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Diversità, l’esperta Usa: Ecco quando smetteremo di parlarne

laura huang
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Come professore della Harvard Business School, Laura Huang ha studiato bene cosa significa il termine pregiudizio: ha dedicato la sua carriera accademica allo studio delle relazioni interpersonali e dei pregiudizi impliciti nell’imprenditoria e sul posto di lavoro. In questa intervista con Fortune Italia, a margine del World business Forum di Milano, sostiene la necessità di luoghi di lavoro inclusivi che prevengano i pregiudizi e che diano alle persone il controllo di come vengono percepite.

Come possiamo sapere se un’azienda sta lavorando per rimuovere i pregiudizi nel suo processo decisionale?

Ci sono molte cose che le aziende stanno cercando di fare. Questo dibattito va avanti da molto tempo. Quindi molte iniziative su questo esistono da tempo: cose come procedure di assunzione più eque, usare addirittura l’Ai per aiutare nel processo, prove ad aggiustare le linee di comando, ad avere più donne in posizioni di potere e posizioni dirigenziali. Penso che tutte queste soluzioni siano quelle che chiamo soluzioni ‘outside in’. Cose che facciamo a livello corporate e che si cerca di costruire nell’organizzazione dall’interno. Ma quello che serve è una prospettiva ‘inside out’, dove anche gli impiegati si sentono responsabilizzati. Non si tratta solo di dire loro ‘aspettate, stiamo cercando di risolvere le cose’. Quando siamo in grado di dare un potere agli individui dall’interno, quando le persone pensano di essere supportate, allora potremo smettere di parlare di inclusione e diversità e uguaglianza, che saranno davvero parte del tessuto stesso di una società. Quando gli impiegati hanno il controllo… è veramente questo che intendiamo per un ambiente inclusivo, dove ognuno crede di poter partecipare, di poter portare valore aggiunto, e prosperare come organizzazione, team e individui.

Cosa consiglia alle donne che cercano di avere successo nonostante i pregiudizi degli altri?

Penso che le donne debbano tenere a mente le capacità uniche che le hanno portate dove sono e che le possono spingere avanti. Molto spesso noi donne pensiamo ai traguardi già raggiunti, e cerchiamo di ripetere quelle abilità e quelle esperienze, senza pensare che le persone in realtà vogliono capire come quelle abilità ed esperienze ci possano portare in futuro a qualcosa. Quindi sottolineare questa traiettoria, parlare di questo sentiero per il futuro, è quello che può permettere alle persone anche di vedere il tuo valore aggiunto.

Nel libro ‘Edge: turning adversity into advantage’ parla di controllare come gi altri ci vedono: ci può dare qualche esempio?

Ci sono così tanti modi in cui possiamo parlare di come gli altri ci vedono. Vi racconto una storia: quando sono diventata un professore, le persone mi davano consigli come “devi fare network, devi incontrare tante persone, è importante per te incontrare i membri senior delle facoltà e i presidi”. Va bene fare networking, ma ognuno ha i propri modi per farlo. Quello che ho subito capito è che invece che conoscere persone in maniera ‘inorganica’ c’erano modi più affini a come ero fatta come persona: unirmi a una commissione, essere in grado di esporre la mia opinione dove gli altri erano obbligati a conoscermi, invece che cercare di impormi. Credo che come donna sia molto importante essere in grado di sapere quali metodi funzionano, quali no, in modo che possiamo creare il nostro sentiero in maniera autentica ed ‘empowering’.

 

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