Tecnologia open e hybrid cloud: le fondamenta per la sovranità digitale

sovranità digitale

A cura di Rodolfo Falcone, Country Manager, Red Hat Italia.

La sovranità digitale è uno dei temi di dibattito più rilevanti del momento. Con questo termine ci si riferisce non solo al controllo dei dati, ma anche all’autonomia di nazioni, organizzazioni e individui nello spazio digitale. La sovranità digitale si traduce nell’avere il pieno controllo sulla propria digital footprint, nell’evitare il lock-in, ma anche nell’essere in grado di comprendere appieno tutte le interazioni tra sistemi interni ed esterni.

Il punto cruciale è quindi questo: controllare e proteggere i dati per rimanere agili e resilienti. Ma perché è una sfida così ardua e come può essere affrontata con successo?

L’importanza della sovranità digitale

Il detto “la conoscenza è potere” si applica anche al mondo digitale. E se in passato era principalmente archiviata su carta o su altri supporti fisici, la crescente digitalizzazione ha fatto che sì che la sua base imprescindibile, i dati, siano di fatto invisibili a molti, poiché “fluttuano” nel cloud. In realtà, anche per i dati esiste un archivio fisico, ossia i server, ma grazie a Internet questi sono effettivamente accessibili a un numero maggiore di persone.

Questa facilità di accesso offre molti vantaggi, ma rende i dati un potenziale bersaglio per entità criminali, a volte rappresentate da governi ostili. Per evitare siano rubati o manipolati, è necessario avere il controllo su di essi, ed è in questo contesto che entra in gioco la sovranità. La mancanza di controllo espone le persone e le organizzazioni a numerosi rischi, dal furto di identità alle frodi finanziarie, fino alla perdita di vite umane.

La questione della sovranità digitale si sviluppa su più livelli. Il controllo che i cittadini hanno sui propri dati, ad esempio, è al centro del dibattito sui cookie di tracciamento e sulle attività dei soggetti che hanno raccolto senza autorizzazione dati personali per il riconoscimento facciale.

Per le organizzazioni, spesso si tratta di proteggere le proprie informazioni sensibili e di mantenere la libertà e la flessibilità necessarie ad essere indipendenti da specifici provider. Per i governi, invece, la sovranità digitale non è solo una protezione contro lo spionaggio e la guerra digitale, ma anche, ad esempio, contro le interferenze di altri governi nella politica interna.

La strada per l’autodeterminazione è “open”

Il denominatore comune di tutte queste riflessioni sulla sovranità digitale è l’“autodeterminazione”, come osserva NLDigital nel suo “position paper”. La tecnologia open è essenziale per garantire tale autodeterminazione. L’open source aziendale, in particolare, può offrire un livello di trasparenza e flessibilità spesso assente nel software con licenza commerciale.

Queste soluzioni sono supportate da fornitori che ne assicurano la stabilità e la qualità, ne certificano il funzionamento con un ecosistema e lo proteggono, garantendo una maggiore visibilità sulle supply chain del software e una più rapido adattamento ai cambiamenti del mercato e delle normative.

Anche l’infrastruttura sottostante deve essere sufficientemente flessibile e aperta. Per questo motivo, un numero sempre più elevato di organizzazioni si sta orientando verso un ambiente ibrido che, comprendendo ambienti di cloud pubblico e privato, riduce la dipendenza da un unico fornitore.

AI sovrana?

Un aspetto relativamente nuovo del dibattito sulla sovranità riguarda l’intelligenza artificiale. La maggior parte delle soluzioni di AI più utilizzate sono sviluppate al di fuori dell’UE, i dati su cui vengono addestrate non sono sempre trasparenti e le norme e i valori di cui sono dotate non si uniformano automaticamente all’organizzazione che le utilizza.

Non sorprende quindi che vari paesi europei stiano cercando di sviluppare una propria intelligenza artificiale. Nel settore privato, questo obiettivo è perseguito da aziende come la tedesca Aleph Alpha, che di recente ha stretto una partnership con la finlandese Silo per sviluppare soluzioni europee di AI.

In Italia, il governo sta sostenendo lo sviluppo di diversi modelli linguistici di grandi dimensioni attraverso politiche nazionali che includono fondi di investimento e progetti di sostegno a entità pubbliche e private. La domanda da porsi è se questo sia sufficiente.

Attualmente lo sviluppo dell’AI è riservato a organizzazioni che dispongono di cospicui budget da investire. La costruzione e l’addestramento di un nuovo modello generativo di intelligenza artificiale può costare fino a un miliardo di dollari e ancora di più il suo utilizzo su larga scala. L’accesso a costosi chip che guidano questi sistemi di AI è controllato da poche aziende della Silicon Valley.

Inoltre, bisogna considerare che le conoscenze necessarie sono ancora molto limitate. Se alcune nozioni tecniche sono ampiamente diffuse, altre competenze, soprattutto per quanto riguarda l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale, sono detenute solo da poche migliaia di persone in tutto il mondo.

Probabilmente la strada da percorrere non richiede una centralità nazionale, ma una collaborazione internazionale. Una “federazione” di iniziative di AI sovrane potrebbe raccogliere le loro capacità di calcolo individuali e di medie dimensioni, in modo da addestrare collettivamente un modello unico, con i vantaggi di una potenza di calcolo su larga scala. Un’altra opzione è l’“AI a sciame”, che prevede l’impiego di un gran numero di piccoli modelli specifici al posto dei grandi LLM disponibili sul mercato.

I modelli di piccole dimensioni sono più dinamici, economici, trasparenti e tracciabili. Inoltre, riducono la dipendenza da fornitori specifici. In questo modo, si è in linea con le normative europee, come l’AVG e l’AI Act, che pongono l’accento su trasparenza e affidabilità.

Conclusione

La sovranità digitale non è un lusso, ma una necessità nell’attuale panorama digitale. Si tratta di garantire controllo, sicurezza e autonomia in un mondo che si basa sempre più su dati e tecnologia. L’open technology, gli ambienti hybrid cloud e, negli ultimi anni, le iniziative per un’AI sovrana sono passi cruciali verso un futuro in cui individui, organizzazioni e nazioni ricercheranno l’autodeterminazione sulla propria esistenza digitale.

È una sfida che richiede collaborazione e innovazione, con una posta in gioco elevata: un panorama digitale non solo avanzato e connesso, ma anche sicuro, trasparente e sotto controllo.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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