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Il nodo del trasferimento tecnologico

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trasferimento tecnologico

Abbiamo iniziato questa avventura rileggendo il libro di Jared Diamond del ’97 ‘Armi, acciaio e malattie’, e comprendendo che le guerre e le pandemie sono dei grandi acceleratori della storia.

DOPO IL PRIMO LOCKDOWN, tutti hanno iniziato a parlare di accelerazione, anche coloro che ancora non capiscono che, come teorizzato da Diamond stesso e non solo da lui, l’innovazione e la sua accelerazione hanno bisogno di rotture, di discontinuità. L’Italia riluttante al cambiamento è ancora la compagine più forte e talvolta si maschera proprio da innovatrice per assorbire e annullare ogni mutamento. Ma non sarà sufficiente.

OSSERVATE I PAESI in cui la seconda ondata è stata più leggera, e la terza quasi inesistente: condizioni climatiche diverse, contact tracing efficace, campagna vaccinale rapida. In questi Paesi, l’accelerazione è partita e mostra già una forza impressionante.

Ecosistemi intelligenti abilitati dal 5G, Pubblica amministrazione che si trasforma in piattaforma dell’ecosistema, robotica cooperativa avanzatissima, intelligenza artificiale per crescere ed efficientare l’uso delle risorse naturali, governo delle supply chain con le blockchain, redesign degli spazi aziendali per essere meno vulnerabili. E, ancora, sistemi di Iot per remotizzare lavoro, città che diventano sempre più hub di competenze, relazioni, innovazione e cultura.

COME FARE IN ITALIA? Perché il Paese di Leonardo arranca? Siamo un Paese in cui la taglia dimensionale d’impresa è piccolissima, ma non siamo l’unico Paese che ha a che fare con tante pmi. Pensate che Jack Ma lanciò quello che poi divenne Alibaba in una stanza con 17 imprenditori di piccole imprese, utilizzando il digitale per farle crescere. In Italia, il tema della crescita delle imprese è sempre stato esorcizzato o addirittura osteggiato mitizzando il ‘piccolo è bello’.

COME SI PUÒ AGGANCIARE il nostro tessuto di imprese a questa accelerazione? Da luglio 2020, insieme a Paolo Traverso, Francesco Profumo, Alfonso Fuggetta, Stefano Buscaglia, Giorgio Ventre, (che dirigono Fbk, Cefriel, Links e incubatore Napoli) abbiamo iniziato a porre le basi per costruire un’infrastruttura che genera innovazione, ricerca applicata e competenze proprio sul modello della rete che ha aiutato la crescita tedesca: il Fraunhofer Institute. In Germania si ha una divisione funzionale netta e chiara. Università, e Max Planck institute fanno ricerca di base, Fraunhofer fa innovazione e ricerca applicata. Quest’ultimo è una rete di centri autonomi legati da regole comuni, capacità di cooperazione e brand unico. Lo stesso stiamo cercando di fare in Italia e abbiamo lanciato InnovAction il cui scopo è consolidarsi e crescere. La ricerca di base e quella applicata devono dialogare costantemente ma la confusione italiana in cui ci sono entità che fanno tutto ha creato poca ramificazione e scarsa efficacia.

SE LE COMPETENZE dell’innovazione vengono lasciate sospese tra l’impresa che la richiede e l’impresa che la offre, non si sedimentano e non si abbassa la soglia di accesso all’innovazione. Sulla ricerca di base mi pare che il Pnrr al momento non accolga le intuizioni, che ho sostenuto ovunque, del Piano Amaldi. Mi auguro che almeno sulla ricerca applicata e l’innovazione raccolga questa impostazione. Quando soggetti pubblici vivono quasi al 100% di rifinanziamenti pubblici significa che qualcosa non va e che non rappresentano una scommessa ‘vera’ per le imprese.

SERVE URGENTEMENTE una mappa di ruoli e funzioni su innovazioni e competenze. Soggetti che si candidano a fare tutto perché più ascoltati dalla politica producono quello che l’Italia è oggi: il fanalino di coda sulle competenze digitali. Serve una rete, le università hanno un ruolo fondamentale nella ricerca, ma in una vera rete conta più la capacità generativa di ogni nodo che una gerarchia assegnata per decreto. Bisogna far presto, siamo sicuri che ‘i migliori’ dimostreranno una maggiore capacità di ascolto e di integrazione di chi li ha preceduti. Se vogliamo puntare sulla crescita a partire dal recupero dei ritardi sul digitale, è il momento di interrompere tentativi confusi in partenza per accontentare gli amici e le lobby, è il momento di fare sul serio.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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