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Cercasi pizzaioli, ma nessuno lo sa: il paradosso dei centri per l’impiego

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Le politiche per il lavoro in Italia sono quasi esclusivamente ‘passive’ e anche attraverso i centri per l’impiego la domanda e l’offerta fanno troppa fatica a incontrarsi. La versione originale di questo articolo, a firma di Marco Barbieri, è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre 2021.

 

CERCANO PIZZAIOLI, ma a Napoli nessuno lo sa. È successo questa estate. La disponibilità di 5 assunzioni come pizzaiolo è stata depositata al centro per l’impiego del Lazio. Sei mesi di prova, contratto a tempo indeterminato. Nessuna risposta. Ma gli iscritti al centro per l’impiego di Napoli non l’hanno mai saputo.

 

Non è detto che domanda e offerta si sarebbero incrociate, ma una possibilità in più ci sarebbe stata, se le strutture regionali avessero dialogato. Non è l’unico problema delle politiche attive per il lavoro, ma non è l’ultimo in ordine di importanza.

 

La regionalizzazione dei centri per l’impiego e l’assoluta incapacità di mettere in comune – a livello nazionale – la domanda e l’offerta costituiscono una parte del problema, che si traduce in numeri testardi: attualmente solo il 4% di chi trova lavoro viene intermediato dalle strutture pubbliche. Il 96% si affida al passaparola ancor più che alle agenzie private.

 

Nel recente passato è stato anche peggio. Secondo il think tank ‘Welfare Italia’ (promosso dal Gruppo Unipol e The European House-Ambrosetti) nel corso del 2020 “solo il 2,2% dei nuovi assunti ha trovato lavoro tramite i centri per l’impiego” a fronte di percentuali a due cifre in Francia e in Germania. Risultati meno che modesti a fronte di una ricerca depotenziata.

 

Come ricordava un articolo della Voce.info di questa estate: “L’assenza o quasi di politiche attive per il lavoro in Italia ha fatto sì che la maggior parte dei disoccupati non abbia contattato un centro per l’impiego, pubblico o privato, durante la pandemia. Lo mostrano chiaramente i dati: solo il 18% dei disoccupati italiani si è rivolto a un centro per l’impiego pubblico, contro una media Ocse del 41%. Anche l’utilizzo dei centri privati è di gran lunga inferiore: 11% contro il 25% della media Ocse”.

 

Un problema organizzativo. E un problema di risorse. In Italia le politiche sociali sono principalmente di natura ‘passiva’. Per gli ammortizzatori sociali – dalla cassa integrazione all’indennità di licenziamento – spendiamo cifre che non hanno confronti con gli altri Paesi europei. Ma l’assistenzialismo, oltre a generare debito, non produce risultati positivi di ripresa del lavoro.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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