovere a Bruxelles. E anche a Francoforte, sede della Bce, come dimostra l’endorsement già arrivato dalla nuova presidente Christine Lagarde. Così come la nomina di Paolo Gentiloni commissario Ue, a questo punto sempre più probabile, offrirebbe un’altra sponda solida. Dal punto di vista politico, il Pd ha il timone della politica economica, terreno su cui si giocano buona parte delle chances di successo di questo governo.

Restano in quota Cinquestelle, tra i ministeri economici, lo Sviluppo Economico e il Lavoro, con gli ingressi di Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo al posto del superministro Luigi Di Maio (che passa agli Esteri), e l’Ambiente, con la conferma di Sergio Costa. Rilevante il passaggio all’area Pd del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con Paola De Micheli: dal nodo Tav, alla partita Alitalia (insieme al Mise) e al dossier Autostrade, è su questo terreno che potrebbero emergere alcune contraddizioni nelle posizioni espresse finora dai due schieramenti che dividono la responsabilità di governo. Passa dai Cinquestelle (Lezzi) al Pd (Giuseppe Provenzano) il ministero per il Sud, che può assumere una centralità diversa in questa nuova fase politica. Così come potrà avvenire per il Turismo, che torna ai Beni Culturali guidati da Dario Franceschini, di fatto il capo della delegazione Pd nel governo.

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