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Il venture capital nell’era dell’industria 5.0

industria 5.0 venture capital
Giuseppe Capriuolo

Giuseppe Capriuolo

Giuseppe Capriuolo è amministratore delegato Studio Temporary Manager Spa.

Gli investimenti di venture capital a favore dell’innovazione non arretrano nonostante la pandemia e chiudono il 2020 con un ammontare investito complessivo che l’AIFI – Associazione italiana del private equity – stima in 595 milioni di euro, in linea con l’anno precedente e distribuito su ben 234 operazioni, in crescita del 58% sul 2019.

Particolare vigore stanno acquisendo, inoltre, gli investimenti da parte di imprese mature in target ad alto potenziale innovativo e di scalabilità (il cosiddetto Corporate Venture Capital) accedendo in tal modo a nuove competenze ed idee esterne al perimetro aziendale, e garantendosi il presidio di nuove tecnologie o nuovi modelli di business.

In generale cambia l’approccio degli investitori, sempre più concentrati a garantire un supporto industriale alle imprese target e molto meno al cosiddetto trade multiple, ossia il differenziale fra multipli per ottenere guadagno. Gli attuali prezzi di mercato molto elevati, infatti, impongono un lavoro qualificato e professionale per migliorare le imprese al fine di salvaguardare i rendimenti di settore.

Il processo evolutivo delle imprese, peraltro, non può oggi prescindere da investimenti sostenibili e responsabili, settore nel quale l’SRI (acronimo dall’inglese “sustainable responsible investment”) sta conoscendo una fase di notevole crescita, spinta soprattutto dagli investitori istituzionali.

In tale strategia di investimento, la valutazione di imprese e istituzioni integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società in un’ottica di lungo periodo.

Le pressanti necessità di rilancio dell’economia nazionale, unite alle istanze di rinnovamento di un modello di business ed imprenditoriale che nell’era pandemica ha mostrato chiaramente tutti i propri limiti, hanno spinto la stessa Commissione Europea a concentrare gli interventi del vigoroso Next Generation EU sull’innovazione e sull’attenzione agli aspetti ESG (Environmental, Social and Governance) nell’ottica di una creazione di valore a lungo termine per cittadini e imprese.

In tale solco, all’inizio del 2021 la direzione generale per la Ricerca e l’Innovazione della Commissione Europea ha pubblicato il documento “Industria 5.0: verso un’industria più sostenibile, resiliente e incentrata sull’uomo”, che introduce il concetto di Quinta Rivoluzione Industriale, non solo attenta all’interconnessione tra sistemi fisici e digitali ma concentrata sul ritorno ad una visione “human centric”, che sia al contempo sostenibile e resiliente, e che sappia rispondere al meglio alle problematiche e alle opportunità future.

I Piani nazionali per la ripresa e resilienza, nei quali i governi degli Stati membri dovranno tracciare un programma di riforme e investimenti funzionali all’impiego delle risorse del Next Generation EU, avranno nella sostenibilità la propria parola chiave, e nel settore dell’industria il principale vettore di prosperità resiliente, digitale ed inclusiva, chiamata a “rigenerare” gli attuali modelli di consumo e di produzione per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto sulla società e sul pianeta.

Le importanti risorse destinate al Piano imprimeranno ulteriore impulso agli investimenti sostenibili partendo dalla “transizione ecologica” dei processi produttivi, per i quali il Green Deal ha già posto obiettivi ambientali severi, da raggiungere anche investendo in nuove tecnologie che possano minimizzare l’impatto ambientale delle produzioni.

I fattori ambientali, sociali e di governance saranno al centro anche di una profonda trasformazione delle strategie di investimento dei fondi di Private Equity e Venture Capital, in particolare alla luce dei generosi contributi finanziari previsti dal Next Generation Eu, che per l’Italia ammonteranno a circa 68,9 miliardi di euro nel triennio 2021-2023.

I dati dell’ultimo Global institutional investor survey all’interno dell’MSCI Investment Insights 2021 mostrano come già il 36% degli investitori ponga gli investimenti “socialmente responsabili” al centro delle proprie strategie di acquisto, realizzando peraltro delle sovraperfomance su base pluriennale.

Gli investitori auspicano che vengano accolte le istanze parzialmente disattese di sblocco degli incentivi fiscali maggiorati al 50% anche per le persone giuridiche, rispetto alla deduzione del 30% per investimenti in Startup e PMI Innovative prevista dall’art.29 del D.L.179/2012, ed andando a rinforzare le apprezzate agevolazioni fiscali su ricerca e innovazione contenute nel Piano Transizione 4.0 del MiSE.

 

Giuseppe Capriuolo è amministratore delegato Studio Temporary Manager Spa.

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