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Da Marx a Totti, tra povertà e speranza

Chiarisco per non essere frainteso. La mia competenza calcistica è pari a zero. Il mio interesse personale e lavorativo per Totti e Ilary Blasi è egualmente pari a zero. Questa non è un’analisi che parla di calcio, di pubblicità o di soubrette. Quest’analisi parla di povertà, speranza ed eroi, con cui si può gestire il popolo, al fine di evitare una sua eccessiva agitazione sociale.

Eroi e speranza: le droghe dei poveri

Carl Marx affermò che le religioni sono l’oppio dei popoli, la sua teoria era quasi vicino alla realtà. Senza voler essere sacrilego, uno degli aspetti principali di quasi tutte le religioni è la redenzione. Detta in modo semplice tu, plebeo, vivi una vita triste e povera, ma, una volta salito al cielo sarà tutto miele, oro, vergini.

Non è un caso che, nella sua genesi, ogni religione abbia inizialmente attecchito tra le classi sociali più deboli e povere. In vero, quello che si vendeva nelle religioni era la speranza. Una cosa che Marx, a mio avviso, non ha esplorato con chiarezza.

Da quando esiste la storia scritta esistono gli eroi. Nel tempo la figura dell’eroe si è evoluta, adattandosi a stili di vita e civiltà. Da Gilgamesh a Rama, da Ercole ai gladiatori romani, da Totti a Kim Kardashian.

La parabola dell’eroe, che parte da zero e assurge alle più alte vette del potere, è eterna. Il suo successo è alimentato dalla speranza, nascosta in ogni povero, di divenire un eroe.

I poveri hanno bisogno di queste speranze, incarnate in soggetti da cui possano prendere esempio e ispirazione.

La speranza è una droga potente per i poveri. Bene inteso quando uso il termine poveri non è in senso dispregiativo. Ho il massimo rispetto per chi ha problemi economici e sociali. Ma se vogliamo essere schietti e diretti è meglio usare le parole nel modo corretto, senza perbenismi o false ipocrisie.

Tutto l’occidente, riferendomi alla classe media, si sta impoverendo. Non mi riferisco alla povertà assoluta, già di per sé un problema in crescita, mi riferisco a coloro che, pur lavorando, restano poveri.

Le statistiche, solo parlando dell’Europa, riportano percentuali in crescita per questa fascia di popolazione. In Italia la percentuale è circa il 12-13%. In generale si stima che 1 italiano su 3 guadagni meno di 1000 euro al mese. Parliamo di alcuni milioni di lavoratori. Questa massa di nuovi poveri può essere valorizzata sia in modo economico che politico, grazie agli eroi.

Valorizzazione economica dei poveri lavoratori

La definizione dell’Ilo per i working poors è “individui che guadagnano meno del 60% dello stipendio medio nazionale”. Lo stipendio medio netto in Italia, dati Eurostat, è di poco più di 20 mila euro.

Si evince che chi guadagna meno di 8000 euro netti all’anno (670 euro netti al mese) è un povero lavoratore. La percezione comune spinge a credere che i poveri non abbiano soldi da spendere. Nulla di più lontano dalla verità.

Tuttavia, per estrarre ricchezza dai poveri servono gli eroi che devono blandire, ammansire e guidare verso le spese opportune il povero.

Cerchiamo di descrivere il lavoratore povero medio.

È un soggetto che fa un lavoro poco remunerato, spesso fisicamente faticoso (pensiamo agli operatori nei magazzini di e-commerce, di base organismi eterodiretti simili a droni biologici), a volte remotizzabile (pensiamo ai call center). Molti poveri hanno un contratto a tempo, che offre loro poca sicurezza per il futuro.

A cosa ambisce chi è povero? Ovviamente a diventare meno povero oppure, nello scenario da 1000 e una notte, diventare ricco. Qui entra in gioco la speranza incarnata nel ruolo degli eroi (tra cui il signor Totti ed ex consorte).

Inconsciamente, per mantenere una sorta di stabilità emotiva, il povero deve concedersi delle piccole soddisfazioni durante la sua vita. Ogni piccola soddisfazione deve essere allineata alla capacità di spesa e/o d’indebitamento.

Con queste premesse cerchiamo di comprendere come viene estratta ricchezza dal povero.

Nello scenario alimentare/ristorazione una delle ultime mode sono i ristoranti etnici, tipo i sushi “giapponesi” all you can eat.

Basta fare una visita a questi locali, specie nel week end, per osservare i poveri che si danno un tocco di “brio culinario” con cibi “esotici” preparati da sapienti chef cinesi.

Spesso il riso è tiepido o caldo, il pesce è moderatamente fresco e le ricette italianizzate; per dirla semplice un sushi AYACE sta a un ristorante sushi come un italiano di Roma sta a un migrante di 5° generazione di “broccolino NewYork”.  Tuttavia nei sushi AYACE, con una media di 15-20 euro, si può mangiare esotico e una famiglia di 3 individui può concedersi il lusso di mangiare cose nuove.

Per andare al ristorante etnico il lavoratore/trice povero/a deve acquistare trucchi e abbigliamento adatto alla serata. Trucchi e abiti economici sono ovviamente promossi da influencer famosi/e (il caso di Skims di Kardashian è forse il più rilevante, con i suoi prodotti a costi modesti).

Per avere un tocco di fuga dalla realtà i poveri vanno anche in vacanza (all inclusive s’intende). Quest’anno i poveri s’indebiteranno per circa 5.600 euro, ripagando il debito in sole 52 comode rate, nei successivi 4 anni.

Dopo tutto se l’eroe di turno va in posti super instagrammabili anche il povero ha diritto di andarci, magari in un hotel un po’ più modesto.

Ma la foto con il tramonto sul mare è un diritto inalienabile di ogni povero.

Ovviamente i poveri non vanno sempre al sushi AYACE o in vacanza.

Magari si fanno un aperitivo all you can eat, e mandano giù una birra o qualunque soluzione alcolica a poco prezzo. Anche in questo caso ci sono gli eroi a spingere il povero verso un marchio di birra o un altro. Ovviamente, inconsciamente, il povero bevendo quella birra, penserà di essere come il suo eroe (almeno per qualche minuto).

Parlando di cibo ricordiamoci che i poveri mangiano spesso a casa. In questo caso la valorizzazione avviene tramite cibi precotti inscatolati a lunga scadenza o surgelati. Non a caso nello scenario della grande distribuzione, i cibi inscatolati e surgelati sono quelli che continuano una lenta crescita.

Tutte queste valorizzazioni di ricchezza dai poveri si ottengono grazie agli eroi che promuovono prodotti e servizi (compresi i prestiti a breve termine comprare beni su e-commerce).

Eroi & politica dei poveri

Se quanto detto sopra può far storcere il naso, magari per la schiettezza, capita. Del resto la speranza esiste, nel migliore dei casi, per distrarre le persone, i poveri in particolare.

In occidente la popolazione che diventerà povera nei prossimi anni è destinata ad aumentare. Differenti sono i fattori: automazione dei processi produttivi, crisi sistemiche (quella ucraina o il Covid non è detto che siano le ultime). E poi c’è l’inflazione.

I poveri lavoratori, e i loro eroi, rappresentano anche una variabile politica che può spostare gli equilibri d’intere nazioni. Anche in questo caso gli eroi servono per guidare i poveri.

Consideriamo lo scenario di crescente povertà della classe media occidentale. C’è un livello di soglia oltre il quale lo scenario potrebbe diventare esplosivo?

È un’ipotesi da non scartare. Di solito questo tema interessa i paesi poveri, come accaduto durante le rivolte del pane nel 2011 (conosciute allegramente come “primavere arabe”). Tuttavia le tensioni post Covid e la recente crisi Ucraina, con conseguente assedio economico alla Russia, stanno ponendo un grave fardello alla classe media, che vede erodersi il suo potere d’acquisto a fronte di una crescita oggettiva di tutti i beni e servizi.

La recente disfatta di Macron in Francia è un indice. Un presidente che ha basato una buona parte della sua campagna elettorale sul supporto al presidente ucraino. In sede di voto i francesi hanno fatto notare che il popolo vuole pane, o magari brioches. Il francese medio, al netto del doveroso buonismo occidentale, pare molto più preoccupato del suo potere di acquisto in crollo, rispetto alla minaccia russa alle porte dell’Europa.

Le prossime elezioni in Italia e in Usa potranno offrire conferma o meno che il popolo occidentale, specialmente i poveri, siano più o meno interessati alla democrazia altrui o alle proprie tasche.

Ricordiamo che destra e sinistra, negli anni, sono molto cambiate. In Usa per esempio i repubblicani sono divenuti sempre più popolari (alcuni suggeriscono populisti) e nazionalisti, mentre i democratici sono sempre più focalizzati sul benessere del ceto medio alto.

In Italia si è arrivato a suggerire che il partito democratico sia il partito della “zona 1” delle città. Anche in questo caso gli eroi possono tornare utili. Ex calciatori, ex soubrette, ex attori sono tutti eroi, emersi dal nulla, che possono guidare i poveri lavoratori / elettori, verso la redenzione.

Da Regan a Schwarzenegger, da Rivera all’assenteista Vezzali, anche in politica gli eroi servono per guidare i poveri e, nel caso migliore, guidarli alle scelte migliori.

Gli eroi, con la crescita vertiginosa di poveri lavoratori, saranno sempre più utili per stabilizzare i poveri ed evitare che rompano i ranghi, magari degenerando in rivolte civili. Ora serve comprendere se Totti è ancora un eroe utile, oppure ci sono eroi più freschi e adatti alla nuova generazione di lavoratori poveri, Millenials e Gen-z.

Ai poveri l’ardua sentenza.

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