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Banda ultra larga in 3 edifici su 4 entro 2022

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Le politiche di intervento previste a livello nazionale dal Piano Banda Ultra Larga continuano a mostrare progressi in termini di copertura delle regioni e delle province italiane. Il Piano strategico approvato nel 2015 ha stabilito i principi base delle iniziative pubbliche a sostegno dello sviluppo della banda ultra larga e gli ambiziosi obiettivi – come la copertura del 100% della popolazione in banda maggiore o uguale a 30 Mbps (Megabit al secondo) e dell’85% della popolazione in banda almeno a 100 Mbps entro il 2020 – insieme alla necessità di assicurare servizi di connettività maggiore o uguale 100 Mbps, successivamente aggiornati ad 1 Gbps (Gigabit al secondo), nelle sedi e negli edifici pubblici (scuole, ospedali etc.), nelle aree industriali e di maggiore interesse economico, nelle principali località turistiche e negli snodi logistici.

 

L’attuazione di queste misure è in capo ad Infratel Italia S.p.A., società in-house del MiSE, il cui compito principale consiste nella riduzione del digital divide nelle aree a fallimento di mercato, definite “aree bianche”. Queste ultime sono zone senza infrastrutture e senza prospettive di infrastrutturazione da parte degli operatori secondo le normali logiche di mercato. Alle aree bianche si aggiungono le aree “grigie”, in cui è presente un solo operatore e sembra improbabile che ne arrivino degli altri nel prossimo futuro, e le aree “nere”, in cui sono o saranno presenti almeno due operatori.

 

La strategia italiana è articolata, da un lato, nel Piano “Aree Bianche”, per le quali sono in corso i lavori a seguito delle tre gare aggiudicate a Open Fiber, finalizzate alla realizzazione della rete pubblica e distinte per territori regionali. Dall’altro, si basa sul monitoraggio, da parte del MiSE, delle infrastrutturazioni e degli investimenti nelle Aree Grigie e Nere, cioè le zone dichiarate “grigie” o “nere” in esito alle consultazioni precedenti (avvenute tra il 2017 e il 2019). Il monitoraggio, che avviene tramite consultazione, è importante poiché delinea l’effettiva copertura raggiunta e indica le prospettive di crescita negli anni successivi, informazioni su cui si basa la previsione di ulteriori bandi di copertura per particolari aree o l’aggiornamenti di quelli esistenti.

 

L’analisi condotta da I-Com nell’ambito dell’Osservatorio su Reti e Servizi di Nuova Generazione accorpa i dati emersi dall’ultima consultazione sulle aree grigie e nere – condotta tra il 24 giugno e il 31 luglio 2020 coinvolgendo 44 operatori che hanno fornito indicazioni rispetto alla copertura di 20,7 milioni di civici – con i dati di copertura sulle aree bianche sui restanti numeri civici forniti dal concessionario, per un totale di 31 milioni di indirizzi.

 

In tal modo, I-Com ha stimato la copertura della quasi totalità dei numeri civici italiani comprendenti abitazioni, aziende, seconde case, ma anche edifici pubblici, ospedali, caserme etc, (restano fuori solo le aree di intervento diretto di Infratel). A livello temporale, i dati sono relativi allo scorso dicembre 2019 e ai piani di copertura fino al prossimo dicembre 2022.

 

A dicembre 2019, a fronte di una copertura con tecnologia NGN (con capacità di almeno 30 Mbps) nelle sole aree grigie e nere attestata all’82,3%, si osserva come la copertura complessiva – comprendente anche le seconde case e le aree più remote del Paese – arrivasse al 58% dei civici italiani. Inoltre, le dichiarazioni relative agli investimenti da parte degli operatori indicano che la copertura NGN nel 2022 sarà pressoché totale nelle aree grigie e nere (quelle più popolose), e supererà il 90% dei numeri civici totali, considerando le aree bianche.

 

La copertura in banda larga e ultra larga in Italia (2019-2022, in % sul n. di civici)
Aree grigie e nere
NGN VHCN Fibra Fwa Vhcn
2019 82,3% 23,1% 16,5% 6,7%
2022* 99,6% (80mila mancanti) 77,3% 49,3% 28,1
Aree bianche, grigie e nere
NGN VHCN Fibra Fwa Vhcn
2019 58% 18,4% 13,1% 5,3%
2022* 90,7% 74,4% 46,6% 27,8%
*Stime di copertura sulla base delle dichiarazioni fornite dagli Operatori

Fonte: elaborazioni I-Com su dati Tim e Open Fiber (2020)

 

Molto promettenti anche le proiezioni relative alla copertura in banda ultra larga. Quest’ultima, che prima indicava le coperture ≥100 Mbps, è stata recentemente aggiornata dal Berec includendo l’FWA con fibra fino alla BTS anche tra 30 e 100 Mbps. Le reti in banda ultra larga così rimodulate, definite VHCN (Very High Capacity Network) aumenteranno la propria capillarità dal 23,1% di dicembre 2019 al 77,3% di dicembre 2022 nelle aree grigie e nere, e dal 18,4% al 74,4% nel totale dei civici italiani.

 

Rispetto allo stesso perimetro complessivo dei civici italiani, circa la metà (il 46,6%) dovrebbe essere raggiunto da collegamenti in fibra, mentre oltre un quarto (il 27,8%) dall’FWA ad alta capacità. A livello geografico, la copertura ad alta capacità si svilupperà prevalentemente al Centro Nord ed in particolare sul versante orientale, con Umbria (89,5% dei civici), Friuli Venezia Giulia (88,6%), Marche (88,6%), Veneto (86,3%) e Trentino Alto Adige (86,1%) che figureranno tra le aree più coperte. Le regioni che beneficeranno in misura minore della copertura VHCN saranno Sardegna (58,8%), Basilicata (50,1%) e Calabria (32,3%).

 

 

Da questi dati emergono due ordini di considerazioni. Se da un lato c’è ancora tanto lavoro da fare, dall’altro si osserva come il Piano stia iniziando a produrre i risultati auspicati, trend evidente anche alla luce del crescente numero di comuni e abitazioni che, mese per mese, vengono collegati in banda ultra larga. Dall’altro, in alcune regioni del Sud sembra paventarsi sul medio periodo un rischio di arretratezza rispetto alle regioni più virtuose. Se è evidente come la copertura di tutte le abitazioni e aziende presenti un trade-off tra costi e benefici – e quelle più isolate abbiano un costo di collegamento per utente molto più alto rispetto alle altre – è anche utile ricordare come la maggior parte degli studi evidenzi l’opportunità di dotare il maggior numero possibile di cittadini e imprese di connettività in banda ultra larga, in modo da creare il terreno fertile sul quale si innesteranno l’offerta ma anche la domanda dei servizi avanzati del futuro. Per tali ragioni, appare importante continuare a monitorare costantemente i progressi compiuti nelle infrastrutturazioni di rete, e intervenire prontamente qualora si rilevino eventuali storture che rischino di riproporre, anche sul versante digitale, l’antico deficit di infrastrutture che per tanti anni ha caratterizzato il Sud Italia. Ne va della competitività futura dell’intero Sistema-Paese.

 

Lorenzo Principali è Senior Research Fellow Istituto per la Competitività, I-Com

 

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