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20 Maggio 2019

Reti ferroviarie, la scelta sbagliata

Morena Pivetti

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Cosa non si farebbe per uno 0,1% in più di Pil. Non del 2019 e neppure del 2018, lo 0,1% di Pil in più per l’anno 2017, da +1.6% a +1.7%, mentre per il 2018 il +0,9% è rimasto inalterato. E’ stata l’Istat, d’intesa con Eurostat, a rivedere al rialzo le stime all’inizio di aprile, dopo aver incluso nel perimetro della Pubblica amministrazione 10 enti in più, tra cui Rete Ferroviaria Italiana (il gestore dell’infrastruttura ferroviaria, società del gruppo FS) e Ferrovie Nord Milano, sempre per la parte che riguarda la proprietà dei binari. Entrambe sono società per azioni, FNM è addirittura quotata alla Borsa di Milano. Motivazione? “Necessità di contabilità dello Stato”. La nuova stima ha prodotto come risultato una revisione verso l’alto del prodotto nominale di circa 3 miliardi per entrambi gli anni 2017 e 2018.

Peccato che questo +0.1% di Pil 2017, ammesso e non concesso che fosse questo il vantaggio che si intendeva ottenere (ma altri non se ne vedono, a meno che non si prefiguri già un impatto positivo sui conti per il 2019) produca una serie di “danni collaterali”, a cui forse in un primo momento non si è pensato. Ma che le due società interessate, anche se finora non sono uscite pubblicamente, e soprattutto i sindacati, hanno colto. Con apprensione.

Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti contestano l’inclusione nella Pa e si dicono molto preoccupati perché questa scelta comporta “rischi certi e notevoli per le stesse aziende, per i gruppi a cui appartengono e per l’occupazione”: “se a tale operazione dovessero seguire i decreti di riclassificazione – insistono – sarebbe esposta a seri rischi l’occupazione di oltre 100mila lavoratori tra diretti e indiretti e l’intero sistema della mobilità italiana”.

La riclassificazione avrebbe un notevole impatto sul governo delle due società perché “sarebbero soggette a tutti i vincoli della Pa. A cui si aggiungerebbe la limitazione del turn over, soprattutto nella manutenzione infrastrutture, che potrebbe creare gravi criticità sulle carenze di personale. Infine il vincolo della Consip quale centrale acquisti rischia di ridimensionare il perimetro di Ferservizi, l’attuale centrale acquisti del gruppo Fs”. Secondo i sindacati “l’altra grave incognita è negli effetti sulla contrattazione nazionale, senza contare che il gruppo Fs sarebbe smembrato”. I sindacati chiedono un confronto urgente con i ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e con l’Amministratore delegato delle Fs, per evitare gli effetti negativi di tali scelte politiche.

“E’ una sciagura, una decisione senza capo né coda, che non è stata valutata – non ha peli sulla lingua Andrea Gibelli, Presidente di Ferrovie Nord Milano – e che va aggiustata al più presto. Questo cambio di parametri è un puro artificio contabile per guadagnare qualche decimale sui conti pubblici. Noi siamo quotati in Borsa, operiamo in condizioni di mercato, con un contratto di programma che pianifica gli investimenti. Siamo chiaramente fuori dalla Pa e non ha senso imporci i suoi vincoli”.

Da Rete Ferroviaria Italiana fanno sapere che stanno ancora approfondendo la novità, i cui effetti non sono al momento molto chiari, insieme al Ministero dell’Economia (l’azionista) e al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. L’inserimento nella Pa necessita della validazione del governo e di un decreto ad hoc, atteso per settembre. A Piazza della Croce Rossa ci si aspetta, in ogni caso che, se la scelta dell’Istat verrà confermata, si approveranno norme ad hoc per Rfi, come è già stato fatto per Anas.

Il pericolo maggiore è sull’indebitamento e sulla capacità di investimento: quando i trasferimenti dello Stato ritardano, l’azienda anticipa le risorse, finanziandosi autonomamente sul mercato. Procedura che sarebbe molto difficile da seguire, se non impossibile, nel recinto della Pa. L’effetto produrrebbe un rallentamento, anche vistoso, degli investimenti, e quindi dei cantieri. Il governo fa grande affidamento sul piano industriale Fs appena presentato, che vale 28 miliardi di infrastrutture ferroviarie, sia per far crescere il Pil che per aumentare l’occupazione.

Far rotolare, volutamente, dei massi sui binari, non sembra una mossa granché azzeccata.

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