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A Milano si torna in palestra, ma è outdoor

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Le regole sono tanto semplici quanto rigide ma pedissequamente seguite: mascherina d’ordinanza, igienizzazione degli attrezzi prima e dopo l’uso, distanziamento di circa due metri tra un macchinario e l’altro, arrivare già cambiati perché non esistono spogliatoi e non rimanere più di 75 minuti. Se si riesce a prenotare il giorno prima lo slot desiderato meglio ma non c’è l’obbligatorietà: l’unico obbligo è il rispetto delle misure anti Covid. A Milano – prima città in Italia – si torna in palestra nonostante zona gialla e dpcm del 14 gennaio non lo consentano. Ma quella allestita da McFit – che in città ha tre centri fitness, per un totale di 36 sparsi in tutta la penisola – non è la solita palestra: è un tendone bianco di 500 metri quadri, perennemente arieggiato perché ai lati è sempre aperto, che è stato tirato su in poco più di una settimana nel parcheggio della palestra ‘vera’ e da qualche giorno è tornato a fare la gioia delle centinaia di iscritti milanesi che sono potuti tornare ad allenarsi.

All’ingresso viene misurata la temperatura che deve necessariamente essere sotto i 37,5 gradi, poi è possibile entrare: nessuno spogliatoio – perché le misure contro il virus non lo consentono – né allenamenti di gruppo, tant’è vero che non c’è nessun corso attivo. Ma è tutto fatto nel pieno rispetto del dpcm di gennaio, che consente lo sport all’aperto individuale. “Abbiamo aspettato che facesse un po’ meno freddo perché alla fine, di fatto, è come allenarsi all’aperto e con le temperature di questo inverno sarebbe stato poco piacevole”, spiega Vito Scavo, da otto anni amministratore delegato di McFit Italia e di Rsg Group. Che aggiunge: “L’idea di allestire una palestra outdoor con pochi attrezzi ma che consentisse un allenamento “vero” ci è venuta dopo aver letto per mesi le richieste dei nostri tanti abbonati (circa 180 mila, ndr) che ci chiedevano quando avremmo riaperto”. Le palestre e i centri sportivi tra il 2020 e l’inizio del 2021 per colpa della pandemia sono stati chiusi per circa otto mesi. “Per noi questo ha significato un calo del fatturato di circa 13 milioni di euro e 70 mila clienti che ci hanno lasciato. Ma il vero danno”, chiarisce Scavo, “lo vedremo nei prossimi quattro/cinque anni quando dovremo recuperare tutto quello che abbiamo perso”.

Certo, l’allenamento all’aperto impone anche un certo abbigliamento – maglie termiche e felpe sotto il tendone bianco non mancano – ma questo non scoraggia gli appassionati di fitness. Dalla mattina alle 7 fino alle 22 c’è un ordinato via vai di clienti che si alternano tra cyclette, ellittiche, step, poi pesi, tappetini, panche per gli addominali e chi più ne ha più ne metta. Dislocati nella palestra ci sono vari dispenser di gel igienizzante e di pannocarta che vengono usati per pulire i macchinari prima e dopo l’uso. Difficilmente, poi, nella sala di 500 metri quadri ci sono più di 10-12 persone in contemporanea e ben distanziati tra loro. “Per ora”, dice Scavo, “sta funzionando tutto molto bene: anche dai social abbiamo avuto feedback molto positivi, con tantissimi clienti di altre città che ci hanno chiesto quando apriremo anche da loro”. A questo McFit sta lavorando alacremente: “L’obiettivo è di aprire 20 palestre outdoor nelle prossime 2-3 settimane”.

Nel frattempo, però, la multinazionale tedesca continuerà a proporre – come ha fatto sin dall’inizio della pandemia lo scorso marzo – corsi di fitness sui social, in particolare su Instagram: il loro account italiano è seguito da circa 50 mila persone e ogni giorno propone video di allenamenti fatti dai personal trainer delle palestre. “Tra Italia, Germania e Austria ad oggi ha aderito alle nostre lezioni online circa un milione di persone: è un esperimento che abbiamo voluto fare per dimostrare ai nostri abbonati che non li abbandonavamo e posso dire che ha certamente funzionato”.

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