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L’inquinamento ‘avvelena’ il cervello dei piccoli

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Pessime notizie per gli abitanti delle grandi città, assediate dal traffico e dove il verde scarseggia. Respirare aria ricca di smog, infatti, non danneggia solo i polmoni, ma avvelena il cervello (in particolare quello dei più piccoli).

Se gli effetti del cambiamento climatico (a lungo negato) moltiplicano anche in Italia gli eventi estremi, nuovi studi evidenziano i danni per la salute legati all’inquinamento. A essere più vulnerabili, ancora una volta, sono i bambini. 

Già in passato i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston avevano ipotizzato una correlazione tra l’esposizione ad alti livelli di inquinamento e la diminuzione del volume del cervello.

Ora un nuovo studio, firmato dal Barcelona Institute for Global Health  (ISGlobal) e pubblicato su ‘Environmental Pollution’, evidenzia un’associazione nei bambini di 9-12 anni tra l’esposizione agli inquinanti atmosferici – quando erano ancora nella pancia della mamma e durante i primi 8 anni e mezzo di vita – con alterazioni della connettività strutturale della sostanza bianca nel cervello.

Non solo: maggiore è l’esposizione allo smog prima dei 5 anni, maggiore sarà l’alterazione della struttura cerebrale osservata nella preadolescenza.

Si tratta di anomalie associate a disturbi psichiatrici come sintomi depressivi, ansia e disturbi dello spettro autistico. Lo studio ha messo in luce, inoltre,  un legame tra l’esposizione specifica al particolato fine (Pm 2.5) e il volume del putamen, una struttura tondeggiante localizzata nel cervello e coinvolta, tra l’altro, nella funzione motoria, nei processi di apprendimento e nelle emozioni.

Lo studio ha rilevato che maggiore è l’esposizione al Pm 2.5, soprattutto durante i primi anni di vita, maggiore è il volume del putamen in preadolescenza. Ma che vuol dire? “Un putamen più grande è stato associato ad alcuni disturbi psichiatrici, quali schizofrenia, disturbi dello spettro autistico e disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo”, ha spiegato Anne-Claire Binter, ricercatrice di ISGlobal e prima autrice dello studio.

I dati arrivano da un’analisi condotta su un gruppo di 3.515 bambini. Per determinare l’esposizione di ciascun partecipante all’inquinamento atmosferico durante il periodo di studio, i ricercatori hanno stimato i livelli giornalieri di biossido di azoto (NO2) e particolato (Pm 2.5 e assorbimento di Pm 2.5) nelle loro case durante la gravidanza della madre e fino a quando non hanno raggiunto gli 8,5 anni di età. Poi, quando i partecipanti avevano tra 9 e 12 anni, sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale per esaminare la connettività strutturale e i volumi di varie strutture cerebrali in quel momento.

“Una delle conclusioni importanti di questo studio è che il cervello del bambino è particolarmente suscettibile agli effetti dell’inquinamento atmosferico non solo durante la gravidanza, come è stato dimostrato in studi precedenti, ma anche durante l’infanzia”, spiega Binter.

“Per il 99% della popolazione del mondo ogni singolo respiro contiene sostanze inquinanti che danneggiano la saluteOgni anno lo smog uccide più di 7 milioni di persone. Noi abbiamo bisogno di pulire la nostra aria e di farlo in fretta”, ha detto il  direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un video diffuso via social oggi in occasione della giornata designata dall’Onu come “International Day of Clean Air’. Ora abbiamo un altro motivo per accelerare nella lotta all’inquinamento ambientale.

Coterella
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