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La politica che gira intorno a un Rolex

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Un giovane candidato si fa un selfie con il costoso orologio in bella evidenza. Nasce una polemica alimentata dalla macchina impazzita dei social network. Potrebbe finire qui se intorno a un orologio, per una volta non un Rolex ma un Audemars Piguet da decine di miglia di euro, la politica non avesse costruito un dibattito surreale.

Il fatto non esiste, o quasi. Roman Pastore, 21 anni e candidato in un municipio di Roma con la lista civica di Carlo Calenda, ha detto di aver ereditato l’orologio dal padre scomparso. Pare ne abbia altri di orologi di valore, Rolex inclusi, e anche che, evidentemente, abbia piacere a indossarli e mostrarli. E allora? Qual è il senso e il valore politico di un orologio al polso? Nessuno, apparentemente. O, meglio, quello che ogni singolo elettore gli vorrà dare. Qualcuno lo considererà un valore aggiunto, qualcun altro un buon motivo per non votarlo, altri ancora neanche lo riterranno un argomento degno di nota.

Quello che invece merita attenzione è tutto quello che è venuto dopo. E riguarda da vicino il rapporto tra quello che producono i social network e l’uso che ne fa la politica. La diatriba sul figlio di papà, la contrapposizione tra una sinistra pauperista e una destra classista, l’iscrizione all’uno o all’altro schieramento, la difesa del ragazzo o quella del censore, generano un corto circuito che dovrebbe imbarazzare tutti.

Nessuno fino a ieri sapeva chi fosse Ramon Pastore e la sua storia personale dimostrerà chi è realmente. Un benestante esibizionista o un enfant prodige della politica italiana? Farà la sua strada. Per ora, suo malgrado, è un ragazzo che sarà ricordato per il suo costoso orologio. Il problema, piuttosto, sono buona parte di quelli che si sono occupati di lui. Tutto parte da un tweet di una psicologa, Barbara Collevecchio, abituata a postare tweet politici e anche a vedere riconosciuto alle sue idee un certo consenso. Il suo pensiero è chiaro. Quell’immagine di un giovane renziano e calendiano che esibisce uno status symbol ha un valore politico negativo e lei lo evidenzia. Giusto, sbagliato, strumentale? Il popolo di Twitter si divide e si accapiglia.

Poi, reagiscono i politici. Vale la pena soffermarsi su due reazioni. Quella di Carlo Calenda è immediata. L’invito rivolto a Collevecchio è a vergognarsi per essersela presa con un ragazzo di 21 anni. Comprensibili sia le intenzioni, difendere il suo candidato, sia i toni, che servono a parlare al resto del popolo dei social. Poi arrivano gli altri. “Parte dei nostri problemi sono iniziati quando, vedendo un bell’orologio al polso di qualcuno, invece di dire “mi impegno per potermelo permettere anch’io” abbiamo cominciato a odiare colui che lo indossa”, sente il bisogno di puntualizzare Luigi Marattin, Italia Viva. Dopo queste parole, il tweet di Barbara Collevecchio, che poteva essere evitato, torna ad avere una dignità. Perché il Rolex si può acquistare, indossare e anche ostentare a piacimento, ma se diventa l’obiettivo per cui “impegnarsi”, nella speranza di “arrivare a poterselo permettere”, il significato e il messaggio del selfie del giovane Pastore tornano profondamente politici. E vale perfino la pena parlarne.

 

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