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La cultura e il valore dell’identità digitale

Il passaporto del termine ‘identità’ si perde nello spazio e nel tempo, ma arriva a noi in una struttura unica e indivisibile per essere valorizzato dagli strumenti a disposizione della transizione digitale e trasformato in un patrimonio per uno scopo convergente rispetto al futuro dell’umanità.

L’identità delle persone, considerata da questo punto di vista digitale, rappresenta oggi una sfida, un ponte tra innovazione e tradizione, tra cultura e futuro. In un mondo interconnesso e interdipendente è però complesso dare una definizione univoca del concetto di identità se non ricorrendo alle tecnologie tipiche dell’informatica che garantiscono l’identificazione univoca delle persone (digital ID), concedendo loro la disponibilità digitale della propria identità (digital access), la confidenzialità, l’integrità e il valore delle informazioni personali come asset digitale (cybersecurity). Il mercato globale delle identità digitali potrebbe superare, secondo alcune stime, i 50 mld di dollari entro il 2026.

Pertanto, le autorità che durante la crisi pandemica hanno chiesto alle imprese di adottare nuove pratiche per lavorare in remoto e mantenere il distanziamento, oggi, per emettere documenti di ID devono ridisegnare i modelli di collaborazione con i fornitori di tecnologia così da rendere le modalità digitali di fare impresa o di vivere come cittadino digitale sempre disponibili.

La rivoluzione digitale promette di portare i cittadini europei a diventare sempre più digitali grazie a una riforma strutturata ed ordinata della pubblica amministrazione. Dalla banda ultra-larga per tutti i fruitori, alla costruzione del cloud; dalla semplificazione burocratica attraverso la realizzazione piena del principio ‘once only’, per arrivare infine alla tecnologia di riconoscimento biometrico, l’accesso digitale promette di garantire a tutta la popolazione italiana la fruizione dei principali servizi. L’importante sarà formare le persone alla corretta gestione della ID in modo da consentire agli utenti il controllo sui propri dati superando le richieste più traccianti dei super cookies delle big tech. Un passo ulteriore è stimolare la consapevolezza che il quadro normativo di riferimento debba essere aggiornato in continuità e in sinergia con le tecnologie abilitanti che per loro natura hanno un ciclo di vita scalabile.

Nella vita reale gli sviluppi positivi che le organizzazioni internazionali vedono nel promuovere l’utilizzo della ID, passa anche attraverso la protezione delle identità di cittadini che trovandosi nella condizione di doversi trasferire debbano assumere una nuova ID da inserire poi nel registro della società civile. Nel fintech gli sviluppi sono altrettanto promettenti e rivoluzionari: una qualsiasi organizzazione accreditata crea un account virtuale su blockchain per i beneficiari, carica i loro i diritti, l’identità viene verificata e quella ID e l’importo dell’acquisto vengono automaticamente inviati alla blockchain, che autentica, registra ed invia la transazione, la conferma per emettere, ad esempio, una ricevuta. I vantaggi sono evidenti, tra questi la possibilità di utilizzare le transazioni generate dalla blockchain per stabilire una storia creditizia.

Utilizzare la tecnologia di identificazione digitale in modo scalabile e trasparente significa dunque mettere in moto un meccanismo capace di creare una società orientata al futuro in cui i diritti umani e i doveri diventano quell’impalcatura indispensabile che non si limita a trasformarsi in innovazione, ma che rappresenta progresso, a disposizione di tutti.

 

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