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7 Aprile 2020

Coronavirus, dentro il Gruppo che lavora al cerotto-vaccino

Attilia Burke

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“È un vero è proprio centro di medicina accademica no profit, che non vuol dire che non faccia utili. Ne fa, ma li reinveste tutti in ricerca, formazione e sviluppo”. Così il vice-presidente esecutivo e direttore medico scientifico di UPMC International Bruno Gridelli riassume in semplici parole a Fortune Italia il modello di business di un’azienda che investe tutto il suo ricavato in innovazione. E che ora sta mettendo a punto il cerotto-vaccino contro il Covid-19.

Tanto per dare un’idea del contesto nel quale naviga chi fa ricerca nel privato, solitamente le aziende farmaceutiche investono fino al 25% delle proprie entrate in R&S. E la mole degli investimenti tra cui si barcamena il colosso di Pittsburgh non ha nulla da invidiare alle big del pharma: con i suoi 40 ospedali, 8.400 posti letto, 700 studi medici e ambulatori, 89mila impiegati e 3,7 mln di persone assicurate negli Stati Uniti, ed una rete internazionale di centri medici in Italia, Irlanda, Cina e Kazakhstan, il valore dell’azienda si aggira intorno ai 21 mld di dollari.

“In Italia fino ad oggi sono stati investiti tra i 50 e i 60 mln di euro nei vari centri che abbiamo”, afferma Gridelli. Ma il vero valore aggiunto che UPMC porta al Paese è in termini di know how, frutto di enormi investimenti fatti negli Stati Uniti. “Abbiamo trovato un vaccino contro il nuovo coronavirus efficace negli studi preclinici in tempi così rapidi grazie a questo know how”, afferma Gridelli.

Sì, perché è proprio Upmc, grazie alla strettissima partnership che vanta con l’Università di Pittsburgh, ad aver sviluppato il cerotto-vaccino contro il Covid-19, per il quale si attende l’ok della FDA per le sperimentazioni sull’uomo. Una ricerca guidata da un italiano, Andrea Gambotto, che vive negli Stati Uniti oramai da più di 25 anni e lavora presso la School of medicine dell’Università di Pittsburgh. “Ai tempi dell’influenza H1N1, Gambotto aveva prodotto importanti studi su tecniche innovative che consentono la realizzazione molto rapida di vaccini. I risultati ottenuti allora sono stati fondamentali per la sintesi di questa nuova potenziale arma contro l’emergenza. Anche per la modalità di somministrazione, che è molto semplice”.

La UPMC finanzia la facoltà di medicina dell’Università di Pittsburgh con centinaia di milioni di dollari ogni anno da anni, “un investimento costante dal quale originano scoperte che si misurano nell’ordine dei miliardi di dollari”. Miliardi che vengono interamente re-investiti in ricerca. “UPMC ha varie divisioni. Tra queste c’è la UPMC Enterprises, che ha come scopo quello di trasformare le scoperte scientifiche in prodotti che abbiano un’applicazione clinica e un valore commerciale perché dalla commercializzazione di questi prodotti poi vengono generati utili che vengono nuovamente investiti in ricerca. Ha un’impostazione molto imprenditoriale”.

In questo momento storico, un partenariato così stretto con l’Università di Pittsburgh, in presenza di una cospicua quantità di fondi da investire nella ricerca, potrebbe portare alla vera svolta di questa guerra contro il Covid-19. E non sarebbe la prima volta che dai laboratori della Pennsylvania arrivano soluzioni che segnano l’inizio di una nuova Era. “Pittsburgh ha una lunga tradizione nella scoperta di vaccini: il primo iniettabile contro la poliomielite è stato scoperto a Pittsburgh da Jonas Salk negli anni ‘50”, sottolinea Gridelli.

In Italia, UPMC si trova a Roma, Palermo, Chianciano Terme e Mirabella Eclano, in provincia di Avellino. Mentre nel Lazio e in altre regioni è presente con un ospedale privato e centri di radioterapia accreditati, a Palermo sorge l’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione). Nato dalla partnership internazionale fra la Regione Siciliana, attraverso l’Arnas Civico di Palermo, e l’Upmc, da Giugno 2017 è entrata a far parte dei soci di Ismett la Fondazione Ri.Med istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con lo scopo di promuovere, sostenere e condurre progetti e programmi di ricerca nel campo delle biotecnologie.

L’attuale emergenza Covid-19 ha portato a una riorganizzazione dei reparti anche all’Ismett, che ospiterà 45 posti di terapia intensiva. “Dovremmo riuscire ad aprire con una decina di posti già questa settimana, a seguire verranno aggiunte le altre postazioni”, spiega Gridelli sottolineando che “l’area Covid-19 è in un’ala dell’ospedale fisicamente separata dalle altre, e collegata tramite un ponte”. Pur avendo ridotto l’attività elettiva, infatti, i trapianti continuano. “La maggior parte di attività che facciamo qua non è rimandabile”, sottolinea, “negli ultimi tre giorni abbiamo fatto quattro trapianti, tre di polmone e uno combinato fegato e rene, in più facciamo chirurgia oncologica, e cardiochirurgia continua per i pazienti che hanno bisogno di interventi non procrastinabili”.

La presenza in Sicilia di un campus di ricerca biomedica partecipato anche dalla Fondazione Ri.Med, che ha tra i suoi programmi di ricerca proprio quello di generare nuovi vaccini per combattere le epidemie, rappresenta anche “una grossa opportunità di crescita economica e sociale in una Regione come la Sicilia, e in generale nel Sud”, sottolinea Gridelli. Ma soprattutto “permetterà alla Sicilia di avere una struttura che potrà scoprire e generare nuovi vaccini in tempi molto rapidi”. E per gli italiani significa avere “una posizione di privilegio, sempre nel rispetto di quelle che sono le normative vigenti in Italia, rispetto all’arrivo di nuovi vaccini e in caso di altre possibili future pandemie”.

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