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Bristol

Il passaggio di Borsa Italiana dal London Stock Exchange a Euronext per 4,32 mld, a formare la prima piazza finanziaria d’Europa, è stato fondamentale per la strategia del Governo di “rafforzamento del nostro mercato di capitali”, ha detto il ministro dell’economia Gualtieri quando è stato annunciato l’accordo. L’operazione è stata resa possibile da un asse che sta diventando protagonista di sempre più dossier, e che di fatto si è presa il ruolo di tassello fondamentale della ripresa italiana post-Covid. Si tratta della collaborazione tra una banca commerciale come Intesa Sanpaolo e un ente pubblico come Cassa Depositi e Prestiti.

 

Il Corriere Economia di oggi, in un articolo a firma di Edoardo De Blasi, snocciola quello che Intesa e Cdp, nella loro versione di collaborazione pubblico-privato, hanno portato a termine negli ultimi tempi: ridare all’Italia un ruolo di primo piano sui mercati avvicinandola a Borsa Italiana e Mts è stata solo l’ultima operazione in ordine di tempo. Prima ancora c’è stata l’operazione Sia (controllata da Cdp) e Nexi (partecipata da Intesa), a formare un nuovo gigante dei pagamenti digitali (che nell’epoca del fintech sono un settore centrale).

 

Prima ancora, prima della finanza e dell’online banking, ci sono state le infrastrutture, con l’operazione con Salini Impregilo, Progetto Italia: è qui che è nato l’asse finanziario tra Intesa e Cdp. In mezzo ci sono i 6 mld dati da Intesa a Fca tramite Sace, che è controllata dalla Cassa, che intanto è diventata protagonista di tutti i grandi dossier italiani (Autostrade, Rete unica, Alitalia) dove “i possibili interventi di Intesa sono più limitati perché una banca, stanti le regole sull’assorbimento di capitale, non può moltiplicare le partecipazioni azionarie”, scrive il Corriere, che per quanto riguarda Cdp sottolinea eventuali dubbi di carattere più strategico: il rischio è che la Cassa si ritrovi a “dover fare tutto”. Nonostante questo, finora ha dimostrato di saper investire i soldi dello Stato: i primi sei mesi del 2020 si sono chiusi con utili netti per 1,3 miliardi, e il rosso che c’è stato, da 700 mln a livello consolidato, è dovuto principalmente ad Eni, una delle grandi partecipate da Cdp, alle prese con la crisi dei prezzi del petrolio.

 

Intanto, la trattativa più calda di Cdp è quella sulle autostrade, con il negoziato per l’acquisizione dell’88,06% del capitale di Aspi. Alla scadenza, ieri, del periodo di esclusiva di 5 giorni concesso martedì scorso da Atlantia a Cassa Depositi e Prestiti, non è arrivata ancora nessuna proposta. La situazione, spiegano fonti interpellate, è ancora fluida e in evoluzione. E l’attenzione si è spostata su oggi, giorno in cui sono convocati i consigli di amministrazione di Cdp, e poi quello di Atlantia.