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Dal Medioevo una lezione per le relazioni industriali

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industria imprese

Esistono ambiti della ricerca che sanno cogliere degli aspetti delle relazioni umane e sanno valorizzare, come nel caso che voglio raccontarvi, le attitudini del territorio e della sua cultura a favorire la partecipazione e la cooperazione. Ad affrontare insieme le sfide comuni. In molti casi testimoniano la necessità di fornire dati sulla veridicità delle nostre convinzioni.

A dare manforte a chi crede nella centralità della cultura diffusa c’è la ricerca Inapp, pubblicata lo scorso gennaio, ‘Emergence of cooperative industrial and labor relations’ di Gabriele Cardullo, Maurizio Conti, Andrea Ricci, Sergio Scicchitano, Giovanni Sulis. La ricerca fa emergere quali siano i fattori, le determinanti di lungo periodo nell’evoluzione dei  rapporti di lavoro cooperativi a livello locale. Si parte analizzando liberi Comuni in epoca medioevale (XI secolo), particolarmente diffusi nel Centro e in parte al Nord del Paese.

I liberi Comuni nascono per soppiantare i vincoli feudali (tasse, etc.) e conquistare una loro autonomia economica, da raggiungere attraverso un autogoverno politico. E pertanto la necessità di avere propri organi di autogoverno (assemblee, parlamenti, etc.). È una chiara indicazione alle opposte teorie che poggiano sul determinismo economico evidenziando la loro reciproca insufficienza a descrivere i livelli attuali di fiducia e di capitale sociale nel territorio.

La ricerca conferma una lettura più complessa che li ascrive al combinato disposto delle interazioni tra il lentissimo sviluppo della cultura e le istituzioni, le guerre o altri tipi di shock economici e naturali avvenuti nel passato. Nello specifico, le istituzioni del passato (anche molto remoto), influenzano l’evoluzione del capitale sociale, della fiducia e del comportamento cooperativo tra persone, ancora esercitano un ruolo in molteplici aspetti, tra cui le relazioni di lavoro.

Questo processo politico-economico, che poi diede vita alle città, in alcune di esse contribuì all’emergere di un atteggiamento cooperativo nella popolazione (analizzato su diversi parametri contemporanei con cui valutiamo attuali rapporti di lavoro cooperativo) per un campione (ripetuto) di imprese italiane osservate nel periodo 2010-2018.

Dopo aver verificato per un ampio insieme di controlli a livello di impresa e comune, nonché per un insieme completo di effetti fissi di provincia, troviamo che le imprese situate in Comuni che erano stati un libero Comune medievale hanno ora maggiori reali probabilità di adottare strutture di contrattazione a due livelli e di essere sindacalizzate.

Il messaggio, in epoca di sgretolamento dei legami sociali, è molto forte: essere esposti a un’area la cui cultura e i cui atteggiamenti riflettono ancora un comportamento partecipativo, di cooperazione e di fiducia, favorito dall’esperienza del libero comune medioevale, tende ad aumentare significativamente la probabilità di accordi di contrattazione a due livelli nell’impresa nonché a favorire la sindacalizzazione – attraverso la costituzione di rappresentanze sindacali e una maggiore densità sindacale – contribuendo così allo sviluppo di relazioni industriali cooperative.

La diffusione della contrattazione decentrata, aziendale (a cui si riferisce la ricerca) o territoriale, è un buon indicatore (specie per aziende non diffuse a livello nazionale o sovranazionale e questo è il caso del Centro Italia), di costante investimento nella capacità di affrontare le sfide assieme.

Non da oggi, ci è chiaro che sia basilare l’investimento di questo patrimonio all’interno delle nuove sfide che hanno una parte importante del loro campo da gioco proprio nel territorio. Quelle dell’innovazione e della produttività. Per questo, specie per le pmi, più che la contrattazione territoriale, oggi è necessaria la contrattazione di ecosistema. I nodi della produttività non si sciolgono esclusivamente dentro le mura delle imprese.

E l’accelerazione tecnologica necessita proprio della capacità di individuare nei nuovi ecosistemi le sfide comuni da affrontare insieme. In un momento in cui si parla di ecosistemi dell’innovazione – abbondano nel Pnrr – la prima innovazione è proprio capire che non esiste ecosistema senza una forte scommessa culturale. Chi ha avuto millenni di capacità di collaborare per essere più forti e liberi ha il dovere di trainare chi ha avuto radici meno virtuose e, al contempo, di percorrere le linee evolutive della saggezza e dell’attitudine a cooperare.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2022.

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