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Anche l’Ucraina ha i suoi oligarchi

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ucraina nelensky russia

Nelle ultime settimane il mondo ha scoperto una nuova parola: oligarchia. Sono gli antichi greci a offrirci il primo esempio di oligarchia: 400 uomini, scelti (o autonominatisi) tra i più ricchi della città di Atene. Vennero al potere dopo il fallimento della missione militare in Sicilia, ordinata dal precedente governo democratico. Il presidente Putin ha un di cerchio d’oro di uomini potenti, che gestiscono la maggioranza delle realtà economiche russe. Tuttavia, la figura degli oligarchi, e la potenzialità che questi individui hanno di influenzare una nazione, non è ristretta alla Russia. Anche l’Ucraina ha i suoi oligarchi (anche l’America li ha, ma lì non li chiamano oligarchi, pur se guidano oligopoli).

Comprendere chi siano, di cosa si occupano e che ruolo potrebbero avere queste persone nel futuro dell’Ucraina, è utile per chiunque abbia interesse all’economia di questa nazione.

Ucraina: i 10 che contano

Per correttezza la definizione che utilizzerò per descrivere gli oligarchi (russi, ucraini, americani scegliete voi la nazione) è la seguente: un imprenditore che usa l’influenza politica nell’interesse della crescita personale, economica e per conseguenza delle aziende che gestisce. Il concetto di “influenza politica” si deve concepire come un’attività costruita con differenti strategie: uso dei media, attività di lobby (nazionale e internazionale), leva di potere con associazioni di categoria etc.. i bersagli di questa attività politica sono uomini politici, membri dei media, associazioni di cittadini (sindacati, Ong etc.), associazioni industriali. A queste attività si aggiungano le relazioni che fan leva su preesistenti rapporti familiari.

L’elenco degli oligarchi parte in ordine di ricchezza dichiarata prima della guerra:

  1. Rinat Akhmetov è il più ricco con 7,6 miliardi. È leader nel settore del carbone. La sua holding SCM rappresenta circa il 25% di tutto il mercato elettrico nazionale; produce oltre l’80% del carbone per uso termico. Akhmetov è anche presente nella produzione di gas, rinnovabili (solare ed eolico), trasmissione e distribuzione di elettricità. Il più grande produttore privato di gas, Naftogazvydobuvannya, è parte di DTEK, azienda di Akhmetov.
  2. Victor Pinchuk, 2,5 miliardi, opera nel settore acciaio e media. La sua attività di maggior rilievo, tuttavia, è quella legata alla politica nazionale e soprattutto estera. La sua fondazione, Victor Pinchuk Foundation, è l’entità no profit più influente della nazione. La fondazione supporta finanziariamente numerose think tank, fondazioni nazionali e internazionali: la realtà del “Yalta European Strategy” è la sua “creatura” per promuovere l’integrazione dell’Ucraina in Europa. Finanziamenti importanti sono andati alla Clinton Global Initiative, la Kyiv School of Economics, la Tony Blair Faith Foundation, the Brookings Institution, the Peterson Institute for International Economics, la Donald J. Trump Foundation. Rilevante anche la sua attività con una delle più importanti think tank americane molto attive in seno alla Nato: Atlantic council, dove Pinchuck siede nel board e dove ha creato una sezione specifica per supportare gli interessi americani in Ucraina (a danno della Russia).
  3. Kostyantyn Zhevago, 2,4miliardi. Presente per molti anni nella politica nazionale, ha fatto i soldi con la sua banca, chiusa nel 2015. Tra gli altri interessi figurano industrie di veicoli e attività metallurgiche. Con Ferrexpo, prima azienda del mercato del ferro quotata al London Stock Exchange, ha acquisito grandi quote di mercato nazionale, crescendo anche all’estero.
  4. Ihor Kolomoyskyi, 1,8 miliardi, ha fatto i soldi con petrolio e finanza. Tuttavia è la sua attività media ad aver attirato l’attenzione all’estero. Sua la tv che ha mandato in onda “Servant of the People”, la serie tv che ha lanciato, come attore, l’attuale presidente Zelensky.
  5. Henadiy Boholyubov 1,7 miliardi, è attivo nella finanza. Con proprietà, e relativi passaporti, sparsi per mezza europa (Svizzeria, Londra, Cipro e Ucraina).
  6. Oleksandr and Halyna Hereha, 1,7 miliardi, sono cresciuti con il retail, il loro impero si è sviluppato intorno all’equivalente locale della Ikea (o di un bricocenter), sono i re della moda del “rinnovo casa”, i re del “flip my house”  ucraini. Hanno avuto alcuni problemi con la precedente crisi ucraina (2014): a seguito della ‘secessione’ della Crimea verso la Russia il governo ucraino varò leggi contro le aziende (tra cui quelle degli Hereha) che operavano sul territorio russo della Crimea.
  7. Petro Oleksiyovych Poroshenko, 1,6 miliardi, è più famoso per la sua attività politica. Ha fatto il presidente, è il willy wonka locale e ha fatto i soldi principalmente nel mondo del cibo. Ovviamente ha anche altri interessi, tra cui canali televisivi.
  8. Vadym Novynskyi 1,4 miliardi, ha fatto i soldi con metallurgia, navi e petrolio. Con il suo partner russo Andrei Klyamko Novynskyi possiede la Smart Holding Group (SHG). In seguito entrata nel gruppo Metinvest di cui la SHG ha una quota del 23.75%. SHG ha anche posizioni nel settore del petrolio, gas, cantieri navali, agricoltura e ha operato su progetti bancari come Unex Bank e la BM Bank.
  9. Oleksandr Yaroslavskyi è uno dei “poveri”. La sua ricchezza ufficiale non raggiunge il miliardo. Alle spalle un percorso nella finanza; ha creato DCH: una creatura interessante, con una forte propensione all’edilizia, ma che non disdegna investimenti in trasporti, finanza e sport.
  10. Ultimo Yuriy Kosiuk, patrimonio intorno agli 800 milioni. Lui è un piccolo Poroshenko, avendo forti posizioni in agricoltura e alimentari. Con la sua azienda è una degli imprenditori più potenti nel settore del grano. La sua Myronivsky Hliboproduct ha ricevuto, negli anni, importanti supporti finanziari dagli enti pubblici ucraini.

Zelenksy e gli oligarchi: un rapporto di amore odio

Il presidente è stato eletto grazie a un programma nazional popolare. Sua la visione di una maggior trasparenza finanziaria, di un’agenda orientata a beneficio del popolo, pensioni più ricche, lavoro per tutti.

All’interno della sua visione esiste anche il progetto di avere un’Ucraina unita (non dimentichiamo in tal senso il decreto 117 del 2021 sulla riannessione militare della Crimea).

Tra le tante leggi che ha siglato ne esiste una contro tutti gli oligarchi, identificati da Zelensky come uno dei mali della nazione: creano inefficienza, rendono i servizi e i prodotti più costi per i cittadini. Questa legge non è stata mai realmente resa operativa. Di fatto una legge molto populista ma ben poco pratica, data la complessità degli schemi di elusione fiscale creati dagli oligarchi.

C’è la percezione che l’azione di Zelensky sia più che altro uno show, a beneficio degli osservatori occidentali (che considerano la corruzione ucraina un serio problema) e per i cittadini che han creduto in lui. Si ricordi che il rating di approvazione del presidente ucraino in questi ultimi due anni prima della guerra è crollato ai minimi.

Gli oligarchi, le istituzioni internazionali e gli interessi americani

Banca mondiale e Fondo Monetario Internazionale sono le istituzioni che, più di tutte, osservano criticamente la comunità di affari ucraina. Una comunità che, ricca di oligopoli, non è molto performante, secondo gli standard delle istituzioni occidentali.

Non è un segreto che Fmi e WB sono due entità fortemente occidentali. Già in passato il FMI pretese importanti riforme all’Ucraina che avrebbero, se attuate, impattato fortemente la società e la capacità economica del cittadino medio.

Non si fa segreto a Washington che una Ucraina priva di oligarchi sarebbe un interessante mercato per le aziende occidentali.

Come analizzato poco sopra, esistono grandi potenzialità per aziende moderne ed occidentali. Una volta rimossi gli oligarchi, le realtà europee e occidentali, tuttavia, si ritroverebbero a scontrarsi con gli interessi cinesi. Il dragone infatti, pur senza far troppo rumore, è già ben posizionato da anni in Ucraina.

Per quanto la crisi ucraina sia ancora in evoluzione comincia a delinearsi uno scenario in cui la pace, in qualunque momento sarà definita, vedrà l’autorità democraticamente eletta, Zelensky, dover cercare un qualche tipo di supporto con la comunità economica che, piaccia o meno, governa l’Ucraina. Se consideriamo che il supporto politico di cui godeva Zelensky prima del conflitto, era ai minimi storici, una volta terminato il conflitto, e il momento di comprensibile “supporto per la patria”, è plausibile che l’attuale leader possa non essere rieletto.

In questo scenario, assimilabile per tempistiche e morfologia al “caso georgiano”, è probabile che una coalizione politica, forte del supporto degli oligarchi, avrà la possibilità di eleggere un nuovo leader con una agenda più orientata agli affari e meno a slanci nazionalistici e patriottici.

 

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