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Green pass, il dilemma delle aziende (e del governo)

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Un dilemma che, in un modo o nell’altro, andrà risolto. Rendere o no il green pass obbligatorio per poter lavorare in sicurezza? Le aziende, in questi giorni, si trovano ad affrontarlo senza la copertura di un atto legislativo. L’obbligo vaccinale risoverebbe a monte la questione ma anche l’obbligo del green pass esteso alla pubblica amministrazione e ai luoghi di lavoro privati è un passo ormai necessario. Muoversi in ordine sparso, o affidarsi solo ad accordi aziendali, rischia di esporre le aziende e i sindacati a contenziosi legali e tensioni interne.

Intanto, c’è chi decide di andare avanti comunque. È il caso di Prada, che annuncia una decisione radicale: dal 6 settembre, l’ingresso nelle fabbriche e negli uffici sarà consentito soltanto a chi ha il certificato verde o l’attestato di guarigione da Covid negli ultimi sei mesi. L’obiettivo del management della casa di moda è di arrivare entro la data fissata a un accordo sindacale. Cosa succede ai lavoratori che non hanno i requisiti indicati? L’azienda è disponibile a pagare i tamponi rapidi che serviranno. Ma, su questo fronte, è difficile imporre alle aziende di caricarsi i costi. Federmeccanica, che si è schierata per il green pass obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro, e non solo nelle mense, ha chiarito che non possono essere le imprese a dover pagare il conto dell’operazione.

La strada degli accordi aziendali, secondo una parte del sindacato, comporta il rischio di creare discriminazioni. È la posizione del leader della Cgil, Maurizio Landini, che continua a ribadire: “Non possono essere le parti sociali a obbligare le persone. Serve una discussione vera sull’obbligo vaccinale”. Il green pass, però, è un’altra cosa. Non obbliga nessuno a vaccinarsi, tanto che si ottiene anche con il tampone negativo, ma consente di migliorare le condizioni di sicurezza. Ovunque, e anche nei luoghi di lavoro. Può essere un primo passo e uno stimolo importante a incrementare il numero dei vaccinati.

Landini ha comunque ragione a chiamare in causa la responsabilità del governo. Quando si parla di salute pubblica, è bene che si proceda dando copertura legislativa alle decisioni necessarie. Soprattutto perché, nelle scelte delle imprese italiane ci sono le norme del diritto del lavoro da considerare. Quando si guarda agli Stati Uniti come modello, si deve pensare che le decisioni delle grandi banche, da Goldman Sachs a Bank of America, o quelle dei colossi Facebook, Google e Netflix, che si preparano a imporre l’obbligo di vaccinazione ai propri lavoratori, sono possibili in un contesto normativo profondamente diverso da quello italiano.

Per questo, è il caso che si muova il governo. Se serve passando per il green pass ma arrivando rapidamente lì dove la storia, con le grandi vaccinazioni di massa, insegna che è indispensabile arrivare: l’obbligo vaccinale.

 

 

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