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Sostenibilità nella moda vittima del Covid

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(Luxuryandfinance) – Che sulla partita della sostenibilità ci stiamo giocando il futuro, c’è chiara consapevolezza. Che le aziende si stiano riconvertendo a una produzione più sostenibile è però talvolta più una ambizione, un obiettivo che non una realtà. Essere sostenibili ha un costo iniziale e il Covid-19 non ha sicuramente giocato a favore. Produttori e consumatori hanno acquisito una sensibilità importante sul tema, tuttavia, secondo una ricerca condotta da Global Data, “la moda sostenibile potrebbe diventare una vittima anch’essa della pandemia, poiché le aziende danno la priorità alla protezione della liquidità. Avere un business e una catena di approvvigionamento sostenibili è sempre più evidente che ha un costo, così come è sempre più chiaro che “durante l’emergenza sanitaria le aziende hanno dato e continuano a dare priorità alla sopravvivenza”.

 

“Prima della pandemia, l’industria della moda aveva visto alcuni cambiamenti significativi nella sostenibilità come investimenti in nuove tecnologie e nuovi modelli di produzione, l’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose, la riduzione delle emissioni di CO2 e l’adozione di pratiche di economia circolare” osserva Michelle Russell. Poi il Covid-19 ha cambiato le abitudini di acquisto dei consumatori e ha avuto un impatto significativo sulla capacità delle aziende di finanziare progetti per raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità. E l’eccesso di scorte nella catena di approvvigionamento a causa della chiusura dei negozi durante il blocco non ha fatto altro che esacerbare il problema.

 

L’ultimo report sulla sostenibilità del Global Fashion Agenda (Gfa) evidenzia i progressi dei marchi di moda nei loro sforzi di sostenibilità. Ma ha anche evidenziato che, nonostante la continua introduzione di nuove iniziative, l’industria della moda è ancora lungi dall’essere sostenibile e circolare. I brand oggetto della ricerca hanno raggiunto solo 132 dei 217 target fissati, alcuni si sono addirittura ritirati dall’impegno che avevano preso. Gli elevati costi di ingresso, la disponibilità, le tecnologie non sviluppate e la mancanza di incentivi governativi sono solo alcuni dei principali ostacoli evidenziati nella relazione di Global Data. Tuttavia, la pandemia di Covid-19 è stata la ragione principale che ha impedito di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.

 

L’istituto di ricerca cita, come esempio delle difficoltà che incombono sul settore, l’assenza del gigante dell’abbigliamento sportivo Adidas dal Dow Jones Sustainability Index nel 2020. Essendo stata nella lista per 20 anni consecutivi e leader del settore nel 2018, Adidas ha assicurato di volere approfondire i proprio risultati e fare del suo meglio per aumentare il punteggio così da essere inclusa nuovamente nell’indice il prossimo anno. “Non c’è dubbio che Covid-19 ha avuto un impatto sull’intera catena di approvvigionamento della moda globale poiché – evidenzia Russell – sia i marchi sia i fornitori lottano per sopravvivere. Tuttavia, la recessione che inevitabilmente seguirà rischia di causare ulteriori danni“.

 

Insomma, “in uno scenario ottimistico, marchi e rivenditori si avvicineranno ai loro ambiziosi obiettivi di sostenibilità con rinnovato vigore nel 2021 e vedranno la pandemia come un’opportunità per rivalutare il modello di vendita al dettaglio di moda per essere più etici e sostenibili man mano che gli acquirenti svilupperanno una maggiore antipatia verso modelli di business dispendiosi. La trasparenza della catena di approvvigionamento potrebbe anche vedere una rinnovata attenzione in quanto la pandemia costringe le aziende ad avere un maggiore controllo. In molti paesi, i governi stanno intervenendo per fornire aiuti finanziari. La Commissione europea ha recentemente annunciato il suo più grande pacchetto di stimoli di sempre per sostenere un’Europa più verde e digitale dopo il Covid, il Green Deal da 1,8 trilioni di euro. “La pandemia potrebbe certamente essere un campanello d’allarme per il settore in quanto guarda a modi di lavorare nuovi, più agili ed efficaci in termini di costi. Tuttavia, c’è ancora il rischio che la sostenibilità abbandoni le agende delle società di moda mentre si concentrano sulla protezione delle persone e della liquidità”. Insomma, i giochi sono ancora tutti aperti.

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