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Il lavoro e le politiche pubbliche

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Renato Loiero

Questa convinzione si è affermata generalmente, forse, all’indomani del ’68, ma già prima Pasolini aveva scritto: “I ragazzi e i giovani sono in generale degli esseri adorabili, pieni di quella sostanza vergine dell’uomo che è la speranza, la buona volontà: mentre gli adulti sono in generale degli imbecilli, resi vili e ipocriti (alienati) dalle istituzioni sociali, in cui crescendo, sono venuti a poco a poco incastrandosi (…) Voi giovani avete un unico dovere: quello di razionalizzare il senso di imbecillità che vi dànno i grandi, con le loro solenni Ipocrisie, le loro decrepite e faziose Istituzioni”. (P. P. Pasolini, Le belle bandiere. Dialoghi 1960-1965, Roma, Editori Riuniti, 1996).

Così arrivava la consapevolezza che essere giovani non significava solo non essere ancora giunti ad una piena maturità, ma qualcosa di più. La differenza è che allora i giovani credevano al cambiamento e ora non ci credono più. Hanno smesso di crederci e gli effetti si vedono chiaramente nei numeri dei Neet (Not in education employment or training).

Secondo Istat, nel 2021, il 12,7% dei giovani d’età tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato precocemente gli studi e, nel Mezzogiorno, l’incidenza raggiunge il 16,6%. I Neet sono il 23,1% della popolazione d’età tra i 15 e i 29 anni e, nel Mezzogiorno, l’incidenza è doppia rispetto al Centro-Nord. In tutto sono considerati Neet 2 milioni e 32mila giovani italiani.

Per affrontare il problema, tra il 2021 e il 2023, l’Italia ha adottato diverse politiche per promuovere l’inclusione sociale e l’autonomia economica degli interessati, ma nulla è bastato. Perché loro, i giovani, di noi grandi e delle nostre istituzioni non si fidano più.

Questo governo ha cercato di affrontare il problema in modo strutturale nel decreto lavoro dello scorso maggio e vedremo nei prossimi mesi gli effetti delle nuove politiche adottate.

Dal 1° giugno al 31 dicembre 2023, i datori di lavoro che assumeranno giovani Neet, riceveranno un incentivo fino al 60% della retribuzione mensile, valido per dodici mesi. Nella relazione tecnica che accompagna il decreto legge abbiamo stimato che nel 2023 la misura potrebbe favorire circa 70mila nuove assunzioni di giovani under 30.

Tra queste, il 56% (39mila giovani) con un contratto stabile o di apprendistato professionalizzante, per una retribuzione media mensile (calcolata sul 2021) di 1.300 euro. Il bonus sarà valido per le assunzioni a tempo indeterminato, per somministrazione e per il contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere, tranne che per i rapporti di lavoro domestico. Inoltre, potrà essere cumulato con l’incentivo per assumere giovani under 36 previsto dalla legge di bilancio per il 2023 e con altri esoneri o riduzioni delle aliquote già previste da altre disposizioni, ma in questo caso il bonus scenderà al 20% della retribuzione mensile lorda. Quanto ai fondi in dotazione, sono stati stanziati 80 mln di euro per il 2023 e 51,8 mln per il 2024.

Un primo passo verso la soluzione di un problema che va ben oltre i nostri confini nazionali.

 

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