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Usa, cosa abbiamo imparato dalle elezioni di midterm

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Restando in attesa che si vada a completare definitivamente il quadro degli esiti elettorali a partire innanzitutto dal runoff – il ballottaggio – che vi sarà per l’importante seggio del Senato della Georgia, tre elementi positivi emergono, innanzitutto, come annotazioni generali riguardo alle elezioni americane di midterm.

In primo luogo vi è il recupero della democrazia statunitense rispetto al populismo antisistema e complottista di Donald Trump e dei suoi seguaci.

Infatti, in un processo che trae le sue origini dalla vittoria alle elezioni presidenziali di Trump nel 2016 (e che, dopo la sua sconfitta del 2020, e la conseguente accusa di brogli, esploderà molto gravemente con l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021), l’esito elettorale di queste elezioni registra un’importante riduzione dello spazio politico dei seguaci di quelle idee, i cosiddetti negazionisti (nonostante su circa 3.000 cariche in palio, a tutti i livelli, almeno 150 comunque siano stati eletti).

Si è passati, insomma, dal fenomeno grave e preoccupante di un ‘Paese diviso’ nel 2020, a quello invece più tipico e fisiologico di un ‘Governo diviso’ nel 2022. Non poco davvero, perché vuol dire che l’asse delle coordinate statunitensi non si snoda più sul patologico e pericoloso incrocio tra sistema democratico e anti-sistema, ma su quello più fisiologico e normale tra democratici e repubblicani. Un dato importante – e da festeggiare – per tutti coloro che ritengono che libertà e democrazia debbano essere la base naturale di riconoscimento per ogni società.

Poi, a rafforzare quanto già detto, vi è un secondo elemento assai importante: ossia che si è misurata la seconda più alta affluenza al voto registrata durante le elezioni di Midterm in oltre cinquant’anni, posto che si è recato alle urne poco meno del 50% degli aventi diritto: un dato inferiore soltanto al dato del 2018, e che è assai rilevante, tenuto conto che questo tipo di elezioni generalmente producono un’affluenza alle urne più bassa in genere rispetto alle elezioni presidenziali.

Si tratta anche qui, insomma, di un segnale elemento molto positivo e rilevante per chi crede che la democrazia sia innanzitutto partecipazione, poiché ciò è indice di un desiderio da parte degli elettori, a maggior ragione dopo l’abolizione delle restrizioni Covid, di voler esercitare appieno e con consapevolezza il proprio di diritto al voto.

Un votare che, peraltro, è crescentemente pure “anticipato”, in primis per corrispondenza, denotando ancor di più il desiderio di essere presenti al voto con la propria voce: a partire da quelli che, perdendo un “giorno di paga”, faticano a votare di martedì. Una situazione che nei fatti sta imponendo, come corollario ulteriore, il progressivo incremento del voto appunto a distanza come regola e non più come eccezione.

Infine, la terza buona notizia, che è sul piano delle politiche pubbliche più che su quello della politica in senso stretto. Non si è verificato infatti quella contrapposizione tra quelli che votavano per i temi legati all’economia, in primis l’inflazione, e quelli che decidevano di votare contro la legislazione e la giurisprudenza della Corte Suprema che sta de-federalizzando molti diritti, a partire da quello di abortire.

Si è infatti visto che lo scontro politico “inflazione vs. aborto”, nei fatti, ha mostrato che gli elettori hanno votato congiuntamente per entrambi in temi: una consapevolezza che ha migliorato di certo il voto, rendendolo più denso di quanto possa apparire a prima vista.

Su questo sfondo allora si può dire che gli Stati Uniti, ad un anno da Capitol Hill, hanno mostrato che hanno più anti-corpi al loro interno da spendere contro il virus populista ed antisistema di quanto tanti superficialmente – ma comprensibilmente – sostenevano. Ed è questo allora, al netto dell’esito elettorale che si commenterà poi, con calma, quando si sarà posata la polvere sullo spoglio delle schede, il miglior lascito per chi crede, con le parole usate dal Presidente Biden commentando l’esito del voto, che “la democrazia è ciò che siamo”.

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