Gorbaciov: comunista, innovatore, incompreso e tradito

“Gli Stati Uniti sono divenuti arroganti e sicuri di sé dopo il collasso dell’Unione sovietica. Questo comportamento ha portato all’espansione della Nato. La Nato si è avvicinata di anno in anno ai confini della Russia. La Russia ha chiesto alcuni mesi fa garanzie legali che l’alleanza atlantica fermi la sua espansione. Come si può parlare di relazioni eguali con gli Stati Uniti e l’Occidente in questa posizione?”. Così parlava Mikhail Gorbaciov a una tv russa a dicembre 2021 (una delle sue ultime interviste). Parole dure, forse di un uomo amareggiato.

Morto da pochi giorni non v’è dubbio che sia stato una persona chiave nel mutare la storia mondiale. Gli occidentali, specialmente i politici, lo ricordano come “l’uomo nuovo” del partito comunista sovietico; i russi, specialmente i politici, lo ricordano come un traditore, uno che ha distrutto l’Unione sovietica e azzoppato la stessa madre Russia.

A titolo personale credo che sia stato un comunista innovatore che, negli anni in cui è vissuto, ha compreso che il cambiamento di rotta dell’Unione sovietica non era possibile ma ineludibile.

Gorbaciov cercò di salvare a suo modo l’Unione sovietica, ma fece due grandi errori, il primo interno al suo mondo, il secondo esterno. Entrambi dovuti alla sua ottimistica valutazione di un positivo cambiamento.

Il primo errore fu credere che un sistema politico-militare sovietico, forgiato da oltre 40 anni di privazioni e burocrazia, potesse cambiare in pochi anni.

Il secondo errore fu di fidarsi dell’Occidente, e in particolare degli americani, credendo che avrebbero supportato questa storica transizione. Vediamo di fare il punto.

Un’errata comprensione del proprio mondo

L’Unione sovietica, quando Gorbaciov ne divenne segretario generale, era una bestia strana: stremata da una corsa agli armamenti che l’aveva dissanguata, con un’economia interna funzionante ma che aveva forti criticità nell’ammodernamento dell’industria civile, specie quella leggera. D’altro canto, offriva tutto praticamente gratis ai propri cittadini: educazione, sanità, pensioni.

Giunto al potere si ritrovò come rivale un mediocre attore eletto per guidare il mondo capitalista. Gorby invece veniva da una tradizione di percorso politico consolidato tra lavoro nei campi e istruzione politica di partito.

La sua visione di modificare l’Unione sovietica nasceva da un visione estremamente razionale: il Paese era sull’orlo del collasso sistemico. Sua la visione di un approccio “più rilassato”, che, dando maggior spazio alla scelta individuale, avrebbe potuto rilanciare la società. Non comprese che il potere centrale non avrebbe mai accettato questo cambiamento così repentino.

Lo stesso esercito, braccio armato della Urss, rischiava di collassare e il colpo di Stato del 1991 fu una logica, seppur tragica, conseguenza.

L’era Yeltsin fu un periodo devastante moralmente, psicologicamente, socialmente ed economicamente per i russi. Per certi aspetti si può dire che il successo di Putin, piaccia o meno all’Occidente, è derivato dal crollo di Gorbaciov e l’era Yeltsin. Tuttavia resta da comprendere se questi decenni di sofferenze potevano essere alleviati dall’occidente.

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Il funerale dell’ex presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov nel cimitero di Novodevichy a Mosca. L’ex leader sovietico è morto il 30 agosto a 91 anni. EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO / POOL

Un’errata comprensione dei nuovi amici

In questi mesi si discute spesso della promessa americana in merito alla non espansione della Nato verso oriente. Putin l’ha ribadito più volte. Yeltsin lo aveva più volte fatto rimarcare ai presidenti americani. Lo stesso Gorbacev ammetteva di aver avuto rassicurazioni orali che la Nato non avrebbe annesso gli stati ex Urss. Persino l’allora ambasciatore americano in Russia ne ha parlato.

Quello che Gorbaciov non comprese fu la visione dei vertici, e del deep-state americano, nei confronti dei russi (o dell’impero russo). Gli americani hanno storicamente ereditato la competizione con la Russia che prima era del Commonwealth britannico.

Il fatto che l’impero russo sia divenuto una nazione comunista, grazie all’intervento degli stessi occidentali, non ha cambiato l’animo degli anglo-americani nei confronti di questo vasto stato.

Per quanto si possa accusare gli americani di aver tradito la promessa di non espansione, difficilmente si può ritenere che le condizioni miserrime in cui si trovò la Russia di Yeltsin fossero dovute solo a una mancata promessa.

Crollata l’Urss, gli speculatori occidentali e gli economisti, la maggioranza della scuola di Chicago, calarono come locuste sulle repubbliche ex sovietiche.

Con la scusa di “salvare” dal fallimento economico le nazioni sovietiche gli speculatori misero le mani, o infiltrarono, la maggioranza delle risorse di valore: industria pesante, immobiliare, energia, armamenti, materie prime, infrastrutture di trasporti. Avvenne in tutto l’ex impero sovietico.

Tra gli economisti inviati per aiutare le ex repubbliche sovietiche nella transizione al mondo capitalista c’era un giovane Jeffrey Sachs.

Oggi premio Nobel per l’economia, ha recentemente raccontato della sua esperienza. “Nel 92-93, durante il passaggio da Gorbacev a Yeltsin, ero operativo in Polonia e Russia. Era necessario che il mondo occidentale aiutasse il blocco ex sovietico a gestire la crisi finanziaria. Avevo sviluppato un modello di supporto finanziario basato sul modello polacco. In Polonia il governo americano era intervenuto creando un fondo di stabilizzazione, cancellando parte del debito, attivando differenti manovre di finanza straordinaria, che permisero alla Polonia di gestire meglio la crisi”.

Ovviamente quest’approccio, è bene ricordarlo, non fu indolore per i polacchi. La Polonia sperimentò, forse per prima, quello che in inglese si chiama “crash course di capitalismo estremo”.

Tuttavia, i capitali occidentali furono un valido supporto per la Polonia nel gestire la sua finanza e le sue molteplici privatizzazioni (spesso supportate da capitali privati occidentali).

Sul modello polacco Sachs sviluppò un piano per la Russia. Qualcosa non andò per il verso giusto: è qui che avvenne il vero tradimento occidentale verso la Russia.

Lo spiega lo stesso Sachs in una recente intervista “ Dopo l’ascesa al potere di Yeltsin feci le stesse raccomandazioni basate sul modello polacco per strutturare delle basi finanziarie solide per la Russia. I burocrati americani di allora mi risposero che non importava se le mie raccomandazioni erano valide, o se il mio modello aveva funzionato in Polonia. Questo progetto, in Russia, non sarebbe stato applicato”.

Quel che spiega Sachs permette di approfondire il rapporto Usa-Russia e il perché si sia evoluta questa frattura.

“Ci misi un poco a comprendere il perché. Tuttavia dovetti apprendere le dinamiche geopolitiche che erano in essere tra gli Usa e la Russia. In quegli stessi anni Cheney (poi divenuto vicepresidente con Bush Junior, nda), Wolfowitz e Rumsfled (altri due uomini chiave del bellicoso governo di Bush Junior, nda) avevano creato il Project for the New American Century”.

Il progetto prevedeva una visione monopolare del mondo guidata dagli Stati Uniti d’America. Un progetto ambizioso, i cui maggiori fautori erano uomini chiave dell’allora complesso industriale-militare americano, molti dei quali avevano l’abitudine di usare porte scorrevoli: quando venivano eletti nel settore pubblico facevano gli “interessi dell’America” da dentro, quando erano nel settore privato raccoglievano i benefici della loro azione politica.

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Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan durante il secondo summit meeting nella St Catherine Hall, una sala riunioni all’interno del Cremlino, il 30 maggio 1988. Si trattava del primo vertice (20 maggio-2 giuno) nella capitale sovietica, cuore dell’ex “Impero del Male ” . ANSA/ARCHIVIO/GID

Il caso di Dick Cheney è forse il più rilevante, parlando di porte girevoli.

La visione di Sachs è netta e chiara, e ci aiuta a comprendere il perché il popolo russo ha dovuto patire decenni di sofferenza, morte e umiliazione. Gorbacev era un innovatore al momento giusto ma con i compagni di viaggio sbagliati, a partire dallo stesso partito che lo aveva eletto.

I russi di oggi, specialmente coloro che han vissuto il periodo della perestroika, vedono in Gorbacev un traditore, non gli si può dare torto. La conoscenza del russo medio, di quello che fu il confuso periodo del crollo della Urss, è tutt’altro che chiara. Vale la pena, giusto per chiudere, considerare come ai russi dell’epoca, certe cose vennero nascoste.

Un famoso spot di Pizza Hut, ai tempi di Yeltsin, vedeva un vecchio russo dire “Gorbacev… “a causa sua abbiamo confusione economica, a causa sua abbiamo instabilità politica, a causa sua abbiamo caos completo…”. Mentre addentava una fetta di pizza l’anziano veniva azzittito dalla moglie che diceva: “a causa di Gorbacev abbiamo tante cose, tra cui Pizza Hut”.

Lo spot di Pizza Hut non andò mai in onda in Russia, venne distribuito in occidente. Dire ai russi dell’epoca “Ehi, avete perso tutto ma eccovi qui una bella fetta di pizza, gustatevela”, forse sarebbe stato un messaggio fraintendibile.

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