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I custodi dei Supercomputer, parla Gianfreda (Ceo E4 Computer Engineering)

Tra chi controlla che il supercomputer italiano Leonardo – il sesto più potente al mondo – funzioni a dovere c’è una piccola società italiana con 22 anni di storia, 75 addetti (tra dipendenti, assegnisti di ricerca, dottorandi e advisor) e 27,5 mln di euro di fatturato. Si chiama E4 Computer Engineering ed è nata a Scandiano, a pochi km dal tecnopolo di Bologna che ospita il Centro nazionale di supercalcolo gestito dal Cineca. Nelle scorse settimane l’azienda reggiana si è aggiudicata la gara da 19 mln di euro per il potenziamento di Galileo 100, altro supercomputer del Consorzio interuniversitario, un cervellone a disposizione della ricerca scientifica pubblica. Galileo e Leonardo sono vicini: gli ‘armadi’ dei supercomputer sono a pochi metri di distanza, racconta Cosimo Damiano Gianfreda, tra i fondatori e Ceo dell’azienda.

Per conto dei francesi di Atos Eviden, E4 ha installato e configurato Leonardo, spiega il Ceo. L’azienda era lì quando, nel 2018, decine di tir hanno portato a Bologna le macchine che compongono il supercalcolatore in grado oggi di eseguire 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Da allora E4 si occupa della manutenzione e della gestione dei cluster (ovvero più computer interconnessi che lavorano insieme per eseguire calcoli e simulazioni in parallelo). Il contratto di maintenance del supercomputer scade ad agosto 2028, ma chissà dove sarà arrivata l’azienda a quel punto.

Alte prestazioni, basso consumo

Anche quella di Galileo 100, infatti, “è una gara molto importante, perché sancisce i risultati ottenuti in questi 22 anni, e vedrà protagonisti elementi di alta tecnologia, come uno storage innovativo e altre caratteristiche molto evolute. È il nostro sogno, ma è solo l’inizio”, spiega Gianfreda. Infatti il potenziamento di E4 (in tandem con Dell e Vast Data) aumenterà di 10 volte il numero di vCPU (Cpu virtuali, fondamentali per il cloud computing) disponibili; un aumento bilanciato da uno storage adeguato.

Già oggi E4 è tra le protagoniste dell’high performance computing europeo, ed è partner di Epi (European processor initiative), il consorzio nato per la creazione di una nuova famiglia di processori europei a basso consumo per l’extreme scale computing, i big data ad alte prestazioni e una vasta gamma di applicazioni, come l’intelligenza artificiale.

Le soluzioni hardware e software della società italiana sono studiate anche per intelligenza artificiale e Spazio. Mentre continua a crescere (il fatturato è aumentato del 23% nel 2023, e su quello di quest’anno peserà il bando del Cineca) E4 infatti allarga il suo raggio d’azione. Anche all’orbita terrestre. Per questo una divisione dell’azienda è stata dedicata proprio ad aerospazio e difesa, con tecnologie commerciali e dual use che riguardano sempre l’high performance computing e l’intelligenza artificiale. Una tecnologia per abilitare l’AI nello Spazio di un partner italiano di E4 è già stata utilizzata in orbita dalla Nasa (con riferimento al programma Loftid per i sistemi di rientro ‘gonfiabili’ dallo Spazio), anche se non attraverso una collaborazione diretta con E4. Ma l’azienda reggiana è alle prese con un’attività di sviluppo che mira a testarla sui programmi europei. E4 – coinvolta in diversi programmi con Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) – sviluppa anche tecnologie cloud per lo Spazio, e ha in programma di lavorare inizialmente su un dimostratore di terra.

Tra le altre divisioni c’è E4 Analytics, specializzata in data science, dove lo scenario sta cambiando grazie all’intelligenza artificiale, perché “ora le imprese si preoccupano di comprare anche l’hardware necessario, e non solo il software”, dice Gianfreda. Per questo l’azienda ha iniziato a lavorare su degli strumenti per la Gen AI ‘on premise’. Magari, un giorno le tecnologie di E4 aiuteranno a implementare i modelli di intelligenza artificiale italiani che vengono sviluppati proprio grazie a Leonardo. Avere un Llm che abbia ‘masticato’ dati italiani secondo Gianfreda sarà un vantaggio: “Sarebbe utile che un modello foundation pre-addestrato – come ad esempio llama3 di Meta – fosse sottoposto ad un accurato fine tuning utilizzando come base informativa una serie di documenti in italiano che inglobino la nostra cultura, la nostra forma mentis e le nostre usanze”.

Gli anni della pandemia

Il supercalcolo, come detto, è centrale per l’azienda reggiana. I risultati raccolti ora passano dal lavoro fatto nel periodo della pandemia. Leonardo, ad esempio, è entrato in funzione nel 2021. “Lavorare al centro di Bologna in quel periodo è stato veramente complesso”, dice il Ceo ricordando i turni rivoluzionati, organizzati in piccole squadre per limitare il contagio, mentre Gianfreda inseguiva i corrieri per “chiedere il favore di consegnare a orari folli”. Ora le opportunità da sfruttare sono tante. A breve Leonardo verrà aggiornato con un upgrade, Lisa. Al tecnopolo, inoltre, arriveranno presto i computer quantistici. “Stiamo monitorando le nostre opportunità con alcune aziende di sistemi quantum, potenzialmente anche quelle che potrebbero partecipare al bando” di Bologna.

La risorsa più preziosa, per l’azienda, saranno le persone. L’obiettivo è arrivare a 100 dipendenti entro l’anno, con più del 50% dello staff composto da ingegneri con competenze molto specifiche. Competenze che non è facile trovare sul mercato.  “La situazione è complessa – dice il Ceo – ma fortunatamente per noi lavoriamo su progetti molto interessanti e investiamo tanto sulla formazione, sia interna che verso i vendor. In questo momento – grazie ai progetti sui supercomputer – le persone vengono attratte da E4, anche da altre nazioni europee”. Una fuga dei cervelli al contrario, per un Paese abituato a perdere le sue menti migliori. Ma se è vero che dagli anni difficili della pandemia è nato l’ecosistema del supercalcolo italiano, forse è proprio il lavoro sui super processori che può aiutarci ad attirare i talenti che servono.

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