Maria Grazia Chiuri lascia la direzione creativa di Dior. La notizia era da tempo nell’aria, ma l’annuncio ufficiale è arrivato oggi, 29 maggio, a due giorni di distanza dalla prima sfilata romana della maison che aveva presentato a Villa Albani Torlonia la collezione Cruise 2026. “Dopo nove anni lascio Dior felice di aver ricevuto questa straordinaria opportunità” ha fatto sapere la stilista sul suo profilo Instagram.
“Sono particolarmente grata per il lavoro svolto dalle mie squadre e dagli atelier. Il loro talento e la loro competenza mi hanno permesso di realizzare la mia visione impegnata della moda femminile, in stretto dialogo con diverse generazioni di artiste. Insieme, abbiamo scritto un capitolo straordinario e d’impatto di cui sono immensamente orgogliosa“, ha aggiunto Chiuri, che nel post ha speso anche parole di ringraziamento per il patron del gruppo Lvmh, Bernard Arnault, proprietario del marchio di Avenue Montaigne.

“Dior desidera esprimere oggi la sua più profonda gratitudine a Maria Grazia Chiuri dopo una meravigliosa collaborazione come direttore creativo delle collezioni femminili dal 2016”, si legge invece in una nota dell’azienda. La presidente e amministratrice delegata di Christian Dior Couture, Delphine Arnault, ha definito quello svolto da Chiuri un “lavoro straordinario”, mettendone in luce anche l’approccio femminista che ha sempre contraddistinto la visione della designer italiana. Arnault ha parlato a tal proposito di “un capitolo fondamentale nella storia di Christian Dior”, che ha contribuito “in modo significativo alla sua straordinaria crescita”.
Maria Grazia Chiuri, 61 anni, è stata la prima donna ad ottenere la direzione creativa delle collezioni femminili di Dior. L’incarico era arrivato dopo quello in Valentino, che aveva svolto insieme a Pier Paolo Piccioli (divenuto recentemente direttore creativo di Balenciaga). Il posto di Chiuri potrebbe andare ora a Jonathan Anderson nominato il mese scorso direttore creativo di Dior Homme e in precedenza guida creativa di Loewe.
Durante il suo percorso, Chiuri ha trasformato ogni passerella in un manifesto. Basti pensare a quel ‘We Should All Be Feminists’ sulla t-shirt che aprì la sua prima sfilata, omaggio all’omonimo saggio femminista di Chimamanda Ngozi Adichie. Da quel momento, la sua direzione creativa è sempre stata anche attivismo sociale e culturale. Chiuri ha rimesso mano agli archetipi di Monsieur Dior – il tailleur Bar, la silhouette a corolla – e li ha fatti sfilare accanto a sandali da gladiatore, anfibi e slogan politici. Non ha mai fatto mistero di voler rileggere la femminilità con il suo sguardo contemporaneo, guardando ad artiste e intellettuali – da Judy Chicago a Carla Lonzi – costruendo al tempo stesso un’estetica del potere gentile.
