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Flussi integrati: il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo

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Per contribuire a uno sviluppo territoriale in linea con le vocazioni del nostro Paese, non si può prescindere dall’analisi e dalle implicazioni anche geopolitiche della posizione privilegiata dell’Italia nel Mediterraneo, spartiacque tra Oriente ed Occidente in un quadro internazionale sempre più complesso.

Attraverso l’Italia, l’Europa può rafforzare il proprio posizionamento strategico nel Mar Mediterraneo, luogo di transito di circa il 20% dello shipping globale, oltre che di incontro di culture, religioni, società ed interessi economici molto diversi tra loro.

Lo scenario attuale deve indurre una riflessione sui complessi intrecci tra business e geopolitica, tra globalizzazione produttiva e trend di reshoring/nearsourcing, in un quadro in cui l’Italia può porsi anche come possibile collettore e via di transito per l’arrivo del gas in Europa.

È ormai evidente la necessità di tracciare (o intensificare) rotte alternative per il trasporto di materie prime e di riavvicinare le catene del valore globali, a beneficio delle attività economiche e dei progetti di sviluppo. in risposta a periodi di grande crisi, per supportare la gestione dei flussi di persone, merci, informazioni e servizi e rilanciare territori ed aree vaste, sono necessarie infrastrutture forti e integrate.

La valorizzazione degli hub logistici, l’efficientamento delle reti, unitamente ad un incremento della loro digitalizzazione e sostenibilità, devono essere i punti cardine per la ridefinizione del posizionamento dell’Italia in Europa e nel mondo.

Questo percorso si può realizzare adottando un rinnovato approccio verso la logistica: non a caso la mobilità “intelligente” è una delle direttrici individuate a livello europeo per la ridefinizione del trasporto e l’allargamento dei bacini di business, nonché per “l’autonomia strategica e la resilienza dell’Ue”.

In Italia le Zone Economiche Speciali (ZES) possono rappresentare una nuova opportunità per la specializzazione non soltanto logistica del Sud del Paese: estese aree portuali e industriali catalizzatrici di sviluppo, che godono di importanti semplificazioni burocratiche e fiscali, possono fungere da snodi per i flussi economici e commerciali. In questa direzione, 630 milioni del Pnrr vengono dedicati all’implementazione delle Zes attraverso interventi infrastrutturali.

Azioni non solo mirate, ma anche diffuse: al fine di migliorarne la competitività, il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica ha costituito il presupposto per i necessari interventi di riforma del sistema portuale, punto d’accesso privilegiato per l’approvvigionamento delle materie prime e la commercializzazione dei prodotti finiti del sistema produttivo nazionale e nodo della rete logistica.

In tal senso, il nostro Pnrr prevede fondi per opere infrastrutturali portuali sostenibili sia a livello di transizione energetica che a livello di resilienza ai cambiamenti climatici, con un investimento complessivo di 400 milioni di euro per i mari italiani, in linea con gli obiettivi fissati dalla Strategia europea per il 2030 sulla biodiversità e con le misure previste dalla Strategia per l’ambiente marino.

Proprio la strategicità del Mar Mediterraneo deve stimolare un approccio proattivo alla (ri)pianificazione degli interventi per la sua tutela: gli intensi flussi che lo contraddistinguono implicano anche dei rischi da prevenire e mitigare, agendo in sinergia tra istituzioni competenti e settore privato.

Se da un punto di vista ambientale si sta lavorando per la tutela della biodiversità e delle attività economiche connesse al mare, sul piano infrastrutturale e della sicurezza si deve agire con tempestività per restituire al nostro Paese un ruolo di prim’ordine nello scacchiere internazionale e per contribuire alla definizione di un nuovo posizionamento europeo. Non si tratta solo di infrastrutture fisiche per la movimentazione di merci e persone, ma anche di dati, informazioni e servizi: fulcri per le reti digitali che, in un mondo nel quale le tensioni geopolitiche si manifestano anche tramite la dimensione cyber, diventano ancor più fondamentali per la tenuta di interi Sistemi-Paese.

Con il complicarsi del quadro geopolitico internazionale e politico nazionale, e nell’incertezza economica che si prospetta per la seconda metà del 2022 e per l’anno successivo, è importante supportare il dinamismo del sistema produttivo e delle azioni di Governo, concentrando sforzi ed investimenti sulle risorse strategiche a disposizione.

Sono diversi gli attori e le iniziative che puntano al coordinamento e alla sinergia degli stakeholder coinvolti: dagli approfondimenti di ISPI al grande lavoro delle rete di ambasciate, anche nuove strutture come l’Osservatorio Nomisma Mare e l’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare vanno in tale direzione, coniugando lo studio e l’analisi dei sistemi socio-economici che dipendono dal Mediterraneo.

Ed è proprio attraverso l’implementazione di partnership tra pubblico e privato che si potrà costruire un sistema integrato per la tutela, il presidio e lo sviluppo del Mare Nostrum.

*Claudia Bugno è Strategic advisor con lunga esperienza nel mondo pubblico e industriale negli ambiti del crisis management, della pianificazione per lo sviluppo del business

 

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