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I piani di Electra per il mercato italiano delle colonnine elettriche

Il record è arrivato a inizio 2024: Electra ha raccolto 304 mln di euro, interamente in equity, nel secondo più grande round di investimento di sempre per il settore della ricarica elettrica in Europa. Così le colonnine della startup francese sono entrate nel portfolio di attori giganteschi, come il fondo pensione olandese PGGM e Bpifrance, la banca pubblica di sviluppo francese. Eugenio Sapora, General Manager di Electra Italia, conferma che nel Paese l’obiettivo è investire 200 mln di euro.

L’intervista

L’auto elettrica stenta a decollare.

Sì, sono presenti sul territorio nazionale solo 234.478 veicoli elettrici e poco più di 3mila punti di ricarica ultraveloce. Per quest’anno, però, il governo italiano ha previsto una serie di incentivi. L’Ecobonus metterà a disposizione 950 milioni di euro sotto forma di incentivi all’acquisto. Per le stazioni di ricarica il Pnrr ha previsto 713 milioni di euro per il 2023 e il 2024. Nel 2023, la quota di mercato delle auto elettriche in Francia ha raggiunto oltre il 18%, contro il 2,78% in Italia. Per colmare il gap l’Italia ha il compito di sfruttare al meglio i fondi stanziati e semplificare le procedure per l’installazione di nuove stazioni di ricarica. Il piano di investimenti governativi dedicati alla transizione elettrica per il 2024 alimenta un forte ottimismo.

Avete dichiarato che in Italia l’obiettivo è investire 200 milioni di euro in 3 anni per installare 3.000 nuovi punti di ricarica ultraveloci da Nord a Sud. Attualmente l’azienda è agli inizi, nel nostro Paese. Quali saranno le prossime tappe?

L’obiettivo di investire 200 milioni di euro in Italia nel settore della mobilità elettrica rimane invariato. Ai 7 hub supercharger che abbiamo già attivato, si devono aggiungere anche le decine di cantieri che abbiamo già aperto, che si trasformeranno in nuove stazioni nei prossimi mesi. Il settore della ricarica elettrica richiede tempi molto lunghi per la chiusura dei contratti, la costruzione di nuovi siti e l’allacciamento alla rete elettrica: per accelerare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica sarebbe necessario alleggerire la burocrazia e ridurre i tempi di approvazione. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo dialogato sia con le istituzioni, fra cui diversi comuni italiani, sia con grandi gruppi retail. Per quanto riguarda le prossime tappe, stiamo lavorando assiduamente per attivare stazioni già predisposte e fornire a tutto il Nord Italia una buona copertura, tant’è che al momento, grazie alle stazioni di Electra, è possibile percorrere tutta la tratta Torino-Trieste con la ricarica ultraveloce, impiegando circa lo stesso tempo di un motore a benzina, risparmiando sui costi del rifornimento e riducendo l’impatto ambientale del viaggio. Cerchiamo sempre di individuare luoghi – come centri commerciali o supermercati – che diano agli utenti la possibilità di ottimizzare il tempo necessario al completamento e renderla un’attività correlata allo shopping. In questo modo, all’interno della catena di distribuzione si crea un circolo virtuoso.

Sosterrete i vostri piani con altre raccolte?

L’Ue ha fissato un traguardo ambizioso: installare 3,5 milioni di punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2030. Ma serve uno sviluppo sostenibile anche dal punto di vista economico. La chiave potrebbe risiedere nella redditività delle stazioni installate in zone già ad alta densità di elettrificazione. Per quanto riguarda ulteriori future raccolte, Electra suscita forte interesse da parte degli investitori, infatti siamo sempre disponibili a valutare nuove opportunità.

Che sostegno ricevete da Bpifrance? Parlerete con attori italiani simili, come Cdp?

Il supporto di Bpifrance, così come quello degli altri investitori che hanno creduto in Electra, sarà importante per realizzare la nostra mission. In questo momento non ci sono dialoghi in corso con Cdp, ma monitoriamo costantemente tutte le opportunità di collaborazione con attori pubblici e privati.

 

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