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Draghi e il senso della misura

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Vanno avanti le consultazioni per formare il governo Draghi. Stanno arrivando segnali di progressiva presa di coscienza dopo lo sconcertante scollamento dalla realtà delle prime 24 ore del suo incarico. Resta da capire con quale composizione, sostenuto da quale maggioranza, e con quale tasso di presenza politica, e quanto tempo ci vorrà, ma è ipotizzabile, a questo punto, che l’ex presidente della Bce possa arrivare a sciogliere la sua riserva al termine delle consultazioni, restituendo al Paese un governo e, soprattutto, una prospettiva.

 

Questi giorni resteranno comunque un passaggio da tenere a mente. Serviranno a ricordare a che punto si può arrivare quando si perde completamente il senso della misura. Si sono fatte e si sono dette cose che hanno esposto tutti, ma soprattutto le future generazioni, al rischio concreto di perdere qualsiasi idea di futuro. Non comprendere quello che accade è un sintomo preoccupante, stravolgerlo è un passo successivo. Che tracima nella patologia.

 

Prima durante la patetica gestazione di un Conte ter che non è mai nato e poi di fronte all’ultima via d’uscita indicata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, si sono contrapposti veti, rivendicate appartenenze, dispiegate strategie che hanno contribuito a generare una forma di delirio collettivo. C’è chi continua a sostenere che si tratti solo delle legittime aspirazioni della politica. Ma non è così. Una politica sana comprende la realtà, non la rimuove. Una politica sana rivendica il suo ruolo perché è in grado di offrire soluzioni. Non grida al commissariamento, quando ha portato un Paese sull’orlo del baratro. Non è la politica a essere in crisi, è questa politica ad aver bruciato tutte le occasioni a disposizione.

 

Dopo tutto questo, e non prima, arriva Mario Draghi. E qui torna in ballo il senso della misura. L’ex presidente della Bce non è né un superoe né infallibile. È semplicemente il miglior profilo possibile, non solo in Italia ma a livello europeo, per tentare di salvare un Paese incastrato in una combinazione perversa di crisi sanitaria, crisi sociale, crisi economica e, ovviamente, crisi politica. Draghi è una persona che esprime competenze, rapporti, e una leadership, che possono salvare l’Italia, dopo aver salvato l’Europa. Anche qui, una puntualizzazione. Si dice, a ragione, che si finisce per idealizzare e mitizzare nell’affannata ricerca di molti di compiacere il nuovo premier incaricato. L’adulazione non serve a nessuno, neanche a Draghi. Ma la storia, personale e professionale, del prossimo Presidente del Consiglio appartiene alla realtà, non alla narrazione. Il resto è più vicino al delirio.

 

 

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