27 Marzo 2019

Innovazione sì ma come?

Enrico Verga

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La parola innovazione ormai è comune: se non innovi sei un ‘poveretto’. Spesso mi sono trovato a dialogare con differenti aziende (per dimensione e soluzione di governance) e la vera domanda che mi viene posta è: ‘innovare, ma come?’. Scomponiamo il concetto di innovazione (quanto meno osservando il panorama italiano) per comprendere come e dove esistono sfide per le aziende che vogliono innovare.

Aggiornamento Hardware

All’inizio ci furono i piani di ammortamento: da Tremonti fino a Calenda è stata una festa per chi voleva cambiare macchine e aggiornare gli impianti. “Ora le pmi hanno macchinari nuovi, ma non riescono a valorizzarli e utilizzarli al meglio”, spiega Stefano Valvason, direttore generale di A.P.I. (Associazione Piccole e Medie Industrie). “Il concetto di innovazione non è solo fisico, si tratta di cambiare il paradigma culturale alla base della gestione dell’impresa e dei suoi processi. Sostituire macchinari vetusti con nuovi impianti è sicuramente un primo passo. Tuttavia, senza un complessivo ripensamento dei processi in chiave tecnologica, nuovi approcci per la gestione del dato (al servizio della forza vendita, dell’amministrazione o della supply chain etc)… si sta sprecando un’opportunità. Un altro snodo non dipende dall’impresa ma dai governi, le infrastrutture digitali che, ahimè, anche in Lombardia non sono al passo con i tempi e non consentono ai dati di viaggiare alla velocità consentita in altri paesi europei. Questo penalizza o a volte vanifica gli investimenti”. Prima si parlava di industria 4.0; nei suoi ultimi giorni di governo Calenda introdusse una nuova visione con l’impresa 4.0. Le “macchine nuove”, comprate con i vari super ammortamenti, sono solo una delle voci, assimilate alla sezione “Iot and Smart Machine”. Tuttavia, se consideriamo lo schema nel suo insieme – senza tenere conto del fattore umano – notiamo che l’industria 4.0 implica innovazione in numerose voci che devono essere aggiornate e, soprattutto integrate. Se parliamo di innovazione, quindi, dobbiamo ricordare che le “macchine nuove” sono solo una parte dell’intero processo di innovazione in termini di Hardware. Infatti, una solo delle voci mappate non crea un vero processo di innovazione.

Fattore Umano (chi dovrebbe innovare le pmi?)

“La percezione comune che si ha dell’innovazione, specialmente nelle pmi, è talvolta incompleta”, prosegue il direttore generale Valvason, evidenziando che “si tende a focalizzarsi su un aspetto, a dividere in modo netto l’innovazione degli strumenti di marketing per l’internazionalizzazione dall’innovazione del macchinario di produzione, ma, difficilmente, si riesce ad avere una visione di insieme e a comprendere il vantaggio competitivo che si può ottenere ridisegnando i processi aziendali e formando il personale a generare innovazione”. La confusione su cosa sia veramente l’innovazione, quando serve, come deve essere sviluppata in una Pmi è palese. Il mondo dei “consulenti” aiuta, ma in modo caotico. Sino a pochi anni fa il termine “social media manager”, per esempio, era percepito come qualcuno che stava su Facebook. Oggi il termine influencer o innovation manager vengono ancora facilmente confusi. Il concetto di innovazione, in verità, viene descritto con elementi a volte molto pratici (tempo macchina) e altre volte molto eterei (la psicologia dell’imprenditore). “Anche i collaboratori dell’azienda sono investiti dal cambiamento e la formazione è fondamentale per gestire il passaggio. La fatturazione elettronica, ad esempio, consente di ripensare l’amministrazione e introdurre il controllo di gestione; la realtà virtuale può facilitare e rendere più efficace la formazione dei dipendenti e dei clienti; la stampa 3d può portare a riprogettare completamente un prodotto introducendo funzionalità prima neanche concepibili”. Concettualmente, “l’imprenditore che appartiene a una determinata generazione dovrebbe essere più fertile all’approccio integrato, ma purtroppo è spesso sommerso dall’operatività e ha poco tempo di pensare alla strategia e a una nuova vision, che porti a ridisegnare il processo aziendale – spiega Valvason – con il mercato dei consulenti frammentato, fatto da differenti professionalità e gradi di esperienze, è difficile per un imprenditore potersi orientare efficacemente. In questo senso le associazioni, come A.P.I., sono un punto di riferimento utile. A.P.I. è un partner affidabile, potremmo dire che dà una “garanzia” sulla capacità dei consulenti che lavorano con l’associazione di relazionarsi con un imprenditore e intervenire adeguatamente su una piccola e media impresa ”.

Governance e famiglia

L’innovazione è influenzata anche dalla psicologia e dal background dell’imprenditore. Una volta ridefinito il processo, acquistato il nuovo impianto, selezionato il project manager (il consulente) che si ritiene più adatto, si arriva al momento in cui si concretizza il cambiamento. E’ il momento in cui la psicologia, l’economia e i processi si incontrano. “Ciascuna pmi ha una propria specificità. L’organigramma aziendale è spesso di stampo familiare, quindi sulle dinamiche operative si innestano anche quelle familiari. Questo è uno degli aspetti principali di cui tener conto nel miglioramento dei processi”. I casi in cui un’azienda e i suoi progetti di innovazione possono essere influenzati da dinamiche interne alla famiglia non sono rari. Succede anche nelle grandi imprese, l’esempio della Melegatti di qualche anno fa è un caso da manuale. “Ipotizziamo, per un momento, che il leader della famiglia, Ceo della pmi, decida di innovare; avrà una sua visione, potenzialmente allineata o in conflitto con i figli o i fratelli. Se innovare un intero sistema produttivo implica, per esempio, rallentare le consegne per alcuni mesi, questo può compromettere l’azienda”. Se è vero che l’innovazione è utile, è però importante comprendere i singoli passi, così da evitare i colli di bottiglia che possono strozzare il ciclo produttivo e di fatto creare una crisi aziendale. Bisogna pensare in grande e agire con gradualità.

Innovare con una visione

Assumendo che i primi tre passaggi siano stati risolti resta il tema di quali priorità darsi nell’innovare. Il processo di innovazione, spiega Valvason, “implica il fatto di avere una visione strategica di medio lungo periodo. Il clima aziendale e il rapporto con il consulente sono importanti, per creare un ambiente sereno per lo sviluppo di nuovi approcci produttivi (o di gestione). Tuttavia, è bene considerare che le pmi che hanno innovato solo per fini fiscali (approfittando per esempio dell’iper ammortamento ndr) stanno sfruttando in modo limitato un’opportunità”, conclude Valvason. Il concetto di innovazione implica una visione strategica di insieme che esula dal singolo esercizio fiscale. Innovare richiede un approccio che spinge a ripensare il modello di business dell’intera azienda. Macchine più performanti spingono a una maggior qualità della produzione, servono però commerciali che sappiano valorizzare le nuove offerte e che sappiano leggere i dati. Il cambiamento va gestito attraverso la sincronia dei meccanismi. Serve capire qual è il posizionamento dell’azienda all’interno della filiera in cui integrarsi, serve una strategia che possa includere le potenzialità delle nuove tecnologie, serve capacità di analisi del dato e di cambiare o adattare la produzione alle richieste e a quanto emerge. La flessibilità della governance familiare, lo sforzo dei consulenti e del personale dell’azienda, sono la spinta per raggiungere l’obbiettivo. Innovare è vitale, ma farlo nel modo sbagliato può essere l’inizio della fine.

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