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Coronavirus, ora la dittatura della scienza

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medici

Tutti ne parlano, quasi tutti senza la minima cognizione di quello che dicono. Ci sono gli adepti della dietrologia, i megafoni della propaganda, i menefreghisti a prescindere. Il Coronavirus è l’ennesima emergenza di un Paese che vuole vivere di emergenze.

Quando c’è un ‘caso’, si informa, spesso solo nella tonnara della Rete, e vuole partecipare, dire la sua, schierarsi. Se lo facesse anche per le cose che contano, per pretendere e condividere un Paese migliore, avremmo risolto buona parte dei nostri problemi, almeno di quelli in cui la partecipazione può giocare un ruolo.

Quando si parla di calcio e di Nazionale, un Paese di commissari tecnici. E fin qui, a parte il fastidio che avverte chi un po’ il calcio lo capisce, nulla di particolarmente pericoloso. Quando si parla di vaccini, si ripete lo stesso schema delle frange contrapposte di tifosi. E i danni iniziano a essere consistenti, con comportamenti socialmente pericolosi, in parte cavalcati dal peggiore opportunismo della politica.

Oggi che il tema è uno solo, il Coronavirus, un Paese di medici e di virolgi ‘per sentito dire’. Con una serie di comportamenti assurdi, e pericolosi. La psicosi collettiva, alimentata anche questa dallo sciacallaggio e dalle scelte infelici della politica, può produrre danni. Su due piani diversi. Quelli che vediamo oggi, dall’assalto ai supermercati alle nevrosi che dilagano, dalla paura spontanea a quella alimentata dagli speculatori. E anche quelli che lasciano segni permanenti. La diffidenza, la prevaricazione, la violenza di alcuni gesti di oggi è destinata a diventare un ulteriore passaggio di quella stratificazione di pregiudizi che sta modellando la nostra socialità, la nostra convivenza. Noi, loro. Io, l’altro. I sani e gli infetti, chi può muoversi e chi no, chi può entrare e chi deve rimanere fuori. Oggi sono categorie dell’emergenza. Domani, possono restare scorie difficili da smaltire.

Tutto questo non vuol dire che vada minimizzato per forza il rischio di un’epidemia. Anzi, va considerato in tutta la sua serietà. Servirebbe però, per una volta, un passaggio reazionario in questo Paese: la dittatura della scienza, questa volta realmente con ‘pieni poteri’ a chi deve studiare, capire e fronteggiare l’emergenza. E gli altri in silenzio. Per una volta, dovrebbero contare le decisioni delle istituzioni, guidate dalla scienza. Opinioni, commenti, illazioni e congetture sospese. Fino a nuovo ordine.

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