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Esg, l’unica strada per la ripresa

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Sarà senza dubbio la sostenibilità la chiave a disposizione delle aziende e delle istituzioni per superare la crisi socio-economica provocata dalla pandemia ed evitare il sovrapporsi di quella climatica. Finalmente, nell’ultimo anno, per via del dirompente impatto che il COVID-19 ha avuto, il mondo si è accorto che la sostenibilità non è una eventualità ma una necessità che richiede un approccio più complesso e riflessivo. Stiamo vivendo un momento epocale caratterizzato da un profondo ribaltamento degli schemi in cui le aziende si stanno dimostrando le protagoniste e gli attori chiave di un graduale e necessario passaggio dalla classica responsabilità sociale di impresa all’esigenza reale di rispettare i criteri etici ESG (ambientali, sociali e di governance) per generare valore.

La pandemia, con il diffondersi di nuove modalità e logiche di lavoro, ha inoltre messo in luce la necessità di condividere in maniera chiara e trasparente i valori aziendali, mantenendo alto il senso di appartenenza dei dipendenti.

Il messaggio si può dire che sia arrivato forte e chiaro: la sostenibilità riguarda tutti, e tutti dobbiamo fare la nostra parte per diventare più sostenibili. Questo assunto si sta consolidando e diffondendo grazie al decisivo impegno in Europa di Ursula von der Leyen, la cui prima azione come Presidente della Commissione Europea è stata la pubblicazione del Green Deal, una tabella di marcia chiara e netta per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, e in Italia di Mario Draghi, la cui attenzione sul tema è dimostrata non solo dai riferimenti all’ambiente, al gender e alla sostenibilità in generale contenuti nel suo discorso di insediamento in Parlamento ma anche e soprattutto dalla scelta senza precedenti di istituire il Ministero della Transizione Ecologica.

Con l’inizio della pandemia la transizione verde fortunatamente non è poi finita nel dimenticatoio ma è diventata uno dei principali driver del Next Generation EU. La sostenibilità è entrata a pieno titolo nell’agenda non solo delle Istituzioni ma anche di molte aziende italiane, quale asset strategico e fondamentale per la competitività: basti pensare all’evoluzione della Corporate Social Responsibility che fino a pochi anni fa veniva inglobata all’interno delle Risorse Umane e che ora compare come una funzione ad hoc guidata da manager impegnati nella promozione della diversità e dell’inclusione.

Oggi è giunto il momento di fare un ulteriore passo in avanti, perché vi è la piena consapevolezza che non si possa più fare business come abbiamo fatto prima della pandemia: un importante cambio di mentalità si è già registrato in molte aziende con il valore sostenibile ed etico dei prodotti diventati elementi imprescindibili già nel momento di ideazione e di creazione e non più solo nell’atto di implementazione e di applicazione sul territorio con il conseguente impatto sociale che ne deriva.

Serve adesso un ultimo e fondamentale passaggio: l’abbandono dell’approccio “filantropico” che spesso viene affidato alla CSR e la realizzazione di nuovi modelli per la valorizzazione del senso di responsabilità economico, sociale e ambientale delle aziende.

Fare sostenibilità in questo modo non può infatti che essere un’operazione win-win. Basti pensare alla credibilità che un’impresa impegnata nella sostenibilità, capace di abbracciare una strategia di lungo termine, è in grado di acquisire presso i mercati internazionali o ancora ai vantaggi reputazionali di un’azienda attenta all’ambiente e quindi alle esigenze dei consumatori e delle future generazioni.

Anche i mercati finanziari si sono dimostrati sempre più interessati a investire in bond “verdi” e proliferano gli indici dedicati agli investimenti in attività e aziende che si impegnano a ridurre il proprio impatto ambientale. A rendere la sfida ancora più ambiziosa è poi il meccanismo europeo che guiderà, a partire dal 1° gennaio 2022, le scelte di investitori e imprese europee verso una crescita economica e priva di impatti negativi sull’ambiente.

In definitiva, in molti ambiti e settori, mettere la sostenibilità al centro del proprio business significa investire sulla misurabilità dei criteri socio-ambientali attraverso il pieno rispetto degli ESG e riuscire ad implementare una nuova narrazione che riesca a trasmettere in maniera approfondita l’impatto che l’azienda ha all’esterno. In ambito regolativo si sta addirittura valutando come eventualmente inserire nella mission della società il riferimento diretto alle finalità ESG ed è senza dubbio importante, ad esempio, che il Bilancio di sostenibilità, in cui le aziende riportano le loro performance ambientali sociali ed economiche, venga integrato con il Piano della sostenibilità in cui vengono rintracciati gli obiettivi relativi alle principali tematiche di sostenibilità.

Il progetto “We belong to sustainability” realizzato da Comin & Partners, in collaborazione con Open Impact e Obiettivo Cinque, è nato proprio con l’idea di supportare le imprese in questa ambiziosa sfida attraverso un nuovo percorso integrato volto a generare valore, rafforzare la reputazione e aumentare la competitività misurando l’impatto sociale e ambientale.

Sarà la sostenibilità a tracciare il sentiero di marcia per uscire da questa crisi socioeconomica che si sta palesando sempre più in queste settimane e noi, come aziende, non possiamo che mettersi in scia e seguirlo con costanza e attenzione.

 

*Di Elena Di Giovanni, Board Member di GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna), Co-founder e Vicepresidente Comin & Partners.

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