16 Giugno 2019

Che impatto avrà la moneta digitale di Facebook?

Enrico Verga

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L’idea di una Facebook moneta non è cosa nuova per il social network. Il gruppo è tornato alla carica annunciando che, entro fine giugno, sarà presentata una moneta digitale. La moneta dovrebbe essere usata dagli utenti per interagire con i negozi virtuali, invio di denaro (money transfer) e altre future applicazioni finanziarie. Il paragone con il cinese wechat è naturale ma la somiglianza è superficiale. Sfide? Benefici? Chi ci perderà? Andiamo per ordine.

Wechat è 1000 volte Facebook. Il sistema di Wechat è incarnato completamente nella cultura asiatica, prima di tutto quella cinese, dove si stima che la app sia usata da oltre 1 miliardo di cinesi. La funzione di scambio di soldi è solo una stella nella galassia della piattaforma. Wechat fa parte del gruppo Tencent, in Cina un colosso tecnologico. Per capire quanto Wechat sia differente da Facebook serve un breve excursus sul sistema del Social Rating Citizen. La Cina negli ultimi anni ha integrato compagnie tecnologiche per creare un sistema di monitoraggio e controllo. Tencent insieme ad altri gruppi come Sesame Credit sono autorizzati dal governo al programma (in divenire con delle sfumature  piuttosto inquietanti) di questo sistema: il Social Rating Citizen (o Social Credit System). In parallelo il sistema di controllo cinese, per funzionare, ha dovuto implementare una serie di politiche di protezionismo: i grandi gruppi di bigdata occidentali in Cina sono finiti male, e sono scappati. Si comprende facilmente come per il governo voglia avere il completo controllo sui big data generati sul territorio nazionale (quindi meglio tener gli stranieri). In questo contesto è fiorito Wechat: da singola app a universo a 360° dove ogni interazione e transazione è monitorata (indirettamente) dal governo. Facebook non è protetto come Wechat. In Usa ha sicuramente beneficiato di un unico mercato (unica lingua, leggi comuni etc..) poi è arrivato in Europa e di li si è espanso. Zuckerberg deve fare tutto in salita, rispetto a Wechat.

Diversificare una necessità, non una scelta. Gli scandali che hanno investito Facebook hanno spinto Zuckerberg a rendere meno permeabile e strumentalizzabile la piattaforma da terzi (dagli odiatori ai comuni giornali). Una maggior chiusura potrebbe portare a una stagnazione di utenti e/o di raccolta pubblicitaria (già ora la crescita in USA e Canada è piatta), primaria fonte di Facebook. Diversificare le linee di business, spostandosi maggiormente sul lato e-commerce, money-transfer e in generale finanza, potrebbe migliorare in modo sensibile le performance di Facebook permettendo a Mark di essere meno dipendente dalla pubblicità. Cosa forse più importante portare nuovi dati e nuovi utenti sulla piattaforma.

Credibilità. Facebook soffre (in occidente) di un elevato problema di credibilità. Il caso Cambridge Analytica è stato l’equivalente dell’esplosione della Tsar Bomba e il fallout continua a fare disastri. I casi recenti di Facebook fanno la prima pagina ogni settimana: dalla multa della Sec americana tra i 3 e i 5 miliardi  alle investigazioni (11) aperte dalla Unione Europea. A questo si aggiunge la perdita di credibilità interna di Mark presso i suoi azionisti: il 68% hanno votato per rimuoverlo dalla sua carica. Viene da domandarsi quanti in occidente si fideranno anche di concedere a Mark anche i dati sulle loro spese e le loro transazioni. Il che ci porta al passaggio successivo, il sistema tecnologico a cui si affiderebbe Facebook per generare “credibilità”.

Tecnologia: Blockchain ne abbiamo? Stante le info disponibili si oscilla tra due soluzioni:  blockchain standard (quella che conosciamo tutti) e non condivisa. Nel primo caso sarebbe una sicurezza che porterebbe alla percezione di credibilità della moneta (e a ricaduta della piattaforma sociale). Si dice spesso che la Blockchain non può essere hackerata e le informazioni, essendo accessibili a tutti, non possono essere artefatte (forse). Si tratta di un sistema condiviso. Nel secondo caso si parla di un ibrido, per dirla semplice. Il gruppo ha investito in società che si occupa di tecnologia blockchain ed ha ampliato il suo team interno, ma la scelta di renderla chiusa (permissioned è il termine più corretto) implica, che sarebbe il social network stesso a gestire numero e diffusione dei nodi, definendo poi la governance della rete stessa. E’ una differenza tecnica sostanziale, che lascerebbe riflettere sul concetto di affidabilità, tutta accentrata nel Social Network e non alla rete stessa. “La rete dovrebbe essere lanciata con 100 nodi, con una visione di un’ulteriore decentralizzazione con l’ingresso di più nodi”. Mi spiega Jacopo Mele, Fondatore di Deus Ex Machina, uno dei 5 Under 30 di Forbes nel settore Enterprise e technology .

Partnership? Con la vecchia finanza e non solo. In ambito finanziario negli ultimi mesi si è registrata una fervente attività da parte di Facebook nel relazionarsi con le banche. Le banche hanno declinato l’invito. La risposta negativa si spiega in modo semplice: le banche, come gestione di big data, sono primitive se paragonate a FB. Dare a Mark i dati (per quello che la legge lo rende possibile, specie in Europa) è come regalare secoli di oro raccolto parsimoniosamente da generazioni di piccoli minatori ad uno che lo stesso oro lo raccoglie in un giorno, con un mega impianto, e in più, raffina l’oro e lo plasma in fantastici gioielli che vende ad altissimo prezzo. Le banche non hanno abilità di processare e valorizzare i dati allo stesso modo di FB, sarebbe stato uno scambio sbilanciato, oltre che azzardato. Esiste inoltre il tema della GDPR europea che pone ulteriori sfide nella gestione di dati personali e scambi tra banche e FB. Mark allora è andato a bussare a due realtà che, nella loro attività finanziaria, sono più svelte a metabolizzare i dati. Una realtà ovvia sono le carte di credito la seconda sono i money transfer. Già dal 2017 Facebook ha cominciato a creare sinergie con l’europea Transferwise, rendendo possibile agli utenti della app di spostare soldi usando messenger della piattaforma sociale. Tra i partner finanziari che il WSJ conferma per il progetto GlobalCoin ci sono Visa, Mastercard, Paypal e PayU e Stripe. Saranno parte della associazione Libra che darà maggior solidità al progetto. Il rischio per queste realtà (specialmente le più anziane come le carte di credito) è che vengano utilizzate e depauperate del loro vero valore: i loro clienti e i loro dati. “Per capire dove sta andando un’azienda, vedo dove vanno le persone, è stato palese quando David Marcus, già Presidente di Paypal è diventato Vice President del sistema di messaggistica di Facebook.” Aggiunge Jacopo. Stante il sito di Libra, registrato in Svizzera, i partner sono numerosi oltre a quelli finanziari. Una soluzione per creare, sin dall’inizio un buon gruppo dove si possa generare transazioni in numerose direzioni: e-commerce, telefonia, musica, viaggi, ridesharing etc..

Moneta agganciata a valute tradizionali. Il tema si fa caldo. Si parla di una stablecoin, in pratica di una moneta (pur sempre una criptovaluta) ancorata a un asset fisso, una moneta reale. In questo caso data la genesi di Mark si può supporre il dollaro, tuttavia le recenti indiscrezioni riportare dai giornali parlano di un paniere di monete. “Il sito di Calibra comunica errore 404, ma nel codice sorgente rivela la valuta in arrivo. Contiene testo di molte valute legali in tutto il mondo dal dollaro all’euro passando per il bolivar venezuelano ed il dollaro del Zimbabwe.” Chiarisce Jacopo. Un aspetto che offre garanzie e credibilità ma che apre uno scenario alquanto preoccupante come spiego più avanti.

Global Coin come Softpower americano/occidentale? MI si conceda un momento di lieve complottismo. Più sopra ho discusso di come Wechat (parte del gruppo Tencent) sia protetto dal governo Cinese. Non è difficile immaginare che uno strumento cosi versatile, se esce dai confini cinesi (come sta già succedendo in tutta l’Asia e l’Africa) possa diventare uno strumento di softpower finanziario cinese. La GlobalCoin di Facebook potrebbe fare lo stesso? Si. Premetto che questa è una mia riflessione, e non ho trovato tracce di analisi (sarebbe difficile trovarle comunque, il softpower non è un tema di cui le aziende private parlano con piacere). Solo una volta compreso a quali monete tradizionali è ancorata potremmo discutere meglio di questo tema di softpower.

Riciclaggio e legge. Il rischio che la Global coin possa essere usata per fare riciclaggio di denaro, finanza al terrorismo etc esiste, come qualunque altra moneta virtuale. In questo senso Mark, prima di lanciare la sua moneta, ha dialogato con numerosi esperti e autorità:  dal governatore della Bank of England, Mark Carney ai funzionari del Tesoro degli Stati Uniti, che hanno chiesto rassicurazioni sull’introduzione di norme anti-riciclaggio: la vera, grande paura dei governi quando si parla di criptovalute.

Viralità: il caso indiano. Wechat ha una forte presenza negli expat: i cinesi all’estero. Di recente insieme ai suoi competitor ha esteso i servizi con soluzioni di remittance (per inviare soldi a casa). La Global Coin di Facebook, come prima area di sviluppo su larga scala, avendo già accordi con un colosso come Transferwise, può tranquillamente aprire la sua piazza alle remittance. “Essendo una valuta senza frontiere e costi di transazione è destinata a produrre un impatto considerevole nei paesi in via di sviluppo, dove l’azienda sta cercando di commercializzarla principalmente. Facebook crea servizi finanziari user-friendly per milioni di utenti che non hanno praticamente nessun altro accesso ai servizi bancari, questo rientra nella strategia di crescita.” Conclude Jacopo. Ci sono due potenziali vantaggi pratici: espandere viralmente il suo sistema la GlobalCoin anche a chi non ha un conto bancario e generare volumi di affari importanti. Consideriamo che a livello mondiale il mondo delle remittance vale oltre 600 miliardi di dollari. Una soluzione come la GlobalCoin, dato il parco utenti di Facebook, potrebbe devastare l’industria e livellare il mercato delle remittance. La veloce creazione di milioni di clienti potrebbe contribuire a creare, o ricreare, maggior credibilità per l’operazione e per il social network stesso. Il territorio ideale per un test su larga scala potrebbe essere l’India dove Facebook, tramite la sua app di chat Whatsapp, conta oltre 200 di milioni di utilizzatori.

La visione globale? Morti e feriti ne avremo in abbondanza. Se Facebook succederà in questo progetto potrà avere accesso ai nostri dati di spesa (quanto meno una parte). Questo significa che ci saranno morti e feriti. I morti saranno prima di tutto il settore della spesa al consumo: banche e relativi servizi di credito al consumo (finanziarie etc..), carte di credito. Feriti ne avremo: le criptovalute fluttuanti che in questo momento sono eccitate all’idea che Mark usi (come si suggerisce) soluzioni di blockchain. Se succederà, con il suo potere (2,4 miliardi di utenti potenziali possessori di moneta digitale), potrebbe rendere i bitcoin più o meno rilevanti come i Linden dollar (qualcuno ricorda?). Tra i feriti e i morti si potrebbero includere, sul lungo, le monete fisiche che, da ancora per la globalcoin, si ritroverebbero ad essere violentate nel loro concetto di strumento finanziario, rappresentate un potere nazionale, con logiche ripercussioni sull’intero scenario di moneta=stato.

Con l’annuncio che si avvicina le considerazioni sopra fatte restano valide, soprattutto gli scenari futuri di lungo periodo.

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