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Ucraina, cogliere l’attimo per riformare l’Europa

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Nel quadro di un mondo che sembra vivere sempre più sull’orlo del baratro, prima pandemico e poi bellico, proprio l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin ha fatto emergere invece un dato: che l’Unione europea si è molto rafforzata e unita nel rispondere puntualmente a quelle sfide. Un rafforzamento palese, forte, che ha dimostrato che l’Europa è (e vuole essere) un attore globale, attivo e presente nello scacchiere più di quanto il mondo di prima – quello figlio del Patto di Yalta – voleva che fosse.

D’altronde, rispetto a quanto è avvenuto da quando è nata, mai come oggi l’Unione ha visto se stessa e i valori che rappresenta essere al tempo stesso così desiderati e invidiati quanto minacciati e messi in discussione.

In questo senso essa è divenuta infatti un chiaro punto di riferimento per ogni decisione politicamente rilevante dei Paesi europei non ancora nell’Unione. A partire dall’Ucraina, le cui fragili forme di governo hanno sempre più chiesto e chiedono di entrare a farne parte, cioè di essere dentro un sistema che fa dei valori liberaldemocratici e della pace i pilastri della sua integrazione. Al tempo stesso, per i Paesi che già ne fanno parte, l’Unione è sempre più il principale bastione di stabilità dei nostri assetti politico-istituzionali, interni e internazionali, come molte realtà, a partire dal nostro Paese, dimostrano.

Di certo, questa svolta oltre a misurare un salto di qualità de facto anche su ambiti, aree e politiche un tempo impensabili (dalla capacità europea di difesa, alla integrazione fiscale o a quella immigratoria), abbisogna innanzitutto di un salto di qualità in diritto, cioè certificata in modo istituzionale nelle sue regole. Perché quella è la sola scelta che, vincolando i protagonisti, blinda e sostiene il percorso di integrazione di un futuro comune. E qui, come sempre avviene anche per gli Stati nazionali (basti pensare all’esperienza italiana), la formalizzazione di riforme istituzionali – per noi costituzionali – si presenta ogni volta come un percorso molto più difficile di quanto non si creda, sebbene, nel caso dell’Unione europea, il fatto di essere una potenza composta da ventisette Paesi che ancora in molti, troppi casi, vivono dentro una logica intergovernativa, basata sull’unanimità, moltiplica le difficoltà in modo esponenziale.

In ogni modo, non si può pensare di poter tornare indietro: servono insomma nuove regole per la nuova Unione europea che abbiamo visto e stiamo vedendo. Per fortuna questo processo non nasce oggi. Ma già a ridosso della formazione della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, l’Unione europea ha dato vita a una seconda ‘Conferenza sul futuro dell’Europa’, con il dichiarato obiettivo di fornire degli orientamenti.

Posta sotto l’egida delle tre istituzioni (il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea), rappresentate dal presidente del Parlamento europeo, dal presidente del Consiglio e dalla presidente della Commissione europea, che svolgono le funzioni di presidenza congiunta, la Conferenza è già arrivata alla sua quarta sessione plenaria, dibattendo ed evidenziando le raccomandazioni formulate dai panel nazionali e dai panel europei di cittadini e i contributi raccolti dalla piattaforma digitale multilingue, raggruppati per temi. La dimostrazione, insomma, che è possibile, dentro i nove gruppi di lavoro tematici dove si preparano i dibattiti e le proposte della plenaria della Conferenza, fare passi importanti per integrare di più e meglio noi stessi. Lasciamo allora che questa conferenza – che dovrebbe chiudere i suoi lavori entro quest’anno – arrivi a cogliere appieno il vento della storia che sta spingendo i cambiamenti fattuali in corso sotto i nostri occhi, e che dunque tutto ciò spinga le leadership europee e noi stessi a cogliere questo momentum per trovare la forza per darci una nuova architettura europea: più rapida, integrata, unita, riformando pesantemente dunque i trattati europei che già ci uniscono.

Solo facendo così infatti, proprio sotto la pressione degli eventi vissuti, si potrà fare quel salto di qualità anche normativa che già in tanti, a partire dal Parlamento europeo, segnalano nei fatti; trasformando l’Unione europea non più in un simbolo di un percorso che, retoricamente, prima o poi verrà, ma in una realtà meno disunita di quanto, in fondo, noi stessi abbiamo in tutti questi anni dimostrato di volere. E che questo tempo fragile e complesso ci suggerisce di fare.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di aprile 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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