L’importanza del linguaggio economico e finanziario

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Marcello Presicci

Marcello Presicci

Presidente Advisory Board Fondazione per l’Educazione Finanziaria (ABI)

La navigazione nel mare dell’economia contemporanea non può contare solo sull’intuito e sui pochi strumenti sufficienti prima della digitalizzazione: mai come oggi servono conoscenze applicate alla capacità di decidere consapevolmente. Un esempio su tutti: le pensioni. Un tempo la pensione non riservava spiacevoli sorprese ai lavoratori, oggi invece ognuno di noi è personalmente responsabile del proprio livello di vita e di benessere economico dopo la cessazione dell’attività lavorativa. Ed è qui che entra in gioco il valore dell’educazione economica e degli strumenti utili ad innalzare il livello di conoscenza e competenza finanziaria.

Quindi, assodato che non possiamo prescindere dalle competenze di educazione finanziaria, dobbiamo lavorare affinché queste abbiano un’ampia diffusione e, per ottenere risultati tangibili e apprezzabili, servono: volontà di imparare, volontà di insegnare, una lingua adatta allo scopo e coesione di intenti e sforzi tra tutti gli attori coinvolti in questa missione. Se i primi due aspetti possono essere dati per scontati, il linguaggio è assolutamente rilevante perché la lingua è alla base di ogni comunicazione, ivi compresa quella contrattuale che ci lega a tutti i nostri interlocutori nel mondo economico.

Il linguaggio dell’economia è prettamente tecnico e deriva dall’uso comune di alcune parole: pensiamo a termini come produttività, efficienza o rischio, che però in ambito finanziario assumono un significato ben preciso. Questo significato tecnico entra poi nell’uso comune, attraverso i mezzi di comunicazione di massa e l’opera dei divulgatori.

La Fondazione per L’Educazione finanziaria e al risparmio entra in gioco in questo preciso istante nella sua qualità di divulgatrice e mediatrice culturale di economia. Il lessico economico oggi prende largamente in prestito termini inglesi, ma il problema non è la comprensione di parole come spread o stock option bensì il loro impatto nel nostro quotidiano, nelle nostre attività lavorative, nei nostri investimenti e nei macro sistemi connessi alla comunità.

Pensiamo solamente alla parola finanza. Nei nostri dizionari la voce “finanza” non ha nessuna connotazione che faccia riferimento, ad esempio, alla distinzione fra economia reale ed economia finanziaria. La finanza oggi è ben altra cosa: è teoria del portafoglio, è prodotti finanziari di mille tipi, dalle obbligazioni alle azioni alle opzioni; è mercati finanziari, che digeriscono enormi quantità di informazione e sui quali questi prodotti vengono scambiati; è, infine, una disciplina accademica che ha visto crescere enormemente la propria influenza all’interno della scienza economica.

Ritengo che chi oggi pratica l’economia, a volte, non sia pienamente consapevole del fatto che il proprio linguaggio è squisitamente tecnico e perciò deve accettare l’idea che farsi capire dal pubblico richieda una vera e propria divulgazione scientifica. Questo è ancora più vero se consideriamo che le nostre relazioni con il denaro si formano a partire dai primissimi anni di vita e si trasformano presto in consuetudini, spesso errate, che ci portiamo poi dietro da adulti. Qui si verifica un’ulteriore criticità: in Italia, secondo la ricerca sull’alfabetizzazione finanziaria condotta dalla Banca d’Italia, esistono ampie fasce della popolazione che pur non avendo un livello di competenze adeguato gestiscono quotidianamente l’economia familiare: si tratta di circa otto milioni di adulti.

Sono temi ampi e come abbiamo visto spesso anche complessi, come fare quindi per catturare l’interesse e l’attenzione di bambini e adolescenti? Dobbiamo trovare un terreno comune di scambio che abbini il giusto linguaggio e al giusto canale di comunicazione ed è questa la sfida più avvincente, per chi si occupa di educazione finanziaria, sta proprio qui. La nostra strategia è da sempre quella di partire dall’esperienza di vita dei bambini e dei giovani proponendo solo gli argomenti familiari rispetto alla loro età, nel linguaggio e con il metodo più adatto a loro.

In Italia ci sono molti soggetti attivi nell’ambito dell’educazione finanziaria e la Fondazione è uno di questi, sicuramente il più presente sul campo con sistematica capillarità e con programmi didattici per tutti i gradi scolastici. Ha inoltre, come detto, un forte orientamento divulgativo basato sulla convinzione che per diffondere l’educazione finanziaria sia necessario abbattere barriere e pregiudizi che relegano l’economia e la finanza nell’ambito degli addetti ai lavori, come materia difficile e distante dalle persone.

La Fondazione crede nella forza del partenariato e della creazione di reti che possano rendere sinergiche e più efficaci le singole azioni. Per questo collabora da sempre con le pubbliche Istituzionali Istituzioni, e con il Comitato per l’educazione finanziaria e ha protocolli con le amministrazioni regionali e gli uffici scolastici italiani. Grazie al sostegno, non solo finanziario ma anche di contributo attivo delle banche e dei soggetti che ne fanno parte, mette a disposizione del Paese strumenti, iniziative, contenuti di grande valore e utilità, a titolo assolutamente gratuito per la comunità e per le casse dello Stato.

Ciò che la Fondazione si avvia a rafforzare è il suo ruolo di catalizzatore delle energie private, un fil rouge che colleghi e valorizzi anche le iniziative realizzate singolarmente, in un’ottica di potenziamento e sinergia.

La strada intrapresa è quella della sussidiarietà orizzontale, nella certezza che la nostra azione possa contribuire in modo rilevante allo sviluppo del capitale umano e al bene del Paese. Questa strada non può però prescindere dalla componente pubblica, perché l’impegno che il settore privato profonde da anni possa trovare una scala più ampia e strutturale nell’interesse della comunità.

 

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