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Tre diverse opzioni, per un totale stimato di circa 55mila lavoratori che andranno in pensione anticipata nel 2022. Sono le previsioni del governo, contenute nella manovra finalmente trasmessa al Parlamento, sugli effetti che avranno Quota 102, Opzione donna e Ape sociale.

In particolare, la cosiddetta Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi), strenuamente difesa dalla Lega, dovrebbe riguardare una platea piuttosto ristretta di 16.800 lavoratori. Il costo della misura, spiega la relazione tecnica, è quantificato “sulla base della stima dei potenziali soggetti interessati, di una distribuzione comunque prudenziale delle adesioni e degli accessi al pensionamento, di un importo medio anuo di pensione pari a circa 26mila euro”.

Per quanto riguarda Opzione donna, che consente di andare in pensione con 58 anni di età (59 per le autonome) e almeno 35 anni di contributi, dalla relazione tecnica emerge che sono 29.500 le lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi minimi dal primo gennaio al 31 dicembre 2021, ma la platea potenziale di lavoratrici interessate viene stimata in sole 17.000.

Un totale di 21.200 sono invece i soggetti che potranno accedere alla nuova Ape sociale, ovvero l’anticipo pensionistico che viene esteso a 23 categorie di lavori usuranti e che nella nuova versione prevede l’eliminazione della condizione che siano passati 3 mesi dalla fine del godimento dell’indennità di disoccupazione Naspi. La proroga della prestazione al 2022 e i correttivi previsti comportano una maggior spesa per la finanza di poubblica di 141,4 milioni di euro.

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